Luino | 5 Dicembre 2021

Gli agricoltori luinesi: “Fondamentale cacciare i cinghiali, troppi danni nei nostri campi”

Diversi imprenditori agricoli della zona intervengono dopo le polemiche degli scorsi giorni. "Rimborsi spese troppo carenti, la burocrazia è una zavorra"

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In questo periodo nell’alto Varesotto, soprattutto tra la Veddasca e la Valdumentina, a partire da inizio novembre, ha tenuto banco la questione della caccia al cinghiale, dove una cinquantina di cacciatori hannocriticato la decisione del comprensorio “Alto Verbano”, per non poter operare nel mese di novembre.

Per questa ragione questo gruppo ha firmato una petizione inviata all’ufficio territoriale della Regione Lombardia (UTR), al fine di richiedere un intervento e il ripristino dei precedenti accordi, inseriti nel piano quinquennale 2020 – 2025 di gestione del cinghiale nei boschi.

Regione, però, non è voluta intervenire per andare contro le decisioni dell’ente locale, anche se per il gruppo dei cacciatori le critiche erano molto chiare: “A fronte dei tanti incidenti causati lungo le strade dai cinghiali, dell’aumento dei risarcimenti corrisposti agli agricoltori per i campi devastati e della presenza della specie sul territorio, diminuisce la pressione venatoria”, tenendo conto anche della diminuzione delle squadre di caccia di selezione e dell’accorpamento delle aree di battute, che rendono più difficoltosa la gestione della caccia al cinghiale.

A rispondere, qualche giorno dopo, è stato il presidente del comprensorio alpino “Nord Verbano”, Lino Passalacqua, che ha spiegato le scelte dell’ente che rappresenta e ha ribadito i numeri relativi alla caccia di selezione, in relazione a specifiche ragioni che hanno portato a prendere queste decisioni.

Nel frattempo, però, tra le due parti, ad intervenire sono stati due imprenditori agricoli del Luinese, che hanno seguito da vicino le polemiche tra i cacciatori. È oggettivo dire che da sempre, ma soprattutto in questi ultimi anni, la proliferazione di cinghiali, che nascono in modo incontrollato, sta compromettendo l’equilibrio ambientale, con i gravi danni che continuano a subire i campi agricoli, e mette a rischio anche la salute dell’uomo, con i numerosi incidenti che sono in aumento nel nord della provincia.

“Per noi questa è una situazione che non è più sostenibile – commentano gli agricoltori luinesi -, per le nostre imprese e la nostra economia. I cinghiali ci stanno causando danni a non finire, e sono in continua crescita. La loro presenza così elevata causa una grave perdita per le nostre attività, che oltretutto non sono neanche coperti dai fondi e dagli indennizzi in modo appropriato, che va ben oltre il risarcimento dei danni nei campi: chi ci ripaga i mezzi e le attrezzature che si distruggono mentre lavorano la terra? O chi ci ripaga il fieno che a causa dei cinghiali non possiamo dare da mangiare ai nostri animali?”.

“Noi – crediamo – che sia necessario intervenire tutti insieme, chiedendo l’aiuto dei cacciatori che finora, invece, salvo rare circostanze, non abbiamo mai incontrato. È fondamentale ridurre la presenza di cinghiali, non possiamo andare avanti così, il nostro territorio è in ginocchio a causa di questa situazione e ogni anno non registriamo miglioramenti”.

Un dato di fatto, infine, è che dopo il termine della caccia di selezione ai cinghiali, nel mese di settembre, i danni hanno avuto un aumento, mentre la caccia collettiva non ha, al momento, potuto operare, ma la si potrà effettuare a partire dai prossimi giorni.

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