(Lettera firmata da Virgilio Benzi, consigliere comunale di Porto Ceresio) Egregio Direttore, vorrei esprimere alcune considerazioni sulla legge 131/2025 promossa dal Ministro Roberto Calderoli. Questa legge dimentica la storia delle Comunità montane ed anziché farle rifiorire le monca e ne limita le capacità e la prospettiva futura.
Se la montagna, oggi sofferente, resiste lo dobbiamo riconoscere in larga misura ai Comuni che da oltre mezzo secolo sono uniti nelle Comunità montane e, da ultimo, alle Regioni che le sostengono. La montagna non si cura con la statistica tra pendenze e dislivelli ma con le buone pratiche e il buon governo del territorio, che dal 2008 le 23 Comunità montane lombarde istituite dalla Regione promuovono e perseguono.
Le Comunità montane non sono sanguisughe dello Stato né tantomeno di quei 200 milioni di euro che il Governo stanzia per il Fondo per la Montagna ai 4.000 Comuni, e che servono alla pura sopravvivenza. Servirebbero invece miliardi per curare il territorio montano da frane e dal rischio idrogeologico e permettere alle popolazioni residenti maggiori servizi.
Tutte le Comunità montane d’Italia a partire dai loro presidenti, assessori e sindaci delle Assemblee comunitarie svolgono il loro mandato programmatico politico o amministrativo senza percepire alcun compenso, ma con il dovere civico di rappresentare e servire le popolazioni residenti. Il Male è disgregare le comunità dei Comuni che oggi si adoperano nelle Comunità montane, il bene invece e mantenerle unite per migliorare sia il territorio che i servizi ai cittadini.
Il dubbio è che questa legge sia stata predisposta appositamente con i soli principi di altimetria e pendenza. Viceversa altri avrebbero dovuto essere i parametri per conoscere i Comuni che fanno parte delle Comunità Montane: servizi ai cittadini, interventi effettuati negli anni e i programmi. Con sincerità mi auguro che la Legge venga corretta se non addirittura cassata.
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