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Luino | 1 Maggio 2021

“Uno sguardo nel bosco”, il muflone nelle zone della Valcuvia e della Valtravaglia

In provincia di Varese è stato introdotto, a seguito di alcuni esemplare fuggiti da un recinto privato, e illegalmente nella zona sopra Laveno all'inizio degli anni '80

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Il muflone è un mammifero artiodattilo appartenente alla famiglia dei Bovidi. È stato introdotto in Sardegna intorno al 6000 a.C., proveniente dal Medio Oriente, probabilmente trasportato da popoli orientali in migrazione verso occidente, che già conoscevano la pastorizia.

Nell’isola era distribuito in modo generalizzato, ma agli inizi di questo secolo veniva segnalato in rapido declino a causa del bracconaggio, successivamente all’istituzione di alcune aree protette e alla riduzione della pastorizia, i mufloni in Sardegna sono passati da 300-360 individui nel 1969 a 1500-1600 nel 1995, sino agli attuali 3000 capi.

Dalla Sardegna la specie venne introdotta dapprima negli Appennini (foreste casentinesi), e successivamente in tutta l’Europa centro-occidentale, isole britanniche escluse.

Attualmente la specie è presente oltre che in Sardegna anche sulle Alpi dove sono circa 3000, distribuiti in 27 colonie e sull’Appennino centro settentrionale dove vivono circa 2500 capi.

Il Lombardia e in particolare nella provincia di Varese è stato introdotto prima in maniera accidentale (in seguito a esemplari fuggiti da un recinto privato) e poi con introduzioni illegali nella zona sopra Laveno all’inizio degli anni ’80, con individui provenienti dalla Sardegna.

La sua presenza si certifica solo in Valcuvia e Valtravaglia, dove la probabile interazione tra due fattori quali la scarsa attitudine di questo ungulato a colonizzare nuove aree e un habitat diverso da quello del rilascio (ad esempio l’assenza delle classiche rocce calcaree presenti nelle due valli sopracitate), ne limitano l’espansione verso altre zone limitrofe.

Gli inverni poco selettivi della bassa montagna si sono rivelati ideali per loro, che hanno creato una colonia di quasi 600 capi che però deve essere gestita con particolare attenzione.

Il muflone è tipico di aree schiettamente mediterranee, avendo come luogo di provenienza la Corsica e la Sardegna, in questi ambiti è strettamente legato ad ambienti almeno parzialmente rocciosi, sul nostro territorio gli ambiti altitudinali occupati sono molto variabili, passando dalle zone pianeggianti di fondovalle, sino ai 1200-1300 metri di altitudine.

In questi nuovi ambienti il muflone si trova in boschi di caducifoglie o misti, all’interno di zone collinari o di bassa montagna, purché esse non siano soggette ad un forte innevamento invernale.

Ha un forte legame con le pendici rocciose, che si alternano a radure e pascoli ricchi di arbusti e formazioni vegetali del piano montano, e occupa abbastanza indifferentemente sia praterie di fondovalle che montane, prevalentemente nella stagione tardo primaverile-estiva, dove può brucare e muoversi relativamente libero, ma anche boschi di latifoglie dove riesce comunque a trovare il cibo necessario alla sua sopravvivenza.  

Nonostante la forte adattabilità della specie, questi ungulati hanno una vocazione per le aree con determinate caratteristiche come l’esposizione a sud per ricevere la luce solare nella maggior parte della giornata, nelle quali rocce e bosco siano ben rappresentati come tali o in mosaico con altre componenti fisionomiche.

Il muflone viene classificato, in base alle caratteristiche del suo apparato digerente, come un pascolatore selettivo. Analisi dirette delle abitudini alimentari rivelano che il consumo principale è rivolto alle piante erbacee, ad apici vegetativi degli alberi e arbusti, ma la sua dieta è composta anche da foglie, piccoli funghi, bacche di stagione, frutti e nelle zone più elevate in montagna anche di licheni. Sono in grado di mangiare un’ampia varietà di alimenti di origine vegetale anche scortecciare le piante dure e coriacee rifiutate dalla maggior parte degli Ungulati, riuscendo così a sopravvivere in habitat particolarmente aridi.

In questa specie è presente un dimorfismo sessuale molto ben accentuato: innanzitutto nel maschio è evidente la presenza (soprattutto nella muta invernale) di una folta criniera di colore nero, assente nelle femmine; anche le dimensioni tra i due sessi differiscono (il maschio raggiunge un peso di 40 Kg da adulto rispetto ai 25 Kg della femmina), ma la peculiarità in questa specie è data dalla presenza nei maschi di due importanti corna ossee, molto resistenti e permanenti durante tutto l’arco della vita, le quali continuano a crescere con l’avanzare dell’età (in questo caso si parla di vere e proprie corna e non più di palchi come nel capriolo e cervo).

