Langenthal | 28 Maggio 2017

“Luinesi all’estero”, Stefano Belluz a Langenthal si occupa di Supply Chain in una multinazionale

"Ho la possibilità di potere contare sul grande appoggio dei miei familiari, che mi fanno sentire la loro vicinanza anche stando qui"

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Anche oggi torna la nostra rubrica “Luinesi all’estero” che, dopo aver raccontato la vita di Elena Argenton a Londra, ci porta a Langenthal, in Svizzera, dove abbiamo incontrato il quarantunesimo concittadino trasferitosi in terra straniera. Si tratta di Stefano Belluz che si occupa di Supply Chain in una multinazionale americana, tra analisi e comunicazione. Continuiamo così a raccontare le vite dei tanti luinesi che si sono trasferiti all’estero per cercare lavoro, fare esperienze diverse e provare ad avere un futuro migliore e più stabile. 

Raccontaci di te… Quando sei andato via dall’Italia? Dove vivi?

Sono partito a novembre 2016, nonostante lavorassi già all’estero come frontaliere da diversi anni. Vivo a Langenthal, un comune del canton Berna prevalentemente rurale, in cui ha sede l’azienda per la quale attualmente lavoro.

Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?

Come dicevo in realtà è da parecchio che lavoro in Svizzera. La scelta di trasferirmi qui, però, è stata dettata da un’esperienza professionale che mi è stata offerta, la quale implicava uno spostamento.

Di cosa ti occupi?

Mi occupo di Supply Chain, un termine non molto noto che identifica e comprende tutte le attività svolte al fine di fare arrivare la cosa giusta al momento giusto nel posto giusto: sembra molto vago, ma si traduce in pratica con molte sfaccettature ed è di grande interesse in tutti i settori di produzione e servizi.

Come si svolge il tuo lavoro quotidianamente?

E’ un lavoro analitico e di comunicazione: qui sono nel quartier generale europeo della Supply Chain di una grande azienda multinazionale americana, pertanto comunichiamo con tutti i paesi. Interagisco poi coi colleghi e opero con diversi sistemi informatici.

Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenza hai riscontrato?

Ho lavorato in Italia solo per un anno circa, avendo avuto la possibilità di cominciare appena laureato in una piccola azienda di consulenza milanese. Le differenze rispetto ad un lavoro strutturato in Italia non saprei quindi identificarle, ma posso dire che mi sono sempre trovato a mio agio nella realtà delle multinazionali con sede in Svizzera.

Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrato nella società?

Il cambiamento rispetto all’Italia è notevole, culturalmente soprattutto. Mi trovo comunque bene e penso che un po’ di spirito di adattamento aiuti in ogni situazione, anche restando nel proprio paese. Credo di essermi integrato e avere allacciato rapporti umani con colleghi e gente del posto. Questo mi ha dato una sensazione di familiarità già immediata. E’ una zona molto rurale, circondata da foreste e montagne: l’ideale per praticare gli sport outdoor che amo molto. Oltretutto è un paese che dista meno di un’ora da altre città più ricche di offerte culturali, quali Berna, Zurigo, Basilea e Lucerna.

Quali difficoltà hai riscontrato?

La perdita dei riferimenti rappresenta sempre una sfida da affrontare. Allo stesso tempo però è anche l’occasione per sperimentare sé stessi fuori dalla comfort zone. Personalmente credo sia una cosa efficace per conoscersi meglio e diventare quello che si vuole essere con maggior consapevolezza. Vorrei cominciare a imparare la lingua, ma per ora sono ancora fermo al palo: il tedesco comporta un notevole sforzo per essere appreso completamente.

In quali altri paesi hai vissuto? Come ti sei trovato lavorativamente parlando?

Non ho altre esperienze all’estero, questa per ora è la prima ed unica.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?

Essere italiano una cosa che mi caratterizza e i colleghi me lo fanno notare spesso. Forse essendo cresciuto vicino alla Svizzera ed avendovi lavorato per molto, la mia italianità è già parzialmente mitigata in partenza. Sarebbe banale citare cibo, clima e affetti come le cose che mi mancano maggiormente, eppure è proprio questo che metterei in cima alla lista.

E invece, che progetti hai per il futuro?

Progetto di seguire le mie aspirazioni professionali e umane; mi sono dato una tempistica per vedere come si sviluppa questa esperienza. Lascio aperti gli scenari, sapendo che essere venuto qui corrisponde ad una scelta, non una fuga. In questa prospettiva mi sento più libero ora di progettare il futuro che in precedenza: dove sarà ancora non lo so, ma voglio che mi dia la stessa sensazione di soddisfazione e crescita che mi dà la situazione attuale.

Pensi che un giorno tornerai in Italia?

Se le condizioni che ho appena menzionato fossero soddisfacenti sì. Ho la possibilità di potere contare sul grande appoggio dei miei familiari, che mi fa sentire la loro vicinanza anche stando qui: questo mi rende libero di progettare serenamente il mio futuro. Non sono una persona particolarmente ambiziosa ma ho esigenza di sentirmi padrone del mio destino: se in Italia dovessi trovare una realtà che mi permette di farlo, tornerei volentieri.

Dopo quelle a Marco ZanattaNicholas VecchiettiSilvia CamboniAlice GambatoFabio SaiMatteo Lattuada, Luciano AmadeiAntonio BuccinnàPatrizia DelleaFabiana SalaGiorgia ParodiEmanuele MaranoWilmer TurconiRoberto ZanaldiSerena FortunaMichel AndreettiGiuseppe ScaleseFrancesca SaiIros BarozziRosita CordascoFederico FolciaAlessio BadialiMarco ChiminiMark Masneri, Maria Giovanna Folci, Chiara TepsichGabriele Romano, Cristian MassaMattia StragapedeRoberto BrambiniSerena FiorilloSerena Martinelli, Ramona Cerinotti, Luca Maremmi, Dario CaputoMirco ZaniniAndrea FaraceAntonio ArcieriLorenzo Bina ed Elena Argenton questa è la quarantunesima testimonianza della rubrica “Luinese all’estero”. Continueranno le interviste ad altri luinesi che vivono e lavorano tra Europa, America, Africa, Asia e Australia.

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