È con questa lettera (in galleria fotografica) che don Piero Folli, il 29 dicembre 1944, ancora relegato a Vittuone, reduce dal carcere di San Vittore, compartecipa al dolore della madre di Flavio Copelli, ucciso in quel tragico 7 ottobre insieme agli altri partigiani della Gera.
Un giovane di 23 anni, con nel cuore tante speranze e il desiderio di un futuro di libertà, trucidato dalla abominevole follia nazifascista. Don Folli lo ricorda con immenso affetto, proprio perché, come lui, era animato «da pure idealità». E appena ritornato a Voldomino dopo la Liberazione, vorrà ricordare quei giovani eroi facendo costruire un sacrario accanto alla cascina della Gera dove erano stati proditoriamente arrestati.
Sarà il compagno di cella Aldo Zagni, attivista comunista, divenuto amico fraterno dell’intrepido parroco di Voldomino, a dipingere il quadro della Madonna del partigiano. Una madre prostrata dal dolore, una moderna Pietà, a ricordo di tutte le madri private del sorriso dei propri figli.
Proprio qui Don Folli troverà conforto al suo grande dolore. Lo esprime con un’epigrafe latina fatta incidere sul frontone del sacrario: «Nunquam de vita migrabunti heroes» (gli eroi vivranno per sempre). Tra quegli eroi possiamo annoverare anche don Folli che rischiò la fucilazione per aver dato ospitalità ad Ebrei e perseguitati politici in fuga verso la Svizzera in cerca di salvezza. La sua casa era diventata la loro casa, prima della traversata notturna.
Non così erano andate le cose in quel tragico 3 dicembre 1943, quando, avvisata dai soliti delatori, una ventina di miliziani fascisti aveva fatto irruzione nella casa parrocchiale ed aveva sorpreso un gruppo di Ebrei ospitato nel vicino oratorio di santa Liberata. Una pallottola sfiora l’anziana domestica che s’accascia priva di sensi e va a conficcarsi in un mobile ancor oggi conservato gelosamente dalla famiglia Segrada come prezioso cimelio storico. Le squadracce mettono tutto sottosopra, ma fortunatamente non frugano in un tiretto dove sono custodite le schede che testimoniano gli altri passaggi. Per don Folli inizia il suo martirio.
IL RACCONTO DEL PORTALETTERE GINO MORONI
Ce lo racconta un testimone oculare, il portalettere Gino Moroni anche lui arrestato e condotto a San Vittore: «…trascinarono fuori don Folli incatenandolo ad una inferriata lì presso. Lo insultavano chiamandolo traditore e prete rosso e lo percuotevano a sangue, mentre dall’interno della casa giungeva il rumore di masserizie infrante poi gettate anche dalla finestra. Trovarono subito gli Ebrei e gli altri ospiti del parroco; furono schierati fuori e posti a braccia alzate contro un muro. Vi era fra loro una donna anziana che teneva le mani in un manicotto di pelliccia e che restò qualche momento impacciata. Dei soldi le caddero per terra ma nel frattempo le si era fatto addosso un milite colpendola violentemente con il calcio del fucile. La caricarono sul camion già morta: i soldi li raccattò il capo della spedizione».

Il portalettere Gino Moroni ritratto dal pittore comunista Aldo Zagni

Il mobile con il foro della pallottola
LA TESTIMONIANZA DI DON MARCO BAGGIOLINI
Riferisce in proposito don Marco Baggiolini che fu coadiutore di don Folli: «Don Folli è preso e messo con le spalle contro la cancellata del cortiletto che stava dietro la chiesa. Il suo Giuda, che è lì presente, non ha orrore di sputargli in faccia. Lo avvisano che coi mitra lo finiranno subito, fino a che, stanchi di beffarlo, lo caricano sul camion e via, alla volta di Milano. No: ogni tanto si fermano, fanno scendere il venerando uomo che ha ormai 65 anni di età: “Adesso ti ammazziamo!” e lo mettono al muro. Poi di nuovo sul camion, fino al carcere di San Vittore a Milano. E gli Ebrei? Di 15 persone, tra le quali abbiamo detto c’erano anche bambini, da quell’ora non si è saputo più nulla. Che siano stati tutti così come erano buttati nel lago?»

Una vicenda drammatica avvenuta nella piazza di Voldomino Superiore

Una lapide commemorativa ricorda i tragici eventi di quel 3 Dicembre 1944
L’8 marzo 1948, don Folli conclude la sua vicenda terrena
Nel 2017 Don Folli viene incluso nel “Giardino Virtuale dei Giusti di tutto il mondo” di Milano, Qui vengono onorati ogni anno, in occasione della Giornata europea dei Giusti, le donne e gli uomini che hanno aiutato le vittime delle persecuzioni, difeso i diritti umani ovunque fossero calpestati e salvaguardato la dignità dell’Uomo contro ogni forma di annientamento della sua identità libera e consapevole.
A ciascuno di loro è assegnata una dedica nello spazio virtuale del Giardino, a perenne ricordo della loro azione esemplare. Di don Folli si dice: «Parroco a Voldomino, sul Lago Maggiore, collaborò con i partigiani a difesa di Ebrei e perseguitati politici, soprattutto favorendone l’espatrio in Svizzera»

1* LETTERA DI DON FOLLI ALLA MADRE DI FLAVIO FORNARA
Egregia Signora,
la mia partecipazione al suo dolore non poteva essere più intensa. Flavio è vivo nel mio cuore, non passa giorno che non abbia una particolare preghiera per lui. Mi è doppiamente caro perché a me unito anche da pure idealità. Ho ricevuto la sua immagine, anzi due, e le ho trattenute entrambi perché una l’ho affidata ad un mio collega di Varese, don Franco che pregherà lui pure per Flavio. Di questo caro ricordo non ho parole per ringraziarla. Si faccia coraggio. Con Gesù bambino sappia vedere l’anima buona del figliuolo amato che le sorride, che vive la sua nuova vita in Dio e che rivedremo nell’ora in cui ci sarà dato di non più soffrire.
A lei, al suo consorte il mio affettuoso saluto, il mio ricordo in Flavio sempre presente.
Devotissimo Sacerdote Piero Folli
Lì, 29- XII -1944
