Luino | 28 Ottobre 2023

Psicologia, Infertilità e Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)

Torna con l'analisi e i consigli della dottoressa Saccucci Alessia, Psicologa Psicoterapeuta, la rubrica che da tempo affronta diversi temi importanti per tutti

Tempo medio di lettura: 12 minuti

“Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare”.
Alda Merini

Nella progettualità di coppia arriva spesso un momento in cui il pensiero di fare un figlio diventa qualcosa di concreto e fortemente desiderato: volere un bambino, però, non sempre basta.

Diagnosi d’ infertilità e tecniche di PMA

Sempre più spesso le persone si trovano a contatto con il complicato tema dell’infertilità: si stima infatti che, in Italia, circa il 15% delle coppie (1 su 6) siano alle prese con questa situazione. L’OMS definisce così l’infertilità: “patologia caratterizzata dall’incapacità di generare una gravidanza dopo 12 mesi di regolari rapporti sessuali non protetti”.

Una distinzione importante da fare è quella tra infertilità e sterilità: la sterilità è la situazione di una coppia in cui uno o entrambi i membri sono affetti da una condizione fisica, ormonale o genetica permanente che non rende possibile il concepimento, mentre l’infertilità è l’impossibilità di portare a termine la gravidanza con la nascita di un bambino sano (alla base dell’infertilità può esserci o meno presenza di sterilità). Per arrivare a ricevere una diagnosi di infertilità e/o sterilità i membri della coppia devono sottoporsi ad una lunga serie di visite ed esami diagnostici a volte molto invasivi, spesso fonte di disagio, imbarazzo (soprattutto nell’uomo, meno abituato della donna a sottoporsi ad indagini su zone intime del proprio corpo) e forte ansia: l’attesa dell’esito e la paura di un responso negativo generano infatti un forte stress. Una volta ricevuta la diagnosi alla coppia potrà venir proposto un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA).

Un primo passaggio da affrontare sarà quello di comprendere che tipo di fecondazione sarà necessaria: nel caso di infertilità la coppia potrà decidere di optare per tecniche di PMA che prevedono la fecondazione omologa (ovociti e spermatozoi saranno dei membri della coppia), mentre nel caso della sterilità sarà necessario ricorrere alla fecondazione eterologa (in cui la coppia dovrà ricorrere all’uso di ovociti, spermatozoi o embrioni provenienti da donatori).

Un secondo passaggio riguarderà la comprensione (e a volte scelta) della tecnica di PMA più adatta alla situazione: le tecniche di PMA si distinguono in tecniche di I livello (IUI) più semplici da attuare e meno invasive, tecniche di II livello (FIVET) e di III° livello (ICSI), entrambe più complesse ed invasive. Non mi dilungherò nella spiegazione delle varie tecniche, ma bisogna sapere che ogni procedura richiede anche un diverso impegno in termini psicologici, fisici, economici e di tempo.

Quanto detto sopra risulta già laborioso già solo da leggere: immaginiamo quanto complicato, doloroso ed impegnativo possa essere integrare emotivamente queste informazioni medico-scientifiche all’interno della propria storia individuale e di coppia.

Reazioni emotive alla diagnosi

L’infertilità è una condizione che non si sceglie ma che si subisce: irrompe improvvisamente nella vita della coppia che si deve scontrare con la difficoltà a realizzare un desiderio che era visto come naturale e spontaneo. Questa frattura tra le proprie aspettative e la realtà può causare profonde ferite sia nell’identità personale che in quella di coppia.

Uomo e donna solitamente hanno un vissuto diverso davanti alla diagnosi: per l’uomo è come se la sua stessa virilità venisse messa in discussione e provano prevalentemente senso di impotenza, per la donna invece la condizione porta spesso a sentimenti di incompetenza e mortificazione. In alcuni casi il confronto con il fallimento può condurre a un rischio di depressione reattiva.

