Luino | 3 Luglio 2026

L’ultimo accordo di luce di Mariano Salerno: il ricordo intimo di un maestro gentiluomo

Scomparso all’età di 85 anni, il pittore di origini siciliane, esponente del Neofuturismo, ha lasciato in tante persone memorie e ricordi da portare con sé insieme alla sua arte

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Ci sono artisti che riempiono lo spazio con il rumore delle proprie opere e altri che, al contrario, scelgono la via della delicatezza, lasciando che a parlare siano solo il colore e una signorilità d’altri tempi. Mariano Salerno apparteneva, con fiera e silenziosa discrezione, a questa seconda rara categoria. La sua scomparsa, all’età di 85 anni, toglie al Varesotto non soltanto un maestro assoluto del Neofuturismo, ma un pezzo di quella poesia quotidiana che si respirava camminando al suo fianco tra le vie di Varese e le sponde del Verbano.

Chi ha avuto il privilegio di varcare la soglia del suo studio o di incrociare il suo sguardo, sa che per Mariano l’arte non era un mestiere, ma un modo di stare al mondo. Lo si vedeva nei gesti: la cura quasi sacrale con cui accostava i pigmenti nel chiuso del suo atelier varesino, la precisione geometrica che diventava armonia e mai freddezza, e quella capacità unica di trasformare il dinamismo della vita moderna in una partitura visiva immobile e perfetta.

Al suo fianco, una presenza fondamentale e straordinariamente determinata: la moglie Franca. Più che una custode silenziosa, Franca è sempre stata il motore e lo scudo della sua attività, una figura forte e combattiva che ha difeso lo spazio creativo del marito e ne ha sostenuto ogni passo.

La parabola artistica e umana di Mariano Salerno, siciliano di nascita, si è mossa lungo un asse fecondo che unisce la Città Giardino all’alto Verbano, senza mai temere di varcare i confini nazionali. A Varese, sua patria d’adozione dopo gli studi all’Accademia di Brera, il pittore ha vissuto la quotidianità della ricerca e il riconoscimento delle grandi mostre istituzionali. È tra le storiche pareti della prestigiosa Sala Veratti, così come alla Galleria Armanti, che ha regalato alla città le sue emozioni più grandi, svelando al pubblico l’evoluzione complessa del suo stile.

Ma il ricordo più intimo e solare del maestro si sposta inevitabilmente lungo la sponda del lago, a Luino, nelle sale storiche di Palazzo Verbania, dove le sue grandi tele dialogavano magnificamente con la luce e i riflessi dell’acqua. Chi ricorda le chiacchiere sulla pittura insieme a lui, seduti di fronte al Verbano, dice che questi momenti permettevano di riscoprire il valore dell’ascolto.

La sua originaria solarità siciliana sembrava fondersi perfettamente con la rigorosa compostezza lombarda, raccontando la scomposizione delle forme con la semplicità di chi rifiuta ogni ostentazione. Un’arte che ha consentito a Salerno di conquistare anche le platee d’oltralpe, con il valore del suo Neofuturismo che è stato consacrato da importanti mostre all’estero, in particolare in Svizzera e in Germania, dove le sue opere sono entrate a far parte di rinomate collezioni private e gallerie.

Oggi che il mondo della cultura si mobilita con una proposta formale per iscrivere il suo nome nel Famedio di Varese, accanto agli altri cittadini benemeriti che hanno reso grande il territorio, Mariano Salerno lascia in eredità le sue linee spezzate, i suoi manichini metafisici e le sue esplosioni cromatiche. Ma a chi lo ha conosciuto, lascia soprattutto il ricordo di un sorriso gentile, di una mano tesa e di una vita intera vissuta, fino all’ultimo istante, alla ricerca della bellezza: «Buon rientro maestro».

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