Ossequi a tutti, cari samuelpiensi! L’Angolo di Samu, oggi, vi offre un articolo tutto da gustare, perché si tratta di un’intervista a, udite udite, Beppe di Carlo, amante sfegatato della musica classica, nonché proprietario della cooperativa sociale Abad di Inarzo. Tranquilli, ho avuto il permesso che mi è stato concordato.
Inoltre, gli ho dato, personalmente, un disegno fatto da me. Gli è piaciuto a tal punto che l’ha messo come sfondo per il profilo Whatsapp della ditta. Qualora vi capitasse di visitare l’Abad, prendetevi del tempo per venirlo a vedere in ufficio (è stato appeso proprio lì, d’altronde!). Ebbene, iniziamo!
Come è nata la cooperativa sociale Abad di Inarzo?
Allora, l’Abad è nata nel 1994 per volere di don Franco Pozzi, prete di Buguggiate. Quindi, avrà pressappoco 30 anni. Lo scopo dell’azienda è semplicissimo: dare lavoro a persone con disabilità e con svantaggio sociale.
Che bella storia, e tu da quanto tempo sei a capo dell’Abad?
Beh, ti dirò, sono a capo dell’azienda dal 1° gennaio 2017. Caspita, saranno almeno 8 anni!
Che servizi garantite?
I nostri servizi sono molti. Ci occupiamo dell’assemblaggio, del confezionamento, delle pulizie civili e industriali e della manutenzione del verde. In concomitanza con ciò, collaboriamo con la Caritas nella raccolta di indumenti usati. Ma non è certo finita qui, perché da 3 anni abbiamo avviato un’iniziativa riguardante la coltura dei funghi. Attualmente, la nostra cooperativa conta 70 dipendenti, di cui 20 con disabilità certificata. A fianco dell’Abad c’è l’Abaco, che si prefigge l’obbiettivo della formazione dell’autonomia della persona.
Avete delle collaborazioni?
Sì, noi abbiamo una collaborazione con la Rete Riuse, dedita alla raccolta dei già citati indumenti usati. In questo momento stiamo cercando di creare una rete con altre realtà del territorio.
Un’ultima cosa. Che progetti pensate di completare in un futuro non troppo lontano, sempre se ne avete, ovviamente?
L’unico sogno che coviamo è il poter dare vita ad una struttura per ragazzi con genitori ormai anziani, dopo di noi. Una sorta di centro semiresidenziale, insomma.
Sono sicuro che lo realizzerete, in un modo o nell’altro. Ebbene, credo che sia arrivato il momento di concludere l’intervista e, quindi, all’articolo. Ma non preoccupatevi, cari samuelpiensi, ci rivedremo presto. Ciao!

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