La presenza dei dati salariali di migliaia di “vecchi frontalieri” all’interno delle dichiarazioni dei redditi precompilate predisposte dall’Agenzia delle Entrate italiana sta sollevando interrogativi e richieste di chiarimento da parte del mondo politico e associativo che rappresenta i lavoratori oltreconfine.
Al centro della vicenda vi sarebbe il trasferimento automatico di informazioni fiscali tra Svizzera e Italia nell’ambito del Common Reporting Standard (CRS) dell’OCSE e delle procedure previste dal nuovo accordo fiscale italo-svizzero entrato in vigore nel 2023. Una circostanza che, se confermata, aprirebbe interrogativi sulla gestione e sulla tutela dei dati personali dei frontalieri assunti prima del 17 luglio 2023, i cosiddetti “vecchi frontalieri”, ancora soggetti al regime transitorio che prevede la tassazione esclusiva in Svizzera.
A sollevare il caso sono Lisa Molteni, segretario dell’Associazione Autonomia e Libertà e referente dei frontalieri italiani in Svizzera, e Luciano Grammatica, referente provinciale di Como del Partito Popolare del Nord.
«Se quanto emerso dovesse essere confermato, non sarebbe sufficiente parlare di un semplice errore informatico. Stiamo parlando di dati salariali, imposte versate e informazioni relative ai datori di lavoro, elementi estremamente sensibili che devono essere tutelati sia dall’ordinamento italiano sia da quello svizzero», afferma Molteni.
Secondo l’esponente associativa, è necessario fare piena luce sulle modalità con cui tali informazioni sarebbero confluite nei sistemi dell’amministrazione fiscale italiana. «Chi avrebbe dovuto verificare che i dati dei vecchi frontalieri non venissero trasferiti indistintamente? Chi ha autorizzato il flusso informativo e chi avrebbe dovuto vigilare?», si chiede.
Molteni e Grammatica chiedono un intervento chiarificatore da parte delle istituzioni coinvolte, a partire dall’Agenzia delle Entrate italiana, dall’Amministrazione federale delle contribuzioni svizzera e dal Dipartimento delle Finanze ed Economia del Canton Ticino. L’appello è rivolto anche al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, affinché riferiscano pubblicamente sulle procedure adottate nello scambio delle informazioni e sulle eventuali iniziative previste per garantire la tutela dei lavoratori frontalieri.
Nel loro intervento, i due rappresentanti esprimono inoltre perplessità per l’assenza di prese di posizione da parte delle organizzazioni sindacali. «Sorprende il silenzio delle sigle sindacali italiane e svizzere che da sempre si presentano come difensori dei frontalieri. In una situazione tanto delicata ci saremmo aspettati una risposta immediata, forte e unitaria», sostiene Grammatica.
L’esponente del Partito Popolare del Nord lancia quindi un appello diretto ai lavoratori oltreconfine: «È arrivato il momento che i frontalieri scendano in campo in prima persona per difendere i propri diritti. Troppo spesso sono stati spettatori passivi di decisioni prese altrove. Oggi serve una maggiore consapevolezza collettiva».
Tra le questioni ancora aperte vi è anche quella relativa a eventuali responsabilità connesse alla gestione dei dati personali. Molteni e Grammatica ritengono infatti necessario verificare se l’accaduto possa configurare violazioni delle norme sulla protezione dei dati, tali da consentire ai lavoratori coinvolti di valutare possibili azioni di tutela, anche sotto il profilo risarcitorio.
«I frontalieri meritano trasparenza, rispetto e verità», concludono Molteni e Grammatica, annunciando che, in assenza di chiarimenti puntuali e tempestivi, saranno valutate tutte le iniziative istituzionali e giuridiche ritenute necessarie per la tutela dei diritti dei lavoratori oltreconfine.
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