Con la diagnosi, la coppia si sente “tradita” dalla sua stessa natura: ciò che è colpito non è solo il proprio corpo, vissuto come ostile ed incapace, ma anche la propria identità individuale e sociale.

Frustrazione, senso di colpa (verso l’altro partner, verso le famiglie di origine), senso di inadeguatezza, tendenza all’isolamento sono stai d’animo ed emozioni che possono portare ad una crisi che può essere molto destabilizzante e che, se non gestita con efficacia, può rischiare di compromettere il legame. Dopo lo shock iniziale i sentimenti più comuni sono di rabbia, vergogna ed invidia per chi è stato capace di concepire un figlio “naturalmente”.

Molte coppie scelgono di affrontare in solitudine il problema, mantenendo il segreto. Nella mia esperienza ho osservato che questo solitamente avviene perché, soffrendo per la perdita dell’illusione di diventare genitori e per il senso di mancanza rispetto ad un figlio che è stato solo immaginato, le coppie si sentono private di qualcosa che di fatto non è mai esistito e vittime di una tristezza per una perdita che non c’è realmente stata: la sensazione è che il loro dolore non sia quindi “accettabile” e comprensibile agli altri.

Reazioni emotive nella Procreazione Medicalmente Assistita

Nella maggior parte dei casi la coppia arriva alla PMA già provata dal processo di accettazione della diagnosi che si sta tentando di effettuare, e dalla lunga serie di visite ed esami necessarie per arrivarci.

Una volta presa la decisione di intraprendere il percorso, soprattutto nelle Tecniche di II° e III° livello le persone affrontano un forte carico di stress sia fisico che emotivo a seguito di interventi chirurgici, terapie mediche (spesso ormonali), visite e monitoraggi. Questa situazione è spesso causa di sentimenti di “inferiorità”, “diversità”, frustrazione e rabbia per il fatto di dover ottenere con
tanta fatica qualcosa che la maggior parte delle persone ottiene “semplicemente” facendo qualcosa di piacevole come fare l’amore col proprio partner.

Una volta stabilito che ci si vuole concedere l’opportunità di utilizzare la PMA la coppia può sentirsi speranzosa, ma dovrà fare i conti col fatto che iniziare il percorso implica anche un ulteriore periodo di stress legato all’incertezza del successo: iniziano un cammino, carico emotivamente, senza sapere come andrà a finire.

Una situazione ancor più delicata è quella della fecondazione eterologa, dove i membri della coppia oltre a dover affrontare procedure invasive, incertezza del percorso e senso di ingiustizia si troverà a dover elaborare la presenza di un elemento “esterno” alla coppia. Se da un lato la donazione potrebbe consentire il raggiungimento del loro obbiettivo, dall’altro ricorda ancor più la propria “incompetenza”, portando la coppia in una complicata ambivalenza emotiva tra la gratitudine per questa possibilità ed il dolore per la propria incapacità a generare, soprattutto per la persona che è risultata infertile.

La scelta di avere dei figli, seguendo la strada della donazione di gameti (ovulo e/o spermatozoi), comporta il superamento di tanti dubbi e paure che necessitano di ascolto e comprensione. Nel caso della fecondazione eterologa infatti, è spesso ancor più necessaria una profonda elaborazione dei fattori emotivi correlati alla ridefinizione di fantasie ed aspettative della coppia sul “bambino ideale” riportandolo sul piano di realtà, aiutandoli ad integrare nella loro storia gli aspetti fisici e caratteriali non del tutto a carico del patrimonio genetico dei due genitori.

Sia che la coppia debba affrontare la fecondazione omologa che nel caso di quella eterologa dovranno prepararsi ad accettare esiti negativi, fallimenti e tentativi ripetuti: non si può sapere se otterranno una gravidanza dopo un primo trattamento di PMA, dopo quattro,cinque o mai.

