Luino | 17 Novembre 2024

Il partigiano Danilo Filius (Bob), da Porto Valtravaglia al Mottarone

“Bob” ha rischiato la vita per il bene comune e, ritornato a casa, poté realizzare il suo sogno d’amore, sposando la sua Esterina. È spirato a 97 anni nel 2018

Tempo medio di lettura: 3 minuti

Bob era il suo nome di battaglia. Danilo Filius si era arruolato nel 1940 nel 1° Carristi di Vercelli destinato ad una spedizione militare in Africa, al seguito delle milizie della Wehrmacht. Le forze alleate sbarcate in Sicilia imposero però un brusco cambiamento di programma.

Abbandonati al loro destino dai tedeschi in fuga, i soldati italiani, affrontando una travagliata odissea attraverso lo stivale, approdarono finalmente nella caserma di Vercelli.

UNA SCELTA CRUCIALE

Durante una memorabile adunata, gli italiani furono costretti a compiere una scelta cruciale: o collaborare con i tedeschi o subire una mortificante deportazione in un campo di concentramento in Germania. La risposta di Danilo e quella della maggior parte dei suoi commilitoni fu un deciso rifiuto. Dopo l’8 settembre, infatti, gli Italiani vennero considerati dai tedeschi come spregevoli traditori.

Da qui la decisione di deportare le truppe non collaborazioniste nei campi di lavoro, al servizio della vittoria del terzo Reich. Mentre stavano per essere caricati sul treno in partenza per la Germania, Danilo con una spericolata fuga, riuscì ad eludere la sorveglianza del corpo di guardia. Un amico in servizio nella polizia italiana gli procurò una divisa da ferroviere che gli consentì di tornare a Porto Valtravaglia con la littorina di Novara.

Il giovane Danilo Filius

Il giovane Danilo Filius

Danilo trovò lavoro clandestinamente in un’officina che costruiva torni per l’esercito, ma doveva spesso nascondersi per sottrarsi ai ripetuti controlli delle brigate nere. I renitenti alla leva rischiavano, infatti, la pena di morte.

VITA DA PARTIGIANO

Nell’autunno del ’43, con un gruppo di 10-12 persone, tra i quali anche il fratello Omero, decise di accamparsi sul Monte S. Michele. L’intenzione era quella di unirsi alle formazioni del San Martino, ma la richiesta era stata respinta. In seguito, a Golasecca, Danilo e i suoi compagni si incontrarono con i fratelli Leopoldo Bruno «Mitra» e Carlo «Jonson» Caravelli, coi quali attraversarono il lago per acquartierarsi sulle alture intorno al Mottarone, verso Arona. Percorsero tutti i valichi sopra Meina e si fermarono all’Alpe Verdina, un vero e proprio nido d’aquila.

Per procurarsi le armi, Danilo partecipò ad una spedizione all’aeroporto di Vergiate che si sapeva sorvegliato da militari italiani. I partigiani con la complicità del buio strisciarono attorno al reticolato e immobilizzarono le guardie. Questo episodio è narrato con dovizia di particolari anche da Leopoldo Bruno Carabelli nel suo libro Memorie di un ribelle – I partigiani dell’alto e basso Vergante.

Da sinistra in alto: Danilo Filius e Jonson

Da sinistra in alto: Danilo Filius e Jonson

Diverse furono le azioni condotte con grande coraggio e determinazione da Danilo, come l’attacco ed il conseguente incendio del deposito di armi di Gavirate. I partigiani si muovevano su un territorio molto vasto dalla Valsesia, dove attaccarono il presidio di Romagnano e Fara, alle colline dell’alto Piemonte, costantemente bersagliati dalle brigate nere e dalla “X MAS”, fino alla primavera del 1945. Una guerriglia dura e sanguinosa, contrassegnata da molte perdite di vite umane.

NO ALLA GIUSTIZIA SOMMARIA

Un giorno sopraggiunse un garibaldino e riferì che stavano fucilando un giovane fascista, appena catturato. Un comandante di distaccamento di nome “Lupo” aveva già schierato i suoi uomini per l’esecuzione. Il condannato era un ragazzo di Silvera di nome Carlo Prina, 19 anni. “Jonson” Caravelli che conosceva da sempre la famiglia volle essere informato sulle motivazioni di quella sentenza sommaria.

Il giovane ebbe modo di raccontare la sua storia. Prelevato da un reparto della «Muti» a Milano, era stato obbligato ad entrare nelle formazioni fasciste ed a prendere parte alle azioni di rastrellamento. Durante una breve licenza, era però fuggito, aveva bruciato la sua divisa e consegnato il suo mitra e la sua pistola ad un partigiano di cui ricordava solo il nome, “Bob”. Danilo Filius ne aveva, infatti, parlato con “Mitra” qualche giorno prima. Chiamato a testimoniare, “Bob” confermò la versione dei fatti riferita ed il povero ragazzo fu salvo.

Gianni e Danilus Filius a Silvera sopra Meina

Gianni e Danilus Filius a Silvera sopra Meina

È questo un significativo episodio che evidenzia la grande umanità di Danilo ed il suo alto senso di giustizia.

LA PACE DOPO IL FRAGORE DELLE ARMI

Un uomo Danilo “Bob” che ha rischiato la vita per il bene comune. Finalmente nell’Italia pacificata, ritornato a casa, poté realizzare il suo sogno d’amore, sposando la sua Esterina conosciuta quando lei aveva solo 14 anni. Un amore che il tempo non ha mai scalfito e che lo ha accompagnato per tutta la sua lunga vita.

Danilo ha concluso la sua vicenda terrena all’età di 97 anni nell’aprile del 2018.

Messa al campo a Paruzzaro

Danilo con la moglie Esterina conosciuta a 14 anni

Danilo con la moglie Esterina conosciuta a 14 anni

Da sinistra a destra: Danilo Filius (Bob), Gianni e Jonson

Da sinistra a destra: Danilo Filius (Bob), Gianni e Jonson

Danilo Filius al centro, alla sua sinistra il partigiano Federico Marelli e alla sua destra l’attuale sindaco di Porto Valtravaglia, Ermes Colombaroli

Danilo Filius al centro, alla sua sinistra il partigiano Federico Marelli e alla sua destra l’attuale sindaco di Porto Valtravaglia, Ermes Colombaroli

Da sinistra in alto: Beniamino Franchi (Gianni), il partigiano Maffioli di Voldomino, Danilo Filius.Sotto: Cottini di Luino, Ivonne Melegari e un maresciallo degli Alpini

Da sinistra in alto: Beniamino Franchi (Gianni), il partigiano Maffioli di Voldomino, Danilo Filius. Sotto: Cottini di Luino, Ivonne Melegari e un maresciallo degli Alpini

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