Il primo sabato di autunno ha raccolto, nel campo dell’oratorio San Luigi di Luino, numerosi fedeli, con famiglie, giovani ed educatori pronti a dare il via all’anno oratoriano 2026/2027 con la celebrazione della messa. Messa che ha segnato anche l’ingresso ufficiale di don Lorenzo Valsecchi come nuovo vicario della Comunità Pastorale “Madonna del Carmine”, dopo il trasferimento di don Giuseppe Cadonà a Lissone.
Presieduta da don Lorenzo e concelebrata dal prevosto don Cesare, da don Ennio e da don Luca Civardi, parroco di Civate – paese d’origine del giovane sacerdote – ha visto anche la partecipazione del sindaco di Civate Angelo Isella e del sindaco di Luino Andrea Pellicini, accompagnato dagli assessori Vincenzo Liardo, Paolo Gobbato e Alessandra Brignoli.
Durante l’omelia, prima della consegna al mandato educativo a catechisti, educatori e insegnanti dell’Istituto “Maria Ausiliatrice”, il vicario ha ricordato l’esperienza vissuta una decina di anni fa, sempre a Luino, quando era ancora un seminarista: «Due anni bellissimi e di cui ho un ricordo grato. È bello, ora, essere di nuovo qui: questa comunità è ricca di tanto bene seminato negli anni».
Guardando poi al significato della giornata, don Lorenzo ha sottolineato come preti, catechisti ed educatori non siano perfetti, «ma hanno detto di sì, ci hanno messo la faccia. Ed è bello dire di sì, mettersi a disposizione per gli altri. Il bene ci chiama a libertà e la libertà è un dono, ma chiede la responsabilità: l’amore cristiano è esigente, costa, e proprio per questo è potente, è un amore che salva», ha continuato, invitando ciascuno a «non passare la vita a guardare solo il tuo ombelico: guarda chi hai di fronte, chiediti cosa potresti fare e poi fallo. Servono delle persone che siano pronte a compromettersi, amare e rischiare». E, rivolgendosi di fatto all’intera città, ha rivolto questo invito a Luino: «Non dimenticare: sei libera, ama».
Nel corso della messa, poi, un gruppo di cinque giovani – Mattia, Francesca, Cecilia, Irene e Leonardo – ha presentato alla comunità il progetto di vita comune che sperimenteranno a Milano a partire dal mese di ottobre: tutti studenti nel capoluogo lombardo, hanno scelto di vivere questa esperienza – partendo da quella vissuta all’oratorio di Luino – ospiti di una casa messa a loro disposizione dalle suore di Nazaret.
Questa vita comune – che hanno scelto di chiamare “Casa Emmaus” in riferimento al noto episodio evangelico dei discepoli di Emmaus – ha come fondamento la carità, declinata in tre pilastri: il servizio per l’altro, la fraternità e la spiritualità: «Speriamo che questa esperienza possa essere per noi un punto di partenza, con la consapevolezza che possa aiutarci a costruire insieme gli strumenti per affrontare il cammino attraverso la crescita personale, la condivisione di responsabilità, gioie e fatiche e la crescita spirituale», hanno spiegato i ragazzi prima di firmare davanti a tutti il “patto di fraternità” che li impegnerà in questo percorso, sottoscritto poi anche da don Cesare. A loro don Lorenzo ha poi affidato un’icona con il volto di Cristo che gli è stata donata dalla comunità di Mediglia e Pantigliate, dove si trovava fino a poche settimane fa.
Al termine della celebrazione è stato il parroco a prendere la parola per accogliere in maniera ufficiale, a nome di tutta la comunità, il nuovo vicario. Prendendo spunto dalla comune provenienza da paesi affacciati su un lago e dall’essere stati entrambi inviati in un’altra città lacustre come Luino, don Cesare ha sottolineato la necessità di camminare dietro a Gesù facendo un passaggio come quello che lui stesso ha fatto fare a Pietro, da pescatore a pastore di anime: «C’è un popolo numeroso in questa città e questo popolo ha bisogno della parola del Vangelo, che è una parola buona per noi e per gli altri».
E infine un auspicio: quello di poter sentire sempre di più che «siamo una comunità di parrocchie. Mi farebbe bene sentirlo, vorrebbe dire che abbiamo imbroccato la strada giusta – ha chiosato il prevosto – Pian piano, anche con il nuovo consiglio pastorale, la imbroccheremo insieme – ha concluso rivolto a don Lorenzo – Il tuo modo di fare e di essere sono modi belli per entrare in una comunità e, a nome di tutti, ti prometto che qui ti coccoleremo».
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