Infertilità tra mente e corpo

Nel percorso di PMA, oltre al lavoro sulla componente psico-emotiva risulta importante agire anche sul piano mente-corpo. Nell’infertilità infatti il corpo è protagonista: oggetto di molte indagini alla ricerca di ciò che non va, privato di naturalezza ed istinto, viene spogliato della sua intimità. Tutto questo può portare a viverlo come difettoso ed inadeguato, portando le persone a provare distacco e rabbia verso di esso perché avvertito come traditore. Consideriamo inoltre lo stress che il percorso comporta in termini di permessi dal lavoro, esami, interventi, controlli, spostamenti (per alcuni veri e propri viaggi per raggiungere la clinica) e attese.

Ecco quindi che le sedute di psicoterapia, accompagnate dall’utilizzo di tecniche di rilassamento e Mindfulness, potranno aiutare a ricreare la connessione mente-corpo necessaria a sentirsi integri ed uniti ed anche favorire uno stato di ricettività nei confronti delle procedure di fecondazione. Recenti studi su donne che hanno partecipato a training di Mindfulness durante la PMA, hanno indicato un incremento di strategie di coping (il modo in cui le persone rispondono e fronteggiano situazioni avverse) ed una maggior tendenza all’auto-compassione, un significativo incremento della consapevolezza mentale, una minor difficoltà di regolazione emotiva ed un minor utilizzo di strategie di coping basate sull’evitamento.

L’importanza del sostegno psicologico

Nonostante in Italia sia prevista la necessità di sostenere psicologicamente chi è affetto da infertilità, ho riscontrato nella mia attività clinica quanto, in realtà, questo sia ancora poco conosciuto dalle coppie che vivono questo disagio, che molto raramente richiedono colloqui con il professionista Psicologo/a del Centro a cui si rivolgono. L’infertilità coinvolge le persone a livello fisico ed emotivo, accade però spesso che sia l’equipe medica che gli stessi membri della coppia tendano ad ignorare gli aspetti psicologici ed intimi per concentrarsi soprattutto sugli aspetti medici e clinici del problema: questo si traduce in una auto-censura emotiva della coppia nel tentativo di gestire e negare le emozioni dolorose vissute.

In realtà le domande che tormentano i membri della coppia sono tante e complesse: “Cosa dobbiamo fare? Proviamo ad adottare un bambino? Rinunciamo a diventare genitori? Ci affidiamo alla PMA?”. Trovare una risposta a questi dubbi non è semplice e nemmeno immediato ma, indipendentemente dalla scelta che la coppia farà, chi non elabora il tutto risulta più vulnerabile e rischia di non riuscire a contemplare altre opportunità: è fondamentale che possano esprimere ed elaborare le emozioni per evitare di entrare in un circolo vizioso in cui i “non detti” sono i protagonisti. Confrontarsi e dialogare li aiuterà a fare scelte consapevoli ed in linea con i propri bisogni più profondi (che sia procedere con la PMA, adottare o accettare una vita senza figli).

Ci sono anche coppie capaci di fare queste cose da sole, coppie con una buonissima capacità di dialogo e condivisione emotiva, ma l’esperienza clinica suggerisce che la maggior parte delle persone in questa situazione fatichi ad esprimere dolore e confusione, nel costante timore di appesantire l’altro o di non essere capito: è in questo contesto che il supporto psicologico e la psicoterapia possono diventare fondamentali.

L’attività di consulenza riguarda tutti gli aspetti connessi alla PMA e prevede orientativamente 3 momenti:

1- Prima di iniziare il trattamento, nella comunicazione della diagnosi e nel fornire sostegno ed informazioni sui possibili risvolti emotivi e relazionali della decisione di intraprendere un percorso di PMA.
2- Durante il percorso dare appoggio nei momenti di difficoltà ed accompagnare la coppia nel prendere di decisioni complicate.
I colloqui in uno spazio protetto, favoriranno l’elaborazione di emozioni che potrebbero subentrare durante il percorso di PMA come la rabbia nel doversi sottoporre a procedure invasive, la paura per l’intervento, il timore di pregiudicare l’instaurarsi della gravidanza facendo qualcosa di sbagliato o l’angoscia di un esito negativo.
3- Psicoterapia e/o sostegno psicologico/sessuologico per aiutare la coppia o il singolo nel fronteggiare le conseguenze della diagnosi o di eventuali fallimenti durante il percorso o del trattamento stesso.

