Luino | 13 Aprile 2019

“Una mela al giorno?”: tutte le curiosità sull’uso dei dolcificanti

Un viaggio nel mondo dei dolcificanti con consigli utili sull'alimentazione, sfatando alcune teorie secondo le quali sarabbero "alimenti salutari" e dietetici

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Il gusto dolce è sempre stato molto importante per l’essere umano a partire dai nostri antenati. Il dolce segnalava la presenza di carboidrati e quindi di energia spendibile per la sopravvivenza, inoltre era un elemento di distinzione tra alimenti vegetali commestibili o probabilmente tossici caratterizzati da un gusto più amaro.

Oggi non abbiamo problemi di mancanza di cibo e l’eccesso ha portato negli anni a sviluppare additivi alimentari e tecnologie di produzione per diminuire l’apporto calorico da grassi e in particolare da zuccheri. I dolcificanti acalorici sono entrati nell’industria alimentare nell’Ottocento e ora sono uno tra gli additivi più utilizzati nei prodotti alimentari come arma, almeno apparente, per ridurre la resistenza all’insulina e l’obesità.

Le persone scelgono i dolcificanti artificiali non calorici per perdere o mantenere il peso. Lo zucchero fornisce una grande quantità di carboidrati rapidamente assorbibili, portando all’aumento del peso con tutti i fattori di rischio ad esso associati. Grazie ad un intenso lavoro di marketing da parte dell’industria, molti consumatori spesso considerano i dolcificanti “alimenti salutari” e dietetici. Tuttavia i dati epidemiologici suggeriscono il contrario. Diversi studi su larga scala hanno trovato una correlazione positiva tra l’uso di dolcificanti artificiali e l’aumento di peso sia negli adulti che nei bambini. Quindi qualcosa è andato storto e siamo stati in qualche modo fregati.

Cosa dicono gli studi?

L’assunzione consapevole di dolcificanti è stata associata ad un aumento generale dell’introito calorico, suggerendo un comportamento di compensazione per la prevista riduzione delle calorie grazie al loro utilizzo. Insomma, so di ridurre l’introito di carboidrati, ma vengo portata inconsapevolmente ad assumere più cibo perché in fondo “me lo posso permettere”.

Cosa spinge il desiderio di mangiare?

Il rapporto con il cibo condivide i circuiti cerebrali di altre attività e dipendenze (sesso, droga, alcol, fumo…) e la ricompensa da cibo consiste in due vie: una sensoriale, che coinvolge alcune particolari aree cerebrali e la dopamina, e una post-ingestiva, che dipende dal contenuto di nutrienti del cibo ingerito e coinvolge l’ipotalamo e neuropeptidi che regolano l’assunzione di energia. Nel caso dei dolcificanti la mancanza del contributo calorico generalmente elimina la componente post-ingestiva.

L’attivazione della sola componente edonistica può contribuire ad aumentare l’appetito per soddisfare l’innata brama di dolce, anche in assenza di bisogno di energia. La mancanza di completa soddisfazione, probabilmente a causa della mancata attivazione della componente post-ingestiva, alimenta ulteriormente la ricerca di alimenti aumentando l’introito calorico e quindi il peso. I dolcificanti artificiali, proprio perché dolci, incoraggiano quindi il desiderio e la dipendenza da zucchero.

Non solo…

I dolcificanti artificiali sembrano influenzare negativamente il microbiota, diminuendo il senso di sazietà,  alterando il controllo della glicemia aumentandola a livello ematico con una sempre più importante difficoltà di bilanciamento da parte dell’insulina.

I dati in possesso negli studi portano quindi a pensare che i benefici tanto attesi e sperati dall’utilizzo dei dolcificanti artificiali acalorici siano in realtà solo sulla carta e nei messaggi pubblicitari perché di fatto gli studi parlano di aumento del peso accanto al rischio di sviluppare diabete di tipo 2, proprio le condizioni che all’origine dovevano prevenire.

E quindi? Che si fa?

Personalmente cerco di incoraggiare a lasciare nella dispensa anche i dolcificanti, di fatto non ne abbiamo bisogno. Mentre scrivevo quest’ultima frase ho immaginato nella mia testa tanti lettori che perplessi pronunciavano le parole “ma io non riesco”. A questo punto gioco la carta della scienza: numerosi studi (ma anche le nostre esperienze quotidiane) dimostrano che il gusto dolce così come il salato possono essere in qualche modo educati. Provate a togliere quel cucchiaino di zucchero o dolcificante dal caffè. All’inizio potreste avere pessime reazioni a sentire il suo vero sapore, ma pian piano vi abituerete. Questo vale per tanti alimenti, per i dolci che consumiamo troppo spesso, ma anche per il sale che aggiungiamo in modo eccessivo.

Per ulteriori informazioni e per contattare la dottoressa Chiara Usai chiamare il numero +39 349 8409685 o scrivere una mail all’indirizzo usai.chiara1977@gmail.com.

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