(a cura di Ferdinando Lombardo, classe 2ªE della scuola secondaria di primo grado, Istituto Comprensivo “B. Luini” di Luino) Il 25 aprile rappresenta una delle date più importanti della storia italiana, celebrata ogni anno come Festa della Liberazione. Questo giorno ricorda la fine dell’occupazione nazista, la caduta del regime fascista, segnando simbolicamente la liberazione dell’Italia grazie al coraggio e alla determinazione di migliaia di uomini e donne che si unirono nella grande esperienza della Resistenza.
LA STORIA
Tutto iniziò dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, quando il governo italiano si arrese agli alleati. Questo ha lasciato il paese in uno stato di crisi e di divisione. Le truppe naziste occuparono il nord e il centro Italia, mentre il re e il generale Badoglio con il suo governo fuggirono al sud. Anche nella struttura di comando delle forze armate le forze federali si sciolsero. Al nord fu fondata la cosiddetta Repubblica di Salò, sostenuta dai fedeli a Mussolini.
I primi gruppi di resistenza apparvero nelle campagne e nelle aree rurali dove era più facile nascondersi. Erano composti da antifascisti di tutte le ideologie, comprese le donne che svolgevano ruoli importanti come infermiere e combattenti. I partigiani assaltarono i convogli tedeschi e gli impianti militari nemici e distrussero ponti e linee ferroviarie.
La lotta per la Liberazione non era solo contro il nemico straniero, ma anche una vera e propria guerra civile tra gli italiani. C’era chi combatteva per la libertà e la democrazia e c’era chi collaborava con i nazisti e voleva che l’Italia rimanesse fascista.
LE BATTAGLIE PARTIGIANE
I Comitati di Liberazione Nazionale, che univano le forze antifasciste di tutta Italia, organizzarono la Resistenza. Tutti i partiti antifascisti collaboravano per un obiettivo comune: la liberazione dell’Italia. Le forze nazifasciste repressero la lotta partigiana con violente rappresaglie, mentre i militari e i civili rispondevano con atti di estrema violenza. Le stragi nazifasciste più note sono quella di Marzabotto e quella delle Fosse Ardeatine.
Le forme di resistenza non violenta hanno assunto rilevanza accanto alla guerra armata e hanno portato a cambiamenti sociali e politici. Un punto culminante dell’opposizione contro il regime nazifascista fu rappresentato dai grandi scioperi del marzo 1944 che paralizzarono le attività industriali e logistiche all’interno del “triangolo industriale” di Milano, Torino e Genova dimostrando una straordinaria capacità di mobilitazione collettiva.
Molte persone comuni nelle città e nelle campagne decisero di rischiare le loro vite per proteggere ebrei e prigionieri di guerra evasi, oltre a ex soldati e partigiani. La resistenza clandestina mantenne la propria attività di distribuzione e di informazione rendendo la popolazione più forte moralmente. Il 25 aprile 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale proclamò l’insurrezione generale nelle aree occupate, portando alla liberazione delle città del nord prima dell’arrivo dell’esercito alleato.
IL 25 APRILE HA TROVATO RICONOSCIMENTO NELLA STORIA NAZIONALE COME IL GIORNO CHE SIMBOLEGGIA LA NASCITA DELLA NAZIONE UNITA E L’OTTENIMENTO DELLA LIBERTÀ.
IL REFERENDUM DEL 2 GIUGNO 1948
La Liberazione portò a trasformazioni sociali e istituzionali. Successivamente alla liberazione, il 2 giugno 1946, terminò la monarchia e iniziò la Repubblica, con il referendum che determinò lo scioglimento del Regno d’Italia. La Costituzione che includeva i principi della libertà, della democrazia e della giustizia sociale, principi ancora essenziali per la vivibilità di un Paese, fu scritta e firmata nel 1948.
IL PASSAGGIO DA MONARCHIA A REPUBBLICA E LE CELEBRAZIONI DEL 25 APRILE
Il 25 aprile, in tutto il paese, l’annuale celebrazione si svolge con i cortei e le cerimonie ufficiali. Insieme agli incontri scolastici, alle mostre e agli eventi culturali dell’anniversario, tali iniziative costituiscono un modo per onorare i combattenti per la libertà e per dimostrare l’importanza della memoria nell’educazione civica. Dopo così tanti anni, la Festa della Liberazione conserva ancora molte connessioni speciali, permettendo alle persone di fare riflessioni sul garantire i diritti democratici insostituibili e le loro conquiste.