Nel mio studio arrivano coppie che vivono questo momento con smarrimento, spesso soffrono in silenzio o manifestano sintomi relazionali: “non riusciamo più a comunicare”, “lui è musone e non mi cerca mai per fare l’amore”, “lei è sempre al cellulare a leggere i forum sulle gravidanze, non abbiamo più un tempo per noi”, “lui è diventato rabbioso”, “lei vuole far l’amore solo quando ovula”, “è sempre nervosa e piange per niente”, ecc. ecc..

Ogni individuo e ogni coppia vive questa esperienza in modo diverso, gli studi indicano però che purtroppo in parecchi casi questo complicato percorso può influenzare sfavorevolmente il rapporto di coppia ed i rapporti sociali, la salute mentale e quella fisica interferendo anche nel trattamento della stessa infertilità.

La rabbia è un’emozione molto presente anche tra i membri della stessa coppia, soprattutto in due situazioni specifiche:
– quando l’infertilità è causata da un problema medico di uno solo dei due, ed il partner “sano” (soprattutto quando è la donna) sente di dover subire tutti questi esami ed interventi senza avere una diretta responsabilità nella situazione;
– quando il partner che non affronterà direttamente l’intervento, in un maldestro tentativo di dare valore alla scelta dell’altro “il corpo è il tuo, quindi decidi tu” comunica invece così facendo distacco e “de-responsabilizzazione” facendo sentire la donna più sola.

Poter disporre di uno spazio in cui esprimere il disagio è già di per sé terapeutico in quanto permette alla coppia d’imparare a sentire e gestire tutta una serie di emozioni negative che non solo è legittimo provare ma è necessario esprimere. Come accennato prima infatti, spesso queste persone sentono di non aver “diritto” di soffrire per la perdita di qualcosa che non è esistito se non nella loro mente e nel loro cuore: per questo è fondamentale poterli far sentire legittimati di un dolore spesso sottovalutato.

La sessualità è un elemento fondamentale della coppia che spesso subisce gli effetti della diagnosi di infertilità e degli interventi di PMA : sebbene raramente siano la causa diretta delle difficoltà di concepimento, molti studi evidenziano come le difficoltà sessuali possano essere un esito del percorso. Gli studi riportano che l’infertilità provoca problemi sessuali nel 10-60% dei casi, soprattutto in termini di perdita di desiderio sessuale e di riduzione della frequenza dei rapporti.

Uno dei principali problemi in questo senso è la perdita di spontaneità e piacere tipici dell’atto sessuale: questo viene trasformato nel mezzo attraverso il quale raggiungere l’obiettivo di concepire, perdendo gli aspetti di intimità e gioco che caratterizzano i rapporti prima della diagnosi di infertilità. Tale situazione porta ad un incremento nella popolazione maschile di casi di disfunzione erettile ed eiaculazione precoce, e nella popolazione femminile di dispareunia (dolore durante i rapporti) e difficoltà nel raggiungere l’orgasmo. L’individuazione delle difficoltà sessuali e l’intervento sessuologico mirato, costituisce un importante strumento di salvaguardia della relazione: uno spazio che stimola i partner a condividere emozioni e difficoltà nella sfera sessuale, informandoli preventivamente dei rischi ad essa associati quando si intraprende la PMA, aiuta a normalizzare eventuali difficoltà e facilita il recupero dell’intimità.

Il lavoro con la coppia è fondamentale in quanto far chiarezza rispetto alle emozioni provate, favorire la comprensione dei reciproci punti di vista ed elaborare insieme i cambiamenti al proprio progetto di vita aumenta l’intimità di coppia.

