Torna la rubrica “Area Salute Insubria”, ideata dal dottor Angelo Ferloni, con un interessante contributo di Elisabetta Belfanti, psicologa e psicoterapeuta dell’infanzia e dell’adolescenza, dirigente sanitario I livello UONPIA Varese – sede di Luino.
A più di un anno dalla proclamazione dello stato di emergenza sanitaria nazionale, moltissimo è stato scritto in questi mesi, da fonti ben più autorevoli della mia, sulle conseguenze della pandemia sullo sviluppo dell’infanzia e dell’adolescenza.
Ho riflettuto a lungo su quale potesse essere il contenuto di un articolo che arriva a “giochi quasi fatti” (speriamo) ed alla fine ho deciso di riportare fedelmente la fotografia del Servizio nel quale opero da molti anni, che vede sia accessi recenti (primi appuntamenti presi dalle famiglie dopo o in conseguenza dello stato di isolamento forzato), sia una casistica storica che, in questi mesi, ha parzialmente mutato le ragioni e le espressioni sintomatiche che avevano originato la presa in carico.
Con le dovute cautele relative a qualunque tipo di generalizzazione, dividerò l’utenza in due macro categorie: da un lato la fascia della prima infanzia e della scuola primaria, dall’altro il variegato universo della preadolescenza e dell’adolescenza.
Prima infanzia e scuola primaria
Nei più piccoli l’accento va messo su un aumento dei disturbi dell’attaccamento (accresciute difficoltà nella sperimentazione e/o nell’affrontare nuove separazioni dai caregivers dopo i periodi di lock down, quarantena fiduciaria o malattia; disturbi del sonno, dell’addormentamento e della gestione della notte in autonomia).
Il passaggio alla scolarizzazione segna un incremento dei disturbi specifici dell’apprendimento, la cui valutazione però, specie nel ciclo della scuola primaria, lascia molte perplessità; va infatti considerata la frequenza scolastica alterna e l’avvio faticoso della didattica a distanza, che hanno fatto slittare le tappe di acquisizione e consolidamento dei requisiti di base della letto-scrittura e del calcolo, rendendo spesso difficoltosa la formulazione di una diagnosi attendibile e non soggetta a modificazioni nel breve termine.
Si è inoltre assistito ad un aumento delle fobie scolari, connotate come difficoltà parziali e/o totali a far ritorno alla scuola in presenza sia per il progressivo ritiro sociale, sia per l’alterazione dei ritmi sonno/veglia, sia per la mancanza di confronto con i pari in contesti diversi da quello scolastico, sia per la reiterazione di episodi di bullismo o pseudo bullismo, sia per la modifica degli stili educativi familiari nella direzione di un maggior “laissez faire” dettato dalla convivenza prolungata e in cattività di grandi e piccini.
Preadolescenza e adolescenza
Il passaggio alla preadolescenza e all’adolescenza invece vede ancora una casistica nella quale l’investimento sulla scuola fatica a riprendere il suo corretto significato socializzante ed educativo, con l’aggravante (per altro con un’età d’esordio sempre più bassa) dell’utilizzo prolungato ed incontrollato della rete (web) in tutte le sue declinazioni e, specie nelle ragazze, un aumento significativo delle sintomatologie depressive, delle ideazioni suicidarie e degli attacchi al corpo, con particolare riferimento ai comportamenti di cutting, messi in atto anche a seguito di emulazione e dell’adesione a siti che propagandano questi agiti patologici.
Quest’ultima casistica, insidiosa e nascosta, sfugge spesso agli altri componenti del nucleo familiare, perchè agita in sordina, nel vuoto delle abitazioni o nelle ore notturne, e richiede la messa in atto di interventi complessi (presa in carico psicologica, terapia farmacologica di supporto, incontri con le figure genitoriali, contenimento attraverso ricovero in struttura ospedaliera).
Generazione senza prospettive e senza speranza? Non direi: il mondo dell’età evolutiva è sempre ricco di stimoli e suggestioni e la capacità di ascolto e di condivisione dei linguaggi dei ragazzi, anche attraverso la modifica, almeno parziale, delle tradizionali modalità di approccio (nel lavoro psicologico, ma anche nelle famiglie, nella scuola e nelle agenzie sociali) permette un accesso affascinante ed una decodifica, almeno parziale, dei loro messaggi, senza dimenticare l’area del “sano segreto” che deve essere preservata in ogni personalità in formazione.
Il recupero di un tempo per le famiglie meno congestionato da ritmi frenetici e votati alla prestazione ha permesso anche di osservare la rinascita di spazi di condivisione più genuini, di piccoli piaceri ritrovati, la cui permanenza, anche alla ripresa delle attività esterne (fondamentali e dovute, prime fra tutte le discipline sportive), appare ricetta per una crescita sana e sicura per gli uomini e le donne del domani, si spera più consapevoli e “senza maschere”.

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