Luino | 7 Aprile 2024

Da Agra al Bugone, «Lo Schindler sardo che salvò decine di vite umane»

Il giovane Salvatore Corrias ubriacò i nazisti per far fuggire numerosi elvetici in Svizzera, nonostante gli altissimi rischi che già correva da partigiano

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Fu Vitale Scanu nel suo articolo sul «Messaggero Sardo» del novembre 2003 a definire «Salvatore Corrias, lo Schindler sardo che salvò decine di vite».

Ed è proprio ad Agra che negli anni ’30 il finanziere Salvatore Corrias, poco più che ventenne, venne inviato presso il distaccamento della Brigata di Dumenza, in località Bellavista, attualmente in territorio di Colmegna. Un paesaggio molto diverso dal natio borgo di San Nicolò Gerrei, distante una cinquantina di chilometri da Cagliari.

Salvatore però visse questa esperienza con animo sereno, come risulta da una sua lettera scritta ad un collega: «Il distacco da un paese all’altro non mi ha fatto alcuna impressione […]. Agra è un paese che conta circa un migliaio di abitanti, è situata su una collina la cui altezza non supera i 700 metri, prospiciente sul Lago Maggiore. A breve distanza si scorgono, lungo la vallata, gli altri paesi della zona. Dista dal lago circa 6 chilometri e il dislivello aumenta fino a raggiungere la sommità della collina. La gente è buona ed affabile; il paesaggio ha del pittoresco».

L’EX CASERMA BELLAVISTA DI AGRA DOVE PRESTÒ SERVIZIO IL GIOVANE SALVATORE CORRIAS

Salvatore Corrias aveva vissuto nel ventennio fascista, aveva giurato fedeltà al suo duce, lo aveva perfino definito «condottiero della nuova Italia, uomo fiero e d’azione, vero tipo di autentico romano».

CAMBIAMENTO DI ROTTA

Il 15 ottobre 1943, ad appena un mese dal suo arrivo ad Uggiate, dove era stato destinato, Salvatore decise di schierarsi con i partigiani, per resistere all’invasore tedesco che dall’8 settembre si era macchiato di numerosi crimini anche nei confronti della popolazione civile. Si era reso perfettamente conto della sorte riservata agli ebrei nei campi di sterminio, soprattutto dopo la famigerata introduzione in Italia, nel 1938, delle assurde leggi razziali. Nel congresso del partito fascista repubblicano, celebratosi a Verona dal 14 al 16 novembre 1944, era stato inoltre ribadito che tutti gli appartenenti alla razza ebraica dovevano essere considerati stranieri e, come tali, nemici dello Stato. Pertanto dovevano essere catturati se rintracciati nel territorio della Repubblica Sociale Italiana

Gli italiani non avrebbero dovuto tollerare una simile vergogna: anche i finanzieri erano chiamati a fare la loro parte

Salvatore Corrias aveva assunto il nome di battaglia di «Turi», ma non si era dato alla macchia. Al movimento di Resistenza facevano certamente più comodo gli appoggi concreti di un apparato di polizia, come quello della ribattezzata Guardia Repubblicana di Finanza.

I VIAGGI DELLA SALVEZZA

Ben presto Turi divenne uno dei principali responsabili dei viaggi della salvezza, come venivano definiti gli espatri clandestini in Svizzera, sia degli ebrei che degli altri perseguitati politici. Conosceva bene i sentieri d’alta montagna ed era quindi in grado di condurre quelle comitive di disperati verso i valichi meno sorvegliati.

Poteva inoltre contare sulla collaborazione dei colleghi più fidati che si trovavano di volta in volta in servizio. Un’opera altamente umanitaria la sua, realizzata anche grazie all’ospitalità e la generosità di tanti contadini e montanari che rischiavano le punizioni più severe, persino la pena di morte, per l’assistenza prestata. Destinato successivamente alla Brigata di frontiera del Bugone, sopra Moltrasio, Salvatore poté meglio espletare la sua missione.

IL GIOVANE SALVATORE CORRIAS AL BUGONE DI MOLTRASIO

UBRIACÒ I NAZISTI PER FAR FUGGIRE GLI EBREI IN SVIZZERA

La piccola brigata del Bugone continuò a favorire le fughe, sfruttando al meglio la configurazione geografica del monte Bisbino, un’area difficilmente controllabile dai nazifascisti, essendo ricca di camminamenti, trincee, postazioni d’artiglieria, costruite durante la prima guerra mondiale e delle quali i finanzieri custodivano gelosamente le mappe.

In alcuni casi gli ebrei furono ospitati nella stessa caserma del Bugone dove talvolta condividevano il pasto con i finanzieri: un tozzo di pane e un bicchiere di latte di capra. Valeria Ancona, di origine ebraica, testimoniò in seguito l’eroismo di Corrias, raccontando di come ubriacò i soldati tedeschi che controllavano il varco per permettere a lei e agli altri clandestini di fuggire oltreconfine.

Nel settembre del ’43, i dodici finanzieri del Bugone, affidate le loro uniformi alla famiglia Peduzzi, si unirono definitivamente agli altri partigiani della Brigata «Artom». Nonostante gli altissimi rischi che già correva da partigiano, Salvatore continuò a fungere da staffetta verso la Svizzera per accompagnare i fuggitivi che affluivano da Cernobbio e da Moltrasio: centinaia e centinaia di perseguitati politici, intere famiglie di ebrei.

Tutti trovarono scampo in Svizzera nonostante i frequenti controlli di frontiera, resi particolarmente severi dai tedeschi e dalla Milizia Confinaria. La missione più delicata fu certamente quella dell’ottobre ’44, quando si rese necessario trasferire nella vicina Confederazione Elvetica Ferruccio Parri e Giancarlo Paietta.

L’EX CASERMA DEL BUGONE DI MOLTRASIO DOVE SALVATORE CORRIAS FU FUCILATO DALLE BRIGATE NERE

LA CATTURA E LA FUCILAZIONE

Il 28 gennaio del 1945, l’avventura umanitaria di Salvatore Corrias ebbe termine. Catturato dalle brigate nere, in prossimità del confine, dopo aver portato in salvo un ex prigioniero inglese, l’eroico «amico degli ebrei» venne freddato da una raffica di mitra nel recinto della sua caserma. Il corpo rimase in quel luogo, sepolto dalla neve e recuperato al disgelo nel maggio del 1945 dai partigiani della Artom, che lo seppellirono a Moltrasio. Nel 2006, grazie alla testimonianza di Valeria Ancona e di numerosi documenti, la Commissione dell’Istituto Yad Vashem ha concesso alla memoria del finanziere Salvatore Corrias la Medaglia di Giusto tra le Nazioni.

SALVATORE CORRIAS, UN FINANZIERE NEL GIARDINO DEI GIUSTI

L’amata Margherita di Moltrasio con la quale Corrias aveva vagheggiato di costruire una vita insieme, ne ripropose il ricordo che ha trovato spazio nel libro recentemente pubblicato a cura del Museo Storico della Guardia di Finanza, da Gerardo Severino, dal titolo: «UN ANNO SUL BISBINO – Salvatore Corrias, un finanziere nel Giardino dei Giusti».

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