La “Lago Maggiore International Trail”, arrivata alla settima edizione, è una competizione sportiva che di anno in anno continua a crescere e ad accogliere centinaia e centinaia di atleti provenienti da tutto il mondo, che arrivano sul Verbano per disputare una tra le competizioni sportive più importanti della provincia di Varese.
Atletismo, dinamismo e preparazione fisica, per affrontare i tortuosi sentieri e saliscendi che compongono la Veddasca e la Valdumentina, con uno sconfinamento in Ticino, sono gli ingredienti necessari per affrontare la corsa, nella quale si battono appassionati e sportivi che non lasciano nulla al caso e si allenano tutti i giorni.
Così siamo andati a conoscere più da vicino come è nata questa competizione sportiva che, in pochi anni, è diventata sempre più grande e più apprezzata in tutto il mondo. Un’organizzazione imponente che studia tutto nel minimo dettaglio, dal tracciato all’accoglienza, grazie a decine e decine di volontari che si spendono ogni anno nella riuscita della corsa.
Ecco l’intervista che abbiamo fatto ad uno dei padri della competizione, Rino Cordaro.
Rino, la Lago Maggiore International Trail è giunta quest’anno alla VII edizione. Parlaci di questa manifestazione che già al suo esordio ha avuto un grande successo.
Prima di tutto è nata la nostra associazione sportiva dilettantistica, fondata nel 2013 e rappresentata da un direttivo composto da ragazzi giovanissimi, in cui l’unica persona ad alzare di parecchio l’età media ero proprio io. Dopo circa un anno e mezzo di preparazione, nel mese di settembre 2014 abbiamo organizzato la prima edizione della Lago Maggiore International Trail. Già in quell’anno, pur essendo la nostra prima esperienza, è stato un discreto successo, con circa 500 partecipanti provenienti da 8 nazioni e da 27 province di Italia. La gara è così entrata nel calendario mondiale Ultra Trail.
Quali sono le tue impressioni sulla gara in tutti questi anni?
Andando avanti negli anni con le varie edizioni, la manifestazione è sicuramente cresciuta, in tutti i sensi. Sono aumentate anche le persone che arrivano con gli atleti, curiosi della corsa e di scoprire il territorio. Lo scorso anno erano più di mille. Con il passare delle edizioni siamo migliorati nell’organizzazione e nella gestione del lavoro: dalla cura dei dettagli, alla gestione dei partecipanti provenienti da tutto il mondo, che parlano lingue diverse. Tutto questo attraverso la scelta di quote di iscrizioni ragionevoli. Dalle 8 nazioni rappresentate nella prima edizione, ora le nazioni sono aumentate: nel 2019 sono diventate ben 22… dal Sud Africa agli Stati Uniti fino alla Gran Bretagna. Anche gli italiani continuano ad arrivare, e lo scorso anno erano ben 40 le province rappresentate. Questi dati sono utili per noi per capire come gestire e dirigere l’organizzazione. Per molti aspetti siamo già sulla strada giusta, ma sappiamo che ci sono sempre dei margini di miglioramento, per avere soddisfazioni sempre più grandi.
Perché “International” e perchè attraversa Italia e Svizzera?
La corsa si sviluppa lungo la Val Veddasca, la Val Molinera e la Val Dumentina. Nel pianificare il percorso per attraversare Val Veddasca e Val Dumentina abbiamo pensato fosse doveroso toccare anche il territorio elvetico, e quindi far percorrere la famosa e antica traversata Monte Lema – Monte Tamaro, dove i corridori arrivano ai 1620 di latitudine del Monte Lema. Parlando del percorso di gara mi sento di fare un plauso per la manutenzione dei sentieri, sia quella ordinaria che quella straordinaria, ai professionisti della Comunità Montana, che si occupano del 65% del percorso gara, mentre della parte restante si occupano i Comuni di Maccagno con Pino e Veddasca, di Tronzano, di Dumenza e di Curiglia con il prezioso lavoro di cooperative e volontari. Un grazie poi va anche a tutti i componenti del TEAM LMIT, che ci supportano sempre e comunque, trentacinque persone circa a dir poco straordinarie.
