«Il fobantropo è colui che soffre d’uomo. Non odia la specie, se ne ritrae semplicemente, come ci si ritrae dal margine di un crepaccio». Parte da questa folgorante definizione l’architettura di “Il fobantropo”, la nuova silloge di racconti di Claudio Bollentini.
Undici storie che indagano una solitudine sottile, ricercata e inevitabile, mettendo in scena l’uomo contemporaneo nel momento esatto in cui sceglie di sfilarsi dal rumore della modernità. Non attraverso una fuga drammatica o teatrale, ma con un lento e lucido scivolamento ai margini.
Nel solco dell’eredità letteraria di Guido Morselli — che del neologismo fu l’autore —, Bollentini adotta una prosa di chirurgica precisione per tracciare una vera e propria mappa dell’anima attraverso la geografia dell’Insubria e non solo.
Le vicende si muovono lungo assi territoriali ed esistenziali ben definiti:
– La Milano verticale e iper-performante, dove l’individuo rischia di dissolversi nella funzione produttiva e nella saturazione digitale;
– L’Alto Varesotto e le Prealpi, territorio d’ombra, di laghi opachi e di attesa, definita sulla scorta di Indro Montanelli come «un deserto pieno di gente e ben attrezzato»;
– I palazzi del potere romano, con le loro atmosfere ministeriali e asfittiche;
– Le Alpi ossolane, il Cusio e il Verbano: luoghi di fuga e isolamento;
– Il Canton Ticino, terra di confine e specchio di una neutralità esistenziale prima ancora che politica.
“Il fobantropo” non è soltanto un tributo a uno dei maestri più incompresi e lucidi del Novecento italiano, ma una diagnosi spietata e al contempo commovente sul nostro bisogno di silenzio. L’opera esplora quel punto invisibile e cruciale in cui la paura degli altri smette di essere una condanna e si trasforma nell’unica forma di tutela rimasta.
L’AUTORE
Claudio Bollentini (Milano, 1963) si divide tra l’Alto Varesotto e la Val Cenischia in Piemonte. Laureato in Scienze Politiche ed esperto di comunicazione istituzionale e nuovi media, da anni cura progetti editoriali dedicati al territorio padano-alpino e alla saggistica storico-politica. Con le sue opere di narrativa indaga con sguardo acuto le dinamiche umane, sociali e l’identità dell’Insubria.
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