Maccagno | 12 Novembre 2021

Caccia al cinghiale tra Veddasca e Valdumentina, “Cosa dicono i numeri”

Lino Passalacqua, presidente del comprensorio "Nord Verbano", risponde ai soci delusi dal calendario della caccia collettiva. "Ragioni precise dietro le scelte"

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“La situazione della caccia al cinghiale nei nostri boschi non è quella descritta dai cacciatori“. A dirlo è il presidente del comprensorio alpino “Nord Verbano”, Lino Passalacqua, in risposta ai cinquanta soci dell’ente firmatari di una petizione inviata a Regione Lombardia per esprimere tutto il loro malcontento circa regole e presupposti della nuova stagione venatoria.

Stagione che ha appena preso il via, e che quest’anno riserverà meno spazio alla caccia collettiva al cinghiale, una tradizione che sul territorio dell’alto Varesotto viene portata avanti con passione da circa quarant’anni, nonostante il numero di coloro che la praticano – per ragioni anagrafiche unite al mancato ricambio generazionale – sia in continua diminuzione: oggi i soci del comprensorio sono 131, nel 1993, anno della fondazione, erano quasi 400.

Il comprensorio ha una visione “ad ampio raggio” sul contesto venatorio, che riguarda sia la caccia a squadre che quella in singolo (cioè “di selezione”) i cui numeri, uniti tra loro, forniscono ogni anno una panoramica – fondamentale per la tutela dell’ambiente – sulla situazione delle varie specie che popolano i boschi della Veddasca e della Valdumentina. Questa, in sostanza, la risposta che Regione Lombardia tramite l’Ufficio Territoriale Regionale ha fornito ai firmatari della petizione, sottolineando il ruolo decisionale appartenente al comitato di gestione del comprensorio, che quest’anno ha sì modificato alcuni aspetti della caccia collettiva al cinghiale, ma lo ha fatto per ragioni ben precise; le stesse ragioni che oggi il presidente Passalacqua, dopo la pubblicazione dei contenuti della petizione attraverso le nostre pagine, ribadisce punto per punto.

Una scelta spiegata con i numeri. “Quest’anno avremo tre giornate di caccia collettiva al cinghiale in meno rispetto agli ultimi tre anni, e quattro squadre anziché cinque – afferma il presidente del comprensorio -. l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ndr) nel definire le nuove linee guida della stagione ha posticipato l’apertura della caccia al cervo da agosto a metà settembre, e il nostro calendario ha subìto delle modifiche. E’ vero, non cacceremo il cinghiale in collettiva a novembre (la stagione si svolgerà tra dicembre e gennaio), ma i numeri ci dicono che negli ultimi cinque anni soltanto in un caso (stagione 2015/2016) il numero di cinghiali catturati a novembre è stato superiore a quello dei cinghiali catturati a dicembre. Novembre, quindi, non è notoriamente il mese più proficuo per questa attività, come è stato scritto nella petizione. In inverno il clima freddo spinge i cinghiali verso il basso, alla ricerca di terreni meno ghiacciati e di più cibo, oltre che delle zone funzionali all’accoppiamento e alle nidiate. Le eventuali nevicate, inoltre, rendono gli animali più rintracciabili, per via delle impronte lasciate lungo il terreno”.

Il target delle uccisioni. Il piano venatorio quinquennale in essere, prevede una media di circa duecento uccisioni l’anno nell’ambito della caccia collettiva al cinghiale. Lo scorso inverno, anche a causa delle complicazioni legate alla pandemia, la predisposizione di un piano straordinario di caccia in singolo ha portato al raggiungimento di un target inferiore, di sole 95 uccisioni. Un target che però “va spiegato e contestualizzato”, precisa Passalacqua: “E’ vero che abbiamo ucciso meno animali, ma il covid ci ha portato ad una lunga pausa e alla ripresa ci siamo concentrati sulla parte ‘bassa’ del territorio, in zone come i Pau, Pianazzo ed Agra, dove sono presenti i terreni agricoli e i campi, le stesse aree in cui i cinghiali creano la maggior parte dei danni. Qui, grazie ai capi abbattuti, le conseguenze economiche dei danni creati dai cinghiali sono diminuite rispetto agli ultimi anni: 22.828 euro nel 2018, 1.188 euro nel 2019, 6.950 euro nel 2020, e nel 2021 (il dato è aggiornato al mese di settembre, ndr) soltanto 724 euro. L’importo certifica che nonostante i limiti abbiamo agito nell’interesse di agricoltori, allevatori e proprietari di terreni, ottenendo un risultato”.

