La cena a scrocco in un ristorante di Cuveglio, uno dei ragazzi della compagnia che aveva lasciato il locale senza pagare rintracciato pochi giorni dopo dal marito della ristoratrice e dai figli, i quali lo aggrediscono, lo caricano in macchina e lo portano dritto al bancomat per saldare il debito. E poi, non contenti, anche al locale per chiedere scusa.
Fatti avvenuti a Ferragosto del 2017 (qui i dettagli), per i quali sono finiti a processo in quattro: il marito della titolare dell’esercizio, due figli e un nipote, accusati di rapina aggravata e sequestro di persona.
Per loro martedì, in tribunale a Varese, il pubblico ministero ha chiesto una pesante condanna: 4 anni e 8 mesi di reclusione, più una multa di 3.300 euro per i fatti contestati. Fatti provati, secondo l’accusa, anzitutto dalle dichiarazioni della persona offesa, un 24enne, che in aula aveva ricostruito l’aggressione nel parcheggio del centro commerciale Boffalora a Cuvio: il padre di due degli imputati, 74 anni, che vede la macchina del giovane, parcheggia dietro il veicolo per bloccargli l’uscita, poi chiama i figli («non ho chiamato loro ma i carabinieri, come avevo già fatto il giorno della cena non pagata», ha spiegato l’uomo martedì in udienza) che arrivano con un suv, picchiano il ragazzo e lo sbattono in macchina; lo portano al vicino sportello bancario e lo obbligano a prelevare.
Tutto sotto gli occhi delle telecamere e del sistema di lettura targhe. Violenza fisica e atteggiamento intimidatorio fanno parte del quadro riassunto davanti ai giudici del collegio dal pubblico ministero, che ha infine chiesto di attribuire un diverso profilo giuridico alle accuse, passando dalla rapina aggravata all’estorsione aggravata, includendo anche il sequestro di persona nelle modalità con cui sarebbe stato commesso il reato.
Per l’avvocato della difesa, Paola Bardelli, gli imputati vanno tutti assolti. Perché non è possibile attribuire in modo preciso, a ciascuno di loro, la responsabilità di quanto accaduto – ci sono dubbi, per il legale, sul fatto che fossero tutti presenti e le condotte dei singoli a proposito del pestaggio sono per certi aspetti poco chiare – e poi per alcune dichiarazioni confuse della persona offesa, che all’epoca dei fatti aveva detto di essere stato costretto a prelevare “tutto quello che aveva sul conto” (150 euro, corrispondenti al costo della cena non pagata) ma poi in udienza cambiò versione parlando di una precisa somma di denaro da consegnare ai sequestratori: 500 euro. Dubbi anche sulle ferite riportate durante il presunto pestaggio: «Il ragazzo indossava una camicia strappata dal colletto alla spalla – ha specificato il difensore – strappo incompatibile con le ferite, che non erano fresche quando i carabinieri le hanno fotografate, ma probabilmente risalivano a qualche giorno prima e dunque ad un altro episodio».
Sulle richieste di condanna e di assoluzione il collegio si esprimerà a fine gennaio. La persona offesa in questo procedimento era stata a sua volta accusata di un reato, quello di insolvenza fraudolenta per la cena non pagata. La sua posizione è stata archiviata dopo il ritiro della querela da parte della moglie del 74enne, a seguito di un risarcimento: i 150 euro della cena di Ferragosto.
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