Un progetto per coinvolgere i giovani NEET (“Not in Education, Employment or Training”, acronimo che indica i ragazzi che non sono occupati o inseriti in un percorso formativo o di istruzione) nella vita pubblica, attraverso l’educativa di strada: è la nuova iniziativa messa in campo dal Comune di Laveno Mombello grazie al programma di cooperazione transfrontaliera Interreg Italia-Svizzera.
“Community Care per NEET” (CCN), questo il titolo del progetto, vede come enti capofila l’associazione italiana La Clessidra e l’elvetica Fondazione Il Gabbiano e si inserisce pienamente negli obiettivi dell’amministrazione lavenese volti a implementare sempre di più le politiche giovanili per rispondere al forte disagio che si riscontra anche nel paese lacustre, con episodi di vandalismo, bullismo o di abuso di sostanze.
In linea generale, il progetto intende includere a livello sociale almeno 80 NEET italiani e ticinesi (non solo dell’alto Varesotto, dunque) nell’arco di due anni attraverso dei laboratori (uno di educazione alimentare e cucina, uno di agricoltura sociale ed educazione ambientale e uno di educazione corporea sport-autodifesa) guidati da esperti ed educatori che aiuteranno i ragazzi e le ragazze selezionate a radicarsi ancora di più sul loro territorio attraverso la rete dei servizi sociali con cui i partner dell’iniziativa collaborano da anni.
Entrando nello specifico, a Laveno Mombello i giovani verranno coinvolti in un’azione di educativa di strada, già sperimentata in questi ultimi quattro anni e che ha già visto il coinvolgimento di una platea di ragazzi NEET che da molti anni stazionano abitualmente nei pressi del centro storico.
In questo caso l’amministrazione, tramite i bandi Interreg, ha ottenuto un finanziamento di circa 60mila euro per mettere in campo questo progetto che, spiega il sindaco Luca Santagostino, «è nato da una collaborazione professionale con realtà ticinesi, di Milano e Como su un precedente progetto Interreg in ambito sanitario e sociale. Abbiamo colto l’occasione per mettere insieme il Comune e la fondazione ticinese che da anni svolte attività analoghe a queste nel Locarnese e in Vallemaggia con grandi risultati».
«Questi 60mila euro sono una boccata d’ossigeno – afferma Santagostino – anche perché noi abbiamo sempre investito 30-35mila euro all’anno per iniziative come queste. Ci teniamo a promuovere la collaborazione e a condividere esperienze con altre realtà che operano in questo ambito e penso che il progetto CCN darà buoni risultati».
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0