“Educare” all’ascolto nel rispetto dei tempi e dei modi del partner, imparando ad accettare che ognuno abbia un proprio “stile” e proprie tempistiche nell’elaborazione della sofferenza, darà modo di comunicare in modo più efficace e gestire meglio il senso di fallimento ed il vortice di emozioni che li sta colpendo.

È in questo modo che si potrà arrivare a quel sostegno tra partner che costituisce un presupposto fondamentale non solo durante una fase di vita di coppia particolarmente complessa come un percorso di PMA, ma anche nella (tanto sperata) futura genitorialità. Infertilità e percorsi di fecondazione assistita sono sicuramente dure prove da affrontare, ma con adeguati strumenti e con un buon lavoro di squadra possono trasformarsi in occasioni preziose di crescita sia personale che di coppia.

Per evitare che l’esperienza della difficoltà o impossibilità a diventare genitori si trasformi in un tracollo della relazione, e’ bene poterla affrontare in modo attivo, individuando risorse e strategie efficaci per viverla con meno sofferenza: farsi seguire e sostenere da un punto psicologico significa scegliere di evitare che questa situazione contamini negativamente la relazione proteggendosi e tutelando il legame.

Consigli utili: parole che feriscono e parole che aiutano

Se avete letto questo articolo fino a questo punto e non siete tra le persone che stanno affrontando questo tipo di situazione, è plausibile che conosciate qualcuno che la sta vivendo. Sia che ne siate a conoscenza direttamente, che nel caso in cui vi troviate ad interagire con qualcuno che non ha figli, è utile essere coscienti del fatto che commenti, domande e parole usate con superficialità e poca consapevolezza, possono ferire chi vi sta di fronte.

È per questo che ritengo importante dare qualche suggerimento alle persone che interagiscono con coppie (o anche single) che non hanno figli.

Ecco alcune delle frasi (più utilizzate) da evitare:
– “..e voi quando fate un bambino?”, “..fai un figlio che poi è tardi”, “..quando mi fate un nipotino?”.
Non potete sapere se quelle persone vogliono o meno un figlio, se hanno problemi di salute, se hanno avuto esperienze di aborti o se stanno provando la PMA, in ogni caso la vostra domanda/commento potrebbe accrescere un senso di malessere ed “inadeguatezza” rispetto alle aspettative che si sentono messi addosso.
– “..ma avete provato? (diete, integratori, riti, benedizioni, ecc..)”.
Sforzatevi di non dare la lista di cosa poter provare, perché probabilmente hanno già provato quanto è possibile. Tenete nella vostra testa consigli della nonna o metodi “fai da te” per non interferire con questa impegnativa esperienza di vita.
– “..anche io ci ho messo 4 mesi prima di restare incinta, capisco come ci si sente”.
Questa frase, detta a fin di bene pensando di far sentire l’altra/o meno solo, spesso non fa che provocare rabbia ed invidia in chi la sente, amplificando anche la sensazione di essere diversi e “difettosi”. Aspettare qualche mese prima di vedere un test di gravidanza positivo non ha nulla a che vedere con l’infertilità. Invece di confrontare la tua situazione con la loro, accetta semplicemente che non riesci a comprendere la portata di ciò che stanno attraversando.
– “..dovresti rilassarti”, “ti stai stressando troppo per questa cosa”.
È forse il tipico consiglio ben intenzionato, ma se ci pensiamo bene, cosa si sta dicendo in realtà? suggerisce che la colpa sia della donna che sta cercando di rimanere incinta ma non si è ancora rilassata abbastanza.
– “..perché non adottate un bambino? Gli orfanotrofi sono pieni!”.
L’adozione è una bella opzione ma non va offerta come un “facile piano B”. In primo luogo, non è così semplice decidere di adottare un bambino e riuscire a farlo, e poi non dimentichiamo che chi ti sta parlando non è venuto per un consiglio, ma piuttosto per sentirsi meno sola/o in una prova di vita così difficile. Di sicuro conoscono la possibilità di adottare, ma rispetta il loro più grande desiderio: avere un figlio “tutto loro”.
– “..una mia amica ha fatto la Fivet ed è subito rimasta incinta”, “..dovreste provare la PMA”.
Spesso è il primo dei consigli, dato con buone intenzioni, che è meglio evitare: la maggior parte delle coppie conosce già questa possibilità ma, quando si confidano con te su qualcosa di così serio, non vogliono ricevere opzioni terapeutiche ed inoltre non per tutti questa opzione è percorribile o desiderabile. Se ti hanno confidato una cosa tanto personale e delicata è probabile che non siano venuti da te per un consiglio, ma per ricevere comprensione e supporto.
– “..forse non sei destinato a essere un genitore”, “..tutto ha un motivo”.
Questa è probabilmente una delle frasi più crudeli ed insensibili da dire a chi cerca disperatamente di avere un figlio.
Una delle più grandi paure delle coppie infertili, infatti, è che “semplicemente” non dovrebbero avere un figlio. Il suggerire che questa situazione sia dovuta ad una decisione “presa dall’alto” è banalizzare e minimizzare il loro dolore: non esiste una lista segreta in cui le persone sono divise in coloro che potranno avere figli e coloro che non li avranno.
– “..andate in vacanza”.
Suggerire che un problema di salute possa risolversi rilassandosi alle Maldive sembra uno schiaffo in faccia alla maggior parte delle coppie infertili. Certo, a volte è salutare prendersi una pausa da tutto, ma andare in vacanza con il pensiero delle due lineette che finalmente appaiono nel test di gravidanza al ritorno è a dir poco frustrante. Essere rilassati è generalmente utile, tuttavia le complicazioni sono spesso causate da un serio motivo di salute che nessuna vacanza o relax cancellerà.
– “..non pensarci e vedrai che arriva”.
È un’altra frase tipica che i pazienti si sentono dire. Suggerisce che forse stanno esagerando, anche peggiorando la propria infertilità “provandoci troppo”. Ma è proprio vero che se smettiamo di pensare a qualcosa, magicamente accade? Inoltre, “smettere di pensarci” può ritardare il trattamento necessario che può garantire che le coppie infertili non perdano tempo.

