14 Maggio 2014

Intervista a Carlo Albè, autore di “Stabile Precariato”: “Vivo cercando il fondo e grazie a chi mi ha preso il futuro”

Tempo medio di lettura: 5 minuti

La redazione de “Lo Stivale Pensante” è andata ad intervistare Carlo Albè, autore di “Stabile Precariato” (libro autoprodotto ed uscito nel 2013). Un titolo ossimorico che narra le vicende autobiografiche del giovane giornalista pubblicista, cimentatosi nel mondo della letturatura.

"Stabile Precariato", un libro di Carlo Albè (milanox.eu)

“Stabile Precariato”, un libro di Carlo Albè (milanox.eu)

“Stabile Precariato” è uno di quei libri che rimangono ben saldi nella memoria. Uno di quei libri che con spontaneità, ironia ed amarezza racconta quello che tutti i giovani stanno vivendo sulla propria pelle: la precarietà. Infatti, Vittorio, il protagonista del libro, finge di avere una vita diversa dalla sua alle persone più care, come la madre e l’amico partito per Berlino, Lorenzo, che è tanto invidiato per la scelta coraggiosa che ha fatto. Lorenzo “abbandona” il suo amico, lasciandolo solo, in preda a crisi di nervi intrise nella tristezza, nella malinconia e con il peso delle sue bugie. Così Vittorio sceglie, nella prima parte, di “confessare” all’amico i suoi enormi problemi legati al proprio lavoro attraverso alcune lettere, e nella seconda, di raccontare la sua esperienza all’interno di un call center nell’azienda “Lapsus”, nome di fantasia. Ben scritto, “Stabile Precariato” racconta, senza mai sfociare nell’autocommiserazione, di un mondo, quello dei nostri giorni, che non offre un futuro ai giovani. Nonostante questo, lo scrittore offre a tutti i lettori “lezioni” di forza d’animo e tenacia parlando del suo passato. A tratti il libro risulta essere particolarmente comico, ma di quella comicità che rende tutto quello che ci circonda un pò “amaro”.

Carlo Albè hai scritto il tuo secondo libro, “Stabile Precariato”, in un periodo particolarmente difficile a causa della crisi economica, trattando appunto una tematica così tanto discussa. Da cosa è scaturito il desiderio di questo racconto?

E’ nato tutto abbastanza per caso. Nell’ottobre del 2012 mi è capitato di fare un reading nel mio pub preferito in quel di Milano, avevo con me solo dei racconti che parlavano del mio posto di lavoro. Non era ancora un libro. Leggendo però mi sono reso conto che quello che comunicavo piaceva molto al pubblico, peraltro davvero numeroso. Ridevano, ma allo stesso tempo riflettevano ed è questo che in parte mi ha fatto “fermare”. Perché prima di quella serata non avrei mai pensato di scrivere “Stabile Precariato”, è stato davvero frutto del caso e ne sono molto felice, visti i risultati.

Come mai la scelta di questo titolo?

Beh cercavo un qualcosa che fosse in grado di attirare l’attenzione e allo stesso tempo di dire la verità. Il precariato è una condizione stabile delle persone che hanno la mia età, mi piaceva il suono e la reale assurdità di quel titolo, purtroppo molto realistico.

Il tuo è un libro autoprodotto, in che modo sei arrivato alla pubblicazione? E’ stato difficile?

No, fortunatamente è stato tutto semplice. L’autoproduzione non è stato un passo obbligato, ma una reale presa di posizione nei confronti di un’editoria sempre concentrata sui soliti nomi che fanno vendere. Per Stabile Precariato non sono andato a caccia di una casa editrice, forse per il prossimo libro le cose andranno diversamente, chi lo sa.

Nel libro si denotano diversi aspetti caratteriali del protagonista: si passa dall’ironia alla malinconia, alla forza d’animo e alla mancanza di coraggio, dalla fatica all’adattamento lavorativo all’invidia verso l’amico “fuggito” a Berlino. Quanto c’è della tua vita nei sentimenti di “Vittorio”, il protagonista?

Domanda Marzulliana. Penso di essere un tipo molto ironico, spesso cinico, se mi ci metto pure graffiante, mi piace dire quello che penso anche se a volte forse “ho pisciato fuori dal vaso”. Però in effetti sono così, difficilmente me ne tengo una. E sono anche molto malinconico, soprattutto quando sorrido puoi intravedere un po’ di malinconia. Forse è anche per questo che almeno in parte riesco a far ridere la gente, trasformo le energie negative in scenette divertenti. Riguardo alla mancanza di coraggio beh, su quella non mi ci ritrovo e sulla forza d’animo che dire? Mi stampo i libri da solo e giro il nord Italia per i reading, scrivo articoli, editoriali e lavoro sempre in un sudicio call center…più forza d’animo di così…

Nelle varie esperienze lavorative che è “costretto” a subire Vittorio quali ti sono capitate realmente? Ce le puoi spiegare?