Le corna sono sicuramente l’elemento distintivo di questa specie, poiché esse hanno una forma ben precisa e particolare con un tipico andamento ricurvo fino ad arrivare in alcuni esemplari a formare quasi una specie di arco con una tendenza alla forma della spirale, tanto da renderle molto appariscenti.

Sono molto robuste e possiedono uno spessore importante anche perché la loro funzione principale rimane quella di attirare le femmine durante il periodo dell’accoppiamento, di dimostrare ai potenziali avversari la forza e la potenza dell’esemplare e infine quella di combattere con altri contendenti in duelli che a volte possono essere molto cruenti da vedere, ma che molto raramente sfociano in danni permanenti o morte.

Il rumore delle corna di due esemplari che si scontrano risulta essere molto forte e udibile a distanze ragguardevoli.

Di rado è possibile osservare in alcune femmine la presenza di abbozzi cornei, delle dimensioni di pochi centimetri.

Il pelo, ruvido e corto, viene sostituito in autunno e in primavera. Nei maschi di due o più anni il mantello durante l’inverno è marrone scuro con una macchia bianca sulla schiena che scende sino ai fianchi chiamata “sella” e ritenuta tipica della specie, la sua assenza viene considerata indizio di incroci con la pecora domestica, ma a questo proposito mancano studi conclusivi.

Nelle femmine il colore invernale del mantello è più chiaro e la presenza della sella viene a volte accennata da peli grigiastri.

I due sessi sono provvisti di maschera facciale bianca, che si limita alle zone perilabiali e perinasali negli animali giovani, per estendersi, al crescere dell’età, a tutta la fronte sino ad interessare tutto il muso nei soggetti anziani.

Il muflone è un animale che svolge la maggior parte delle sue attività nelle prime ore della giornata, oppure quando il sole sta per tramontare, mentre durante le ore centrali, in particolar modo nella stagione estiva, preferisce riposare e non affrontare sforzi non necessari.

Si tratta di animali dalle abitudini gregarie: sono poco frequenti i casi nei quali si possono osservare animali isolati e generalmente riguardano femmine che sono prossime a partorire ed arieti in età avanzata.

In genere si costituiscono gruppi monosessuali con maschi di oltre due anni, che durante il secondo anno di vita hanno completamente sciolto ogni legame con la madre, e gruppi di femmine, agnelli e giovani di un anno compiuto. Questi gruppi si sciolgono durante il periodo riproduttivo (ottobre-novembre) durante il quale la formazione di gruppi misti e la presenza di maschi isolati in cerca di femmine sembra essere la regola. Gruppi misti sono presenti spesso durante tutto l’inverno.

La stagione degli amori cade generalmente nel mese di ottobre (negli ambienti più freddi anche più tardi): in questo periodo, i maschi si avvicinano ai greggi di femmine, attratti dall’odore del loro estro, e competono fra loro per attirarne l’attenzione e potersi quindi accoppiare. I conflitti tra i maschi vengono normalmente risolti con cozzate frontali delle corna o con combattimenti spalla a spalla.

Fra la fine di febbraio fino alla fine di aprile, le femmine gravide si allontanano dal gruppo e partoriscono, isolate, 1 o 2 piccoli, che sono in grado di muoversi e camminare subito dopo la nascita e che devono essere allattati ogni 15 minuti circa. Quando arriva l’estate, le femmine con la loro prole (ed i giovani maschi, fino ai 2 anni di età) si riuniscono a formare greggi, a volte molto numerosi.

Le cause di mortalità sono di varia natura, atmosferiche in quanto nevicate tardo invernali e primaverili possono essere fatali per gli agnelli appena nati e possono favorire la predazione di questi ultimi.

Lupo e aquila reale sono i veri nemici del muflone, altri predatori come la volpe ne cacciano occasionalmente i piccoli, anche se in quest’ultimo caso spesso la femmina reagisce con decise reazioni di difesa verso il piccolo.

Il muflone è risultato particolarmente sensibile al ritorno del lupo in Italia. Provenendo da aree prive di lupi e di predatori in generale, non ha sviluppato tecniche antipredatorie efficaci per difendersi, soprattutto in aree innevate. Cosicché in talune zone, dove si è consolidata la presenza del lupo, il muflone si è estinto o fortemente ridotto di numero.

La speranza di vita dei mufloni maschi è di circa 12 anni, mentre le femmine sono generalmente più longeve, vivendo infatti anche oltre i 15 anni.

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