Il ruolo del Covid. 10 dicembre 2020, nel comunicare il passaggio in zona arancione, Regione Lombardia stabilisce la possibilità di riprendere la caccia fuori dal comune di residenza. Il comprensorio “Nord Verbano” si riorganizza; il comitato convoca una riunione e illustra ai cacciatori le norme anti contagio cui attenersi per tornare sul campo. Le stesse norme sono stringenti, per ovvi motivi. C’è la paura per l’ondata di morti generata dal virus (l’età media dei soci del comprensorio è di 63 anni) e basta un solo caso di positività all’interno di una squadra per finire in quarantena. Gli stessi timori sono condivisi dal gestore del macello situato a Luino: la chiusura della struttura costringerebbe i cacciatori a organizzarsi autonomamente per il trattamento delle carcasse. La scelta di riprendere la caccia collettiva al cinghiale viene messa ai voti e i cinque capi squadra esprimono parere negativo. “Il comprensorio non ha deciso di non fare questo tipo di caccia – aggiunge Passalacqua, sempre in riferimento al testo della petizione – non lo ha imposto arbitrariamente. Il verdetto è emerso a seguito della consultazione, dalla decisione dei capi squadra, sicuramente influenzata da quel difficile periodo di pandemia”.

Cervo e capriolo. Perché la caccia al cervo e al capriolo e quella al cinghiale non possono coesistere nelle ampie zone (quasi seimila ettari) di competenza del comprensorio? La sovrapposizione, facendo leva sui diversi orari in cui vengono praticate le due attività, avrebbe consentito alle squadre di caccia al cinghiale di non rinunciare alle battute del mese di novembre. Questa la tesi dei cacciatori firmatari della petizione inviata in Regione. Passalacqua torna sui numeri, e chiarisce: “Sono 46 i soci che praticano la caccia al cervo e al capriolo. Di questi, 42 cacciatori praticano anche la caccia a squadre al cinghiale insieme ad altri 48 soci, per un totale di 90 persone iscritte alle squadre. Se tutti uscissero negli stessi giorni verrebbe a mancare la possibilità di formare le squadre attenendosi alle regole regionali, che prevedono la presenza di almeno dieci persone all’interno di ogni squadra. Per ragionare in termini di sovrapposizione tra forme di caccia, va poi considerata anche la richiesta di capi da abbattere, che per il capriolo e per il cervo, dal 2017 al 2019, è stata rispettivamente di 9, 12 e 17 capi. Per il 2021 la richiesta è di 60 capi, il che è decisamente più impegnativo”.

La caccia collettiva al cinghiale, dopo l’intervento dell’UTR che ha di fatto ribadito l’autonomia del comitato di gestione del comprensorio sulle decisioni, ripartirà a dicembre. E saranno ancora una volta i dati statistici, alla chiusura della stagione, a ridefinire gli equilibri negli schemi di abbattimento previsti dal piano quinquennale. Le stesse statistiche diranno se la scelta di cambiare le carte in tavola sia stata lungimirante o azzardata. O addirittura un buco nell’acqua. “Ad ogni modo – conclude il presidente del comprensorio – prima di stilare certi documenti e di inoltrarli agli enti superiori, sarebbe opportuno rivolgersi al comitato e confrontarsi nelle adeguate sedi, al fine di evitare la divulgazione di informazioni non corrette”.

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Una replica a “Caccia al cinghiale tra Veddasca e Valdumentina, “Cosa dicono i numeri””

  1. Gian Mars ha detto:

    Purtroppo alla fine di questo articolo viene scritto che i cacciatori avrebbero dovuto confrontarsi con il comprensorio, peccato che casualmente il presidente si sia dimenticato di dire che ben 3 capi squadra su 4 non erano d’accordo con la riduzione del calendario e che la risposta a tutto ciò sia stata :” il comprensorio può prendere queste decisioni e ha deciso così ! “. Quindi mi domando con chi i cacciatori si debbano confrontare? Possiamo far scrivere sull’articolo che son state divulgate parole non veritiere ma si ricordi che 90 cacciatori sanno la verità!!!!

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