Bisogna ricordare con chiarezza che la libertà rimane sempre un obiettivo da difendere piuttosto che un risultato ottenuto, e richiede costante rinnovamento attraverso impegno civico e partecipazione attiva.
I GIORNALI D’EPOCA -L’UNITÀ
L’Unità, Organo del Partito Comunista Italiano, 25 aprile 1945
È stata fondata nel 1924 da Antonio Gramsci. L’Unità è stata per decenni la voce ufficiale del Partito Comunista Italiano. Durante il ventennio fascista fu costretta alla clandestinità. Nel 1945, mentre l’Italia si liberava, l’Unità tornava a circolare apertamente, contribuendo a raccontare e sostenere la Resistenza.
Il 25 aprile 1945, la prima pagina de l’Unità, si apre con: “L’Insurrezione nazionale divampa vittoriosa nel nord”. L’alto milanese era completamente governato dai patrioti. La pagina di giornale parla della liberazione del nord Italia, che si stava velocemente spargendo al centro e al sud.
Il giornale annuncia anche che le truppe alleate hanno superato il Po. Modena, Ferrara e La Spezia sono già libere: a Ferrara, l’insurrezione popolare arrivò prima degli alleati. I partigiani, veri protagonisti di queste ore, combattono e vincono anche a Codigoro.
Parte dell’articolo è dedicata “All’azione eroica dei G.A.P.”: i Gruppi di Azione Patriottica, che avevano colpito duramente il nemico con azioni di sabotaggio, attentati, e liberazione di prigionieri politici.
Non manca uno sguardo al resto Nazioni riuniti a San Francisco” per gettare le basi della futura pace mondiale, mentre “La metà di Berlino occupata dall’Esercito Rosso annuncia la fine imminente della guerra in Europa.
La pagina si chiude con brevi notizie di cronaca e con un senso di attesa: la libertà è vicina, ma va difesa e costruita giorno per giorno.
I GIORNALI D’EPOCA – IL NUOVO CORRIERE
Il Nuovo Corriere 26 aprile 1945
Il Nuovo Corriere fu una delle testate più significative della stampa antifascista milanese.
La prima pagina del 26 aprile 1945 è dominata da un titolo che rimarrà nella storia: “Milano insorge contro i nazifascisti”. Il giornale racconta la giornata con toni epici e partecipati: “E’ giunta la grande giornata”, si legge in apertura.
Il CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) lancia il suo ultimatum: “Arrendersi o perire!” Non c’è più spazio per compromessi: i nazisti e i fascisti sono invitati a deporre le armi, a evitare ulteriori spargimenti di sangue. II CLN sancisce la presa di potere da parte delle forze della Resistenza, ordina la resa immediata dei nemici e decreta la condanna dei principali gerarchi fascisti.
L’editoriale, intitolato “Riscossa”, è un inno alla rinascita: “Milano vive oggi una delle ore più drammatiche della sua storia. Il popolo rialza fieramente la testa: il popolo grida: basta! Nulla potrà soffocare questo suo grido che erompe da una profonda e lunga esasperazione. Basta, dunque!”.
IL GIORNALE INVITA TUTTI I CITTADINI A UNIRSI NELLA LOTTA, A NON LASCIARSI SFUGGIRE LA STORICA OCCASIONE DI RISCATTO. LA PAGINA TRASMETTE UN SENSO DI UNITÀ, DI FORZA COLLETTIVA, DI FIDUCIA NEL FUTURO.
I GIORNALI D’EPOCA – IL POPOLO
Il Popolo 26 aprile 1945
Il Popolo era il quotidiano della Democrazia Cristiana, fondato nel 1923. È stato costretto alla clandestinità durante il fascismo. Dopo la Liberazione divenne uno dei principali organi della stampa cattolica. Il titolo a caratteri cubitali legge: “L’Italia è libera, L’Italia risorgerà”. I paragrafi con una posizione imponente sulla pagina raccontano delle prime disposizioni della Commissione Centrale Economica del C.L.N. e del fatto che le autorità e i soldati tedeschi erano stati cacciati da Milano.
Il giornale dedica spazio anche a chi ha combattuto lontano da casa, ai soldati che sognano il ritorno, alle famiglie che attendono notizie. È un momento di riflessione, di memoria, di dolore e di speranza.