In che misura la tua gara ha contribuito all’incremento del movimento trail nella nostra zona?
Nei primi mesi del 2014 primi mesi nelle zone di Val Veddasca, Val Molinera e Val Dumentina si notavano veramente poche persone andare a correre sui sentieri, mentre negli anni abbiamo sicuramente notato un aumento, e ora nei fine settimana decine e decine di appassionati sportivi si cimentano nella corsa in montagna. Mi sento di dire che abbiamo sicuramente contribuito a diffondere questa disciplina sportiva nelle nostre valli.
Pensi che la gara contribuisca anche alla riscoperta e alla valorizzazione delle nostre zone montane?
Sicuramente: ci siamo accorti che attraverso l’organizzazione di questo evento sportivo, è stato possibile riscoprire alcune aree e alcuni sentieri che da qualche decennio erano stati dimenticati. Una cosa particolare ad esempio è che in zone come Monterecchio o Fontane di Lozzo e in altre piccole località di queste valli, ci ringraziano, perchè grazie al passaggio del percorso di gara e alla necessaria manutenzione, i sentieri sono ora puliti e sistemati.
Credi che la gara possa portare anche una ricaduta positiva sull’economia della zona?
Dalla prima edizione abbiamo subito notato che una grande presenza di partecipanti ha portato a molte prenotazioni nelle strutture della zona, dai b&b agli hotel, alle case vacanza. Ovviamente durante il weekend di gara la presenza di così tante persone riesce a riempire anche ai bar e ai locali dedicati alla ristorazione, ma anche dopo i giorni di gara, tra corridori e famiglie a seguito, una ricaduta positiva e turistica c’è sicuramente.
Ci parli della novità di questa edizione, il “Dog Trail”?
Il Dog Trail a mio parere rappresenta il futuro della corsa in montagna e prevede la partecipazione dei binomi uomo – cane; nel nostro caso è possibile partecipare a due percorsi, entrambi competitivi, di 12 e 20 chilometri. Il nostro obiettivo è raggiungere almeno il numero di 50 binomi partecipanti, e credo che ce la faremo: gennaio non è ancora finito e siamo già arrivati a 43 binomi, provenienti da 5 nazioni.
Quali sono i punti di forza della gara che apprezzano gli atleti stranieri? E cosa c’è da migliorare?
I nostri punti di forza, come capiamo dalle recensioni sulla nostra pagina Facebook, sono sicuramente il percorso gara meraviglioso, l’assistenza sul percorso, la cordialità degli assistenti di gara durante la corsa, l’accoglienza di tutti i partecipanti nel pre, durante e post competizione, e sicuramente le quote di iscrizione ragionevoli. Tra le cose da migliorare c’è sicuramente l’attenzione ai residenti delle valli, che vorremmo risvegliare con il coinvolgimento di giovani e anziani, perchè la loro presenza e partecipazione durante la gara creerebbe un’atmosfera sicuramente meravigliosa.
Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro della manifestazione?
I margini per migliorare ci sono sempre, dobbiamo perfezionarci migliorando di più la struttura organizzativa sotto tutti gli aspetti. Vorremmo arrivare a festeggiare la decima edizione riuscendo a portare nelle nostre valli corridori da tantissime nazioni diverse, arrivando a 1000 partecipanti. Si tratta di un progetto importante, ma viste le scorse edizioni pensiamo sia tutto sommato un obiettivo raggiungibile!
Un ringraziamento da parte del consiglio direttivo LMTI va a Cai Luino, Cai Gallarate, Soccorso Alpino Varese, Comunità Montana, Anc Luino, Anc Lavena Ponte Tresa, Prot. Civile Maccagno, Prot. Civile Tronzano, Prot. Civile Valdumentina, Prot. Civile Carabinieri in Congedo Provincia di Varese, Associazione Sportiva Calcio Valdumentina, Comitato Fontane di Lozzo, Circolo Aclidi Garabiolo, Gruppo Scenic Trail Svizzera.
In totale, a tre mesi dalla manifestazione, sono rimasti ancora disponibili centocinquanta pettorali. Se volete partecipare alla settima edizione iscrivetevi attraverso il sito ufficiale.
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