(Di Renzo Fazio, dalla pagina Facebook “Germignaga, ricordi dal passato”) Questa sera con inizio delle funzioni alle ore 20:30 presso la chiesa di San Carlo, si svolgerà la plurisecolare processione del Venerdì Santo, sicuramente l’evento religioso più sentito a Germignaga, a cui partecipano molti fedeli dai paesi vicini e diversi ospiti stranieri. Eppure anche questo sacro rito in passato diverse volte ha rischiato di essere cancellato e in più di un’occasione costretto a saltare. Una storia forse non conosciuta da tutti.
Il primissimo caso è legato al regio editto del 25 settembre 1786, con cui l’imperatore Giuseppe II sospese tutte le processioni solenni, ma il parroco di allora, don Francesco Maria Pedroni, sollecitato dal popolo germignaghese e sfruttando una possibilità prevista dall’editto, continuò a svolgere la processione all’interno del recinto della parrocchiale.
Analogo impedimento venne proclamato nel 1834 dall’arcivescovo austriaco Carl Gaetan Gaisruck, nominato arcivescovo di Milano nel 1816, che con un ordine generale proibì tutte le funzioni religiose che si svolgevano di sera e l’impiego di musica durante le processioni e in chiesa, tranne pochissime eccezioni.
La proibizione delle processioni fu poi proposta in parlamento nel 1861, come risulta dagli articoli di legge richiamati nel decreto 9 maggio 1874 del prefetto Torre. Nel 1865 il ministro degli interni Lanza era tornato sulla questione, ma l’opposizione era stata tale da farlo dimettere. A quella proposta anticlericale e massonica si richiamò l’onorevole Cavallotti nel maggio 1874.
Molto critici furono anche gli ultimi anni dell’800 e i primi del ‘900: il forte anticlericalismo di quel periodo cercò più volte di convincere la popolazione a non partecipare alla processione del Venerdì Santo, addirittura nel 1894 un articolo arrivò a definire la processione un evento di spiritismo, dichiarando inoltre di ritenere questo rito “un’usanza medievale – che si fa di sera e dalla quale gli osti traggono un profitto considerevolissimo”
L’episodio più clamoroso avvenne però nel 1908: a causa di possibili disordini aizzati un paio di settimane prima da una distribuzione di manifestini anticlericali, che invitavano la popolazione ad astenersi dal partecipare alla processione, il sindaco di allora, Domenico Genova, onde evitare problemi con l’oscurità, chiese al parroco, don Pietro Pesenti, di anticipare alle ore 17:00 l’inizio della funzione. Quando la domenica il parroco rese nota la richiesta durante la Messa, immediatamente ci fu una vera e propria sollevazione da parte dei fedeli e la questione infiammò, e non poco, il paese.
Nonostante un’importante sottoscrizione di firme raccolte per respingere l’istanza, il tutto arrivò fin sui tavoli del vice commissario di Varese che però avallò la richiesta del sindaco. E così quella processione straordinariamente si tenne dalle ore 17 alle ore 19, con scarsa partecipazione di maschi (…le cronache dell’epoca parlano di soli 63 uomini…) e la banda con solo 15 suonatori su un organico di 28 componenti. A farne maggiormente le spese fu proprio il Corpo musicale in quanto lo schierarsi dei musicanti a favore o contro la partecipazione, provocò una clamorosa scissione che non fu facile ricomporre.
Poi, per oltre un secolo di problemi non se ne registrarono più, fino al recentissimo passato con la pandemia Covid che impedì completamente lo svolgimento della processione nell’anno 2020 e con l’emblematica e triste processione dell’anno successivo, con il solo passaggio del Cristo morto adagiato in un carro funebre che percorse le vie principale del paese, praticamente deserte.
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