I GIORNALI D’EPOCA – AVANTI!
“Avanti!” Quotidiano del Partito Socialista Italiano, 27 aprile 1945.
Avanti! fu fondato come organo del Partito Socialista Italiano nel 1896. Durante il fascismo fu costretto alla clandestinità.
Nel 1945, Avanti! tornò ad essere una bandiera della rinascita socialista e democratica.
Il titolo: “Bandiere rosse al vento” è un inno alla vittoria collettiva. A Milano, si racconta di ordine perfetto nella città liberata, delle fabbriche difese dagli operai, rimaste intatte nonostante la furia della guerra. A Torino la liberazione è avvenuta dopo violenti scontri con le brigate nere fasciste. A Genova, la X Flottiglia MAS è stata catturata, mentre gli Alleati sono ormai a pochi chilometri.
Il giornale sottolinea come il CLN abbia assunto tutti i poteri in Italia, guidando la transizione verso la democrazia. L’articolo centrale, “Vento del Nord”, racconta la spinta insurrezionale partita dalle regioni settentrionali, che, lentamente, stava portando alla liberazione di tutto il paese.
INTERVISTA AD UN TESTIMONE DELLA LIBERAZIONE
LA VITA DELLA GENTE PRIMA DELLA LIBERAZIONE
La seconda guerra mondiale ha lasciato segni profondi anche in piccoli centri come Luino, dove l’occupazione tedesco-fascista venne vissuta con paura e preoccupazione pur non assumendo le drammatiche dimensioni delle grandi città. “Mia mamma mi nascondeva, perché aveva paura che portassero via anche i ragazzi.” racconta il sig. Luigi Livio Colombo, oggi 97enne, nato il 6 agosto del 1928.
“C’erano quattro vecchi tedeschi che giravano da queste parti. Non era come a Milano o a Torino, ma a la paura c’era, soprattutto per i ragazzi”.
La vita quotidiana era segnata dalla fame e dalle privazioni. Le tessere annonarie, con i loro quadratini per il latte, il formaggio, il pane e la carne erano un simbolo tangibile della precarietà di quegli anni. “Il pane che mangiavamo era giallo e duro come il tavolino. Il pane bianco era una rarità”, ricorda ancora il sig. Colombo.
Il 25 aprile 1945 a Luino, come in molte altre città italiane, la Liberazione fu accolta con speranza e sollievo.
“Non ho partecipato alla resistenza perché avevo solo 16 anni. C’erano tante celebrazioni, ma io non ho mai partecipato, perché a quell’età volevo solo giocare”, ammette il sig. Colombo. Tuttavia, il passaggio dalla dittatura alla libertà fu percepito come una svolta epocale. “Prima non potevi pensare altro che quello che ti dicevano. Quando ero in classe, giuravamo tutti in piedi, dicevamo quello che ci veniva ordinato. Dopo, invece, si poteva pensare a quello che si voleva, sempre nel limite delle possibilità”.
Il sig. Colombo ricorda con commozione i suoi compagni di scuola che si unirono alla Resistenza. “C’era un mio compagno di scuola, che faceva un po’ la spola tra i partigiani che c’erano su San Martino. Portava gli ordini, da mangiare, qualche bigliettino. È stato catturato e ammazzato, aveva 15 o 16 anni. È stato sepolto lì. al Cucco, dove c’è ancora la lapide adesso. Questo era la guerra.” La sua storia ricorda che la libertà non è mai scontata.
A Luino, il 25 aprile si celebra con manifestazioni e discorsi in un clima di solidarietà e rispetto nei confronti di coloro che hanno perso la vita lottando per la nostra libertà. “Finalmente siamo liberi, possiamo lavorare, possiamo dire quello che vogliamo”. sottolinea il sig. Colombo. II messaggio che vuole condividere con i giovani è chiaro: “Ascoltate la gente, gli eventi, il papà, la mamma, soprattutto. Poi pensate a quello che è bene e a quello che è male. Non litigate mai, discutendo si risolve tutto”.
Riflettendo sulle guerre attuali, il sig. Colombo invita a non dimenticare le lezioni del passato. “Adesso c’è la guerra in Ucraina e in altri paesi. La guerra è quella che lascia dei disastri, morte, distruzione e disperazione. Non litigate mai”.

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