Due settimane tra parola scritta e gaming: il “Festival della Biblioterapia” di Laveno Mombello torna, nell’edizione 2026, con una duplice anima – accomunata dal concetto di immaginazione – che lo vedrà declinarsi in due intense settimane di incontri e laboratori, dal 2 all’11 ottobre prossimi.
Presentato nella mattinata di oggi, martedì 22 settembre, a Villa Frua, questo evento dedicato alla dimensione pedagogica e al potere trasformativo della lettura per il benessere personale è un unicum in Italia e, quest’anno, vedrà una prima parte completamente dedicata all’universo del gaming e della videogame therapy.
A testimoniare in maniera concreta questa duplicità è anche il libretto del programma, che consta di due sezioni impaginate in modo capovolto l’una rispetto all’altra: quella relativa agli appuntamenti sul gaming che, come ha spiegato la responsabile del settore Cultura del Comune Elena Emilitri, è raffigurata da «un’isola sospesa nel vuoto», e quella dedicata alla biblioterapia, immaginata come «una montagna piena di segreti da esplorare».
Il tutto guardando al tema portante: l’immaginazione, definita dagli organizzatori come «la capacità concreta di vedere ciò che ancora si intravede all’orizzonte, di pensare alternative dove il presente appare stretto, di trasformare l’esperienza individuale in racconto condiviso». Perché «immaginare significa allenarsi ad aprire spiragli, costruire nuove mappe per orientarsi nella complessità».
A sostenere l’evento, oltre al Comune, una serie di partner che vanno da Regione Lombardia (per la parte del Festival) al Programma di Cooperazione Interreg VI-A Italia-Svizzera (per la sezione dedicata al gaming), passando per la Fondazione Per Leggere, l’Università dell’Insubria, Kur’Art e le cooperative Totem e L’Aquilone.
«Questo Festival è stato un po’ una mia creatura», ha commentato il vicesindaco e assessore alla Cultura Mario Iodice, raccontando la genesi del progetto nato sei anni fa da un’idea condivisa con l’allora direttrice della biblioteca di Laveno. Un’idea «cresciuta strada facendo e ben accudita grazie allo staff dell’Ufficio Cultura, arrivata ora a questa doppia versione».
«Essendo un docente, – ha proseguito – ogni giorno leggo testi dei classici antichi ai miei studenti. Testi di fronte ai quali non si può non rimanere stupefatti. Attraverso i classici l’uomo continua a trovare, ancora oggi, delle risposte che sono anche terapeutiche. Sono testi – come quelli di Seneca, Platone e Aristotele – grazie ai quali l’uomo scopre se stesso, fa domande, cerca risposte, viene provocato. Ecco allora che è nata così l’idea di far capire e diffondere sempre più l’importanza del leggere e della letteratura come terapia».
L’idea di ampliare il “Festival della Biblioterapia” con un lato incentrato sul gaming è nato all’interno del progetto Interreg Community Care for Neet che ha coinvolto le cooperative e un gruppo di giovani, pronti a mettersi in gioco, confrontarsi e riflettere sul mondo dei videogiochi.
Il lavoro svolto in questo ambito, ha spiegato Massimo Lazzaroni di Totem, ha preso il via dai vissuti dei ragazzi, che hanno riconosciuto come anche un videogame possa essere oggetto di crescita, approfondimento e socializzazione: «Da qui abbiamo costruito con loro un festival che non vuole essere “di consumo”, ma soprattutto di riflessione. I ragazzi, esplorando i lati positivi e “tossici” dei videogiochi hanno realizzato un manifesto e sono pronti a metterlo in discussione durante gli appuntamenti di ottobre, provando a ragionare insieme alle persone che interverranno».
Ad aprire il festival, il 2 ottobre, sarà il podcaster e conduttore di eventi sul mondo dell’innovazione con focus su IA Mario Moroni, mentre a chiudere questa prima parte, venerdì 9, sarà quello che è considerato un vip tra i gamer, visto anche il gran numero di followers che lo segue sui canali social: Lollo Lacustre, cresciuto proprio a Laveno Mombello e, oggi, un punto di riferimento nazionale in questo ambiente.
Non mancheranno, poi, incontri che toccheranno anche il lato più nostalgico dei videogiochi ed esperienze di gioco pronte a coinvolgere tutti quanti. In programma anche una tavola rotonda con un confronto tra generazioni che riguarderà tutto ciò che è stato raccolto durante le giornate sul tema videogame, mettendo in relazione i giovani e gli esperti.
A connettere le due anime del Festival, traghettandolo da una all’altra, sarà l’incontro dell’8 ottobre, in cui si parlerà proprio di game therapy e biblioterapia: «A unirci è il tema della narrazione – ha spiegato la biblioterapista Alessandra Manzoni –, che è un bisogno primario dell’uomo. La biblioterapia si occupa di narrazione letteraria, la game therapy di nuove forme di narrazioni».
Dopo l’apertura di questa sezione, il 9 ottobre sarà il turno di una giornata dall’impronta accademica: per la prima volta, infatti, il Festival verrà ospitato dall’Università dell’Insubria, con una mattinata formativa aperta al pubblico e un pomeriggio laboratoriale dedicato agli studenti. La serata lavenese, invece, vedrà, alle Officine dell’Acqua, il già annunciato incontro con Lollo lacustre, e, subito dopo, una “poetry slam” con Simone Savogin.
Il weekend del 10 e 11 ottobre, il festival assumerà una connotazione più improntata al laboratorio, con diversi laboratori di biblioterapia in calendario. Il sabato sera Emiliano Cribari terrà un “Piccolo concerto poetico”, seguito da Stefano Laffi che presenterà, coinvolgendo direttamente il pubblico il suo libro dedicato all’immaginazione, al quale si ispira il concept dell’edizione 2026 “T’immagini?”. Tra gli altri nomi di primo piano che parteciperanno al “Festival della Biblioterapia” compaiono anche quelli di Tina Festa, ideatrice del metodo Caviardage®, e la poetessa Vivian Lamarque, che chiuderà la rassegna domenica 11 alle Officine dell’Acqua.
Tutto il programma del festival è consultabile cliccando qui. Per partecipare agli incontri, specialmente ai laboratori che hanno capienza limitata, è richiesta la prenotazione sulla piattaforma Eventbrite.
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