Luino | 11 Aprile 2021

“Area Salute Insubria”, alla scoperta del diabete con il dottor luinese Edoardo Duratorre

Il dottor Ferloni: "Affrontiamo oggi un tema che ha assunto negli ultimi decenni una caratteristica di sempre maggiore diffusione e relativo ad una patologia complessa"

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Affrontiamo oggi un tema importante – commenta il dottor Angelo Ferloni -, che ha assunto negli ultimi decenni una caratteristica di sempre maggiore diffusione e relativo ad una patologia complessa che, se trascurata, può causare importanti scompensi: il diabete.

Ad accompagnarci con competenza in questo percorso informativo, illustrandoci nuove prospettive di cura, Area Salute Insubria, dirigente medico con incarico di alta specialità per il Diabete e le Malattie Metaboliche per ASST Settelaghi Varese, Ospedale di Luino.

Duratorre da tempo è impegnato nell’opera di informazione e prevenzione ed organizzatore di convegni sulla Diabetologia.

Ecco il testo integrale.

Il diabete è una malattia con alto impatto negativo sul sistema cardiocircolatorio. E’ risaputo che chi ha il diabete ha un rischio doppio, rispetto alla popolazione generale, di sviluppare infarto cardiaco o ictus cerebrale. Per anni abbiamo ritenuto che questo rischio aumentato fosse strettamente correlato con il valore medio di glicemia, quindi con il valore di emoglobina glicata. Per anni, quindi, lo sforzo dei medici si è concentrato sul ridurre i valori di glicemia e di emoglobina glicata, ma ciò nonostante l’incidenza di accidenti cardiovascolari non è affatto diminuita.

Tra la fine degli anni ’90 del secolo scorso ed i primi anni del XXI secolo è stato condotto un grosso studio nel Regno Unito, il cui risultato finale si può così sintetizzare:
– La riduzione di ogni punto percentuale di emoglobina glicata si traduce in una riduzione del rischio cardiovascolare, ma questo dato non ha raggiunto la significatività statistica.
– L’intervento terapeutico intensivo riduce significativamente il rischio di complicanze microvascolari (retinopatia, nefropatia, neuropatia).
– L’intervento terapeutico intensivo sembra comportare un aumento non significativo del rischio di ictus.

Curare il diabete così come si faceva 20 anni fa, quindi, al massimo significava garantire un effetto oserei dire “cosmetico” sulla glicemia e sull’emoglobina glicata, ma in pratica non garantiva riduzione del rischio cardiovascolare, anzi sembrava addirittura che il rischio di ictus aumentasse. I farmaci in uso 20 anni fa erano sulfaniluree e vecchie insuline.

A complicare ancor più la faccenda intervenne una metanalisi secondo la quale, intensificando la terapia antidiabetica tradizionale (sulfaniluree e vecchie insuline), per far abbassare l’emoglobina glicata sotto il 7,5%, la curva dei decessi aumentava. In pratica, sforzarsi di ottenere un buon compenso glicemico con sulfaniluree e vecchie insuline faceva aumentare il numero di morti, come a dire che sarebbe stato meglio non trattare il diabete. Il motivo? Spingere troppo con le vecchie terapie comportava un rischio eccessivo di ipoglicemia, evento pericolosissimo, invalidante e perfino mortale.

A distanza di 20 anni le cose sono ampiamente cambiate. Oggi disponiamo di nuove insuline che minimizzano il rischio di ipoglicemia, ma soprattutto disponiamo di nuovi farmaci, delle classi GLP1 ed Inibitori SGLT2, i quali non hanno alcun rischio di ipoglicemia (possono essere somministrati con beneficio anche a chi non ha il diabete) ed hanno dimostrato di ridurre il rischio di malattia cardiovascolare e di scompenso cardio-circolatorio indipendentemente dai valori di emoglobina glicata ottenuti.

Non occorre più sforzarsi di ottenere valori inferiori al 7% di emoglobina glicata (anche se questo risultato resta sempre auspicabile), ma l’uso di questi nuovi farmaci è in grado di ridurre significativamente il rischio cardiovascolare, anche se i valori di emoglobina glicata dovessero restare maggiori del 7%. La terapia del diabete, insomma, si sposta da una concezione “glicata centrica” ad una concezione “cardio-vascolare centrica”: una vera rivoluzione copernicana, che garantisce benessere e vita alle persone con diabete.

Ma indipendentemente dai “miracoli” che la moderna medicina può compiere, resta comunque imprescindibile l’intervento sullo stile di vita, che significa “due forchettate in meno e quattro passi in più”, come recitava uno slogan di qualche anno fa: un individuo “sano” e con buona prospettiva di vita, infatti, non è chi riesce a controllare le patologie con i farmaci, ma chi riesce a mantenersi in forma fisica, potendo così abolire (o quanto meno ridurre di numero) i farmaci.

Dott. Edoardo Duratorre, Dirigente Medico con incarico di alta specialità per il Diabete e le Malattie Metaboliche. ASST Settelaghi Varese (Ospedale Luino)

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