Gavirate | 22 Settembre 2024

Tra murales e bombolette, eccoci nel mondo di Andrea Ravo Mattoni

Il noto artista di Gavirate si è raccontato a 360° nella rubrica "L'Angolo di Samu", ricordando i tempi delle scuole, i primi lavori e i progetti futuri

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Oggi ho deciso di deliziarvi con una novità davvero squisita, ma prima di poterlo fare incomincio con il mio Ossequi a tutti, cari Samuelpiensi. Da tempo avevo in mente di intervistarlo e, in questi giorni, ho finalmente avuto l’onore di incontrare, personalmente, Andrea Ravo Mattoni.

Allora, era un venerdì tranquillo che ho trascorso, in parte, presso l’Abad di Inarzo. Dopo aver finito la mattinata di lavoro, i miei genitori mi hanno accompagnato, nel pomeriggio, a Gavirate, dove avrei fatto l’intervista a Ravo, il quale, durante la presentazione, mi è apparso come un tipo alquanto affabile e disponibile, pronto al dialogo. Io mi sono presentato dinnanzi a lui come solo io sapevo fare e gli ho posto le domande che seguono.

Allora, ciao Andrea e benvenuto nell’Angolo di Samu, la mia rubrica su LuinoNotizie! Io sono Samuele Pio Lupo, redattore a tempo perso. Detto questo, mi piacerebbe dare inizio all’intervista. Quando è nata la tua passione per il muralismo?

La mia passione per il muralismo è nata agli albori degli anni 2000, quindi saranno circa vent’anni che lo faccio a livello legale. Poi, per le grandi dimensioni, tipo il progetto sul classico con il Caravaggio, dal 2016.

Che scuola hai frequentato prima di immergerti nel tuo mirabolante mondo?

Vengo da una famiglia di artisti, ho imparato a disegnare da piccoletto. Successivamente, ho frequentato la scuola elementare e la scuola media di Gavirate. Poi, in realtà, sono andato a Voltorre. Successivamente sono andato a fare il liceo artistico a Varese, ma sono stato bocciato in seconda perché non studiavo molto. Per la disavventura scolastica, ho scelto l’IPSIA, una scuola un po’ più da pacchia per me. Ovviamente è una scuola professionale, diversa dal liceo. Ma mi sono comunque trovato molto a mio agio e ho passato dei bellissimi anni. Infine, ho studiato all’Accademia di Brera.

Le tue opere migliori, quali sono state

Tra le opere migliori che ho eseguito sicuramente impera il primo Caravaggio a Varese, la cattura di Cristo. Altri lavori che mi sento di menzionare sono il Le Tricheur à l’As de Carreaux (a Parigi) e il mastodontico Grande Murales (a Sao Paulo, in Brasile).

Già da tempo ho osservato una tua produzione non molto distante dalla pizzeria Vecchio Ottocento di Gavirate. Non è, per caso, il Bacio di Francesco Hayez?

Esattamente! Quella l’ho fatto nel 2019, poco prima del Covid. In quell’anno, praticamente, mi ero offerto di fare quell’opera perché mi era stata commissionata da un’associazione del posto. Avevo scelto quel muro perché era la mia scuola elementare. Hayez, nell’800, rappresenta quel determinato scenario tratto dalla trilogia di Romeo e Giulietta.

Hai creato un’altra opera all’ospedale Macchi di Varese. Di che si tratta?

Allora, l’opera che ho fatto a Varese è un’opera di Georges de La Tour, come quello de Le Tricheur à l’As de Carreaux ed è un’opera che riguarda, in realtà, san Sebastiano, ma il soggetto principale è Irene (la più visibile, nella prima colonna), che interviene per estrargli la freccia. È un’opera interessante anche dal punto di vista medico, perché è sì un’opera del 1600, ma si vede come venivano estratte le frecce in una determinata maniera che è chirurgicamente corretta.

Hai qualche programma per il futuro nel campo artistico-culturale?

In questi giorni ho avuto una grossa esposizione a Milano dalla mia galleria, poi un grande progetto a Montecarlo. Adesso devo partire per il Belgio e, infine a Busto Arsizio.

Hai avuto, in passato, una qualche collaborazione con una realtà nei dintorni o altrove?

A livello commerciale, mi sono capitate delle relazioni con dei brand della zona di Milano e di Varese. Mentre ho avuto molte collaborazioni istituzionali, con realtà private come Rotary Club, Soroptimist e Lions Club, dove ho tenuto delle conferenze e partecipato a progetti anche nel Luganese.

Dopo il graffitismo, cosa ti piacerebbe fare?

Beh, guarda, spero di rimanerci io con il graffitismo (non morirci, però, ahah!). No, scherzo, spero di poter perpetuare questa mia passione. Io lavoro parallelamente con il discorso dello spray su tela. Sono lavori che pretendono molta energia, elasticità, e concentrazione. Poi, è risaputo che non potrò andare avanti così fino ai 90 anni (spero di arrivarci, comunque).

Conclusa l’intervista, mi sono preso la libertà di mostrargli alcuni miei lavori, come due dei miei dipinti ad olio che raffigurano, rispettivamente, la piscina del Foro Italico di Roma e la Manara di Busto Arsizio e degli schizzi fatti da me. Gli sono piaciuti tanto, anche se, a dire la verità. avrei potuto presentargli dei veri disegni. Benissimo, detto questo, credo che ci rivedremo presto… alla Samuelpiense!

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