Invece delle frasi sopra citate, potreste provare a dire:
– “Posso aiutarti con qualcosa?”.
Gli farete capire che non date per scontato di sapere di cosa hanno bisogno ed offrirete allo stesso tempo il vostro aiuto.
– “Spero davvero che ci riusciate”.
Esprimerete così un desiderio positivo nei loro confronti.
– “So quanto lo vuoi e vedo quanto è importante per te”.
In questo modo riconoscerete e darete “dignità” ai loro sentimenti.
– “Mi dispiace, non riesco a pensare alle parole giuste da dire. Posso stare qui vicino a te in silenzio o tenerti la mano?”.
Ammetterete di non sapere come funzionano le cose e che siete impotenti ma presenti.
– “Deve essere estenuante. Come fate a gestire tutto questo?”.
Mostrerete interesse e li inviterete a farsi “sostenere” da voi permettendogli di parlarvene.
– “So che non posso risolvere il problema, ma posso ascoltarvi e accompagnarvi dove avete bisogno”.
Comunicherete il vostro sostegno e volontà di aiutare.
– “Mi dispiace di quanto lungo e difficile sia questo percorso per voi”
Dimostrerete in questo modo compassione, vicinanza ed empatia.

Ho voluto affrontare questo tema in quanto, nonostante coinvolga davvero molte persone, è ancora poco conosciuto e caratterizzato da tabù ed ingiusti pregiudizi dettati da ignoranza e stereotipi culturali.

Vorrei concludere questo lungo articolo dando un ultimo affettuoso consiglio a tutte le persone che si trovano ad affrontare questa delicata situazione: parlatene, non nascondetevi, non avete nulla di cui vergognarvi.

Dott.ssa Saccucci Alessia
Psicologa Psicoterapeuta
Terapeuta individuale e di coppia
Consulente in Sessuologia
Terapeuta EMDR 

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