Beh il colloqui di gruppo è un’esperienza realmente accaduta. La seconda parte del romanzo, ambientata in un call center, rappresenta in pieno la mia condizione lavorativa…purtroppo.

Quanto si rispecchia Carlo Albè in Vittorio e viceversa?

In tutto e allo stesso tempo in niente. I miei personaggi mi somigliano molto, ma allo stesso tempo sono lontani anni luce dal sottoscritto.

Il libro si divide principalmente in due parti: una il racconto-confessione che Vittorio fa al suo migliore amico Lorenzo e l’altra che racconta l’esperienza nell’azienda “Lapsus”, un call-center che effettua sondaggi. A quale delle due parti sei più legato e perché?

Questa è una domanda difficile. E non so rispondere. Banalmente potrei dire la seconda parte, quella del call center, ma posso dirti che ci sono degli estratti della lettera che mi emozionano tantissimo quando li leggo, quindi mi spiace ma per questa…passo!

Lo scrittore e giornalista pubblicista, Carlo Albè

Lo scrittore e giornalista pubblicista, Carlo Albè

Chi è Carlo Albè oggi?

Carlo Albè è un giovane scrittore che vorrebbe anche essere un giornalista. In parte ci riesce e in parte no, perché c’è molta concorrenza e soprattutto perché non è sempre facile farsi ascoltare. Carlo Albè è un ragazzo che ha moltissima volontà e che si macera dentro fino a quando non raggiunge quello che vuole, insomma non è che abbia ancora imparato a vivere ma ci prova, quello sì. Ha un carattere difficile, a volte impossibile, altre volte amabilissimo, però certo in fin dei conti è davvero un gran rompi palle che vuole solo arrivare dove ha sempre sognato.

Non credi che se da una parte c’è la crisi economica dall’altra ci sono giovani che faticano ad adattarsi al proprio lavoro, o che si lamentano molto, pur sapendo di non poter aspirare a “qualcosa di meglio”?

Che dire? Molto spesso mi capita di avere a che fare con ragazzi della mia età che non hanno voglia di provarci. E un po’ mi arrabbio, ma poi alla fine penso. “Che mi importa? Fatti loro se vogliono rimanere così per tutta la vita!”. Ecco, una cosa che non sopporto nelle persone è la mancanza di ambizione, soprattutto se in presenza di qualità.  Non voglio certo dire che si debba passare sopra le persone, ma un po’ di “cattiveria” ci vuole in questo mondo, altrimenti si rimane sempre fermi come un casello autostradale.

Ad oltre un anno dalla pubblicazione del libro “Stabile Precariato” cosa pensi sia cambiato nel mondo lavorativo? Nutri delle speranze sociali di riscatto?

Credo che non sia cambiato nulla e le mie previsione sono piuttosto funeste.  Nutro una speranza personale di riscatto, sono molto individualista sotto questo aspetto.

Hai fatto, e continui a portare in scena, il reading tour del libro con un accompagnamento musicale. Che tipo di esperienza è? Ce la vuoi raccontare?

E’ uno spettacolo che dura circa un’ora. Delle letture del romanzo con intermezzi e accompagnamenti musicali. Stabile Precariato ha toccato le 50 date in un anno, un risultato incredibile e le richieste continuano ad arrivare e questo mi riempie d’orgoglio. All’inizio giravo solo con un chitarrista, poi si è aggiunto un violinista ma non è finita bene, ora è arrivata una sassofonista e vediamo quanto durerà.

Che riscontro economico e personale hai avuto dalla pubblicazione del libro?

I reading sono diventati il mio secondo lavoro, per fortuna.

Quali altri progetti hai in programma per i prossimi mesi?

Ce ne sono tanti, troppi forse. A ottobre uscirà “Oh belli ciao!”, la biografia romanzata di Stefano “Cisco” Bellotti, l’indimenticato leader e co-fondatore dei Modena City Ramblers. I lettori finalmente capiranno perché Cisco ha deciso di lasciare i Modena. Il bello di questo lavoro è l’originalità…non una bio come tante altre, ma un romanzo (di mia invenzione ) sul quale ho seminato svariati aneddoti della carriera del buon Cisco. Ci sarà un tour di presentazioni. Ho in progetto poi di aumentare la mia produzione giornalistica, ora scrivo alla Provincia di Varese dove ho firmato diversi editoriali, una quarantina di racconti e una trentina d’inchieste. Ho iniziato a collaborare anche con la Provincia di Como. Verso luglio comincerò a scrivere il mio nuovo romanzo, vedremo come andrà. E in mezzo a tutto questo, spero ancora tanti reading, sorretti da qualche progetto parallelo!

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