Luino ha ospitato, in data odierna, la riunione bilaterale tra Italia e Svizzera prevista dall’Articolo 5 dell’Accordo stipulato tra i due paesi per regolamentare l’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri italiani. Altro punto cardine dell’Accordo, firmato nel 1974, è la compensazione finanziaria che interessa i comuni italiani di confine in cui risiedono i lavoratori frontalieri, ovvero il versamento effettuato dai Cantoni a beneficio del nostro paese di una parte del gettito fiscale proveniente dalle imposte applicate alle loro remunerazioni.
Al centro dell’incontro due dati: il numero dei frontalieri che operano nei Cantoni interessati dall’accordo, pari a 60.770 lavoratori, e l’ammontare della suddetta compensazione finanziaria per l’anno 2016 pari a 80.541.904,88 franchi già versati. A illustrare le cifre la delegazione svizzera, coordinata da Lino Ramelli, direttore della Divisione delle contribuzioni del Dipartimento delle finanze e dell’economia, e composta dai rappresentanti delle Amministrazioni delle contribuzioni del Canton Ticino, Grigioni e Vallese e dell’Amministrazione federale delle contribuzioni, nonché del Dipartimento federale degli Affari Esteri.
La Delegazione italiana invece, coordinata dal dottor Emanuele Barone Ricciardelli, Dirigente del Dipartimento delle Finanze, ha mostrato le opere realizzate e quelle in fase di progettazione grazie alle somme ristornate per l’anno 2015 e la relativa ripartizione tra gli enti locali interessati. La delegazione comprendeva il rappresentante del Ministero dell’Economia e delle Finanze e delle Regioni Lombardia, Piemonte, della Regione autonoma Valle d’Aosta, della Provincia autonoma di Bolzano/Alto Adige, delle Comunità montane della provincia del Verbano-Cusio-Ossola e dell’Associazione dei Comuni di frontiera con il Canton Ticino.
Dall’incontro è emersa rinforzata l’importanza per le zone frontaliere dell’Accordo italo/svizzero, unita al contributo rilevante dei frontalieri italiani per l’economia della Confederazione elvetica. A margine del clima di cordiale amicizia in cui si è svolta la riunione, va tuttavia segnalato il livello di preoccupazione manifestato dai lavoratori frontalieri in merito allo scenario di un nuovo accordo fiscale tra i due paesi volto ad introdurre un doppio prelievo sul reddito, esponendolo così alla tassazione italiana. Se da Palazzo Chigi vengono escluse manovre prima delle elezioni politiche, il dibattito è già acceso tra Associazione Frontalieri Ticino e OCST, il Sindacato dei frontalieri.
A tale proposito pubblichiamo di seguito una lettera inviata alla redazione da un lavoratore frontaliere, il quale sottolinea l’importanza di rendere chiare le dinamiche della questione nel minor tempo possibile. Solo nello scorso mese di settembre, avevamo pubblicato un’altro articolo riguardante una visione sul tema, nella quale si evidenziava il fondamentale ruolo della politica per migliorare la qualità della vita dei frontalieri.
Speriamo che qualcuno dei politici che si sono riuniti oggi a Luino abbia le idee chiare sulla tassazione e sui problemi che questa pone conoscenze che fino a ieri non sembravano così scontate. Aspettiamo che l’Assessore Brianza e la politica tutta ci illustri, così, le cifre generali della doppia imposizione (magari comune per comune) in modo da capire di cosa stiamo parlando e chi beneficerà della tassazione o delle eventuale ridistribuzione. Ma anche quale potrebbe essere il possibile Ente Territoriale individuato per evitare una loro inevitabile dispersione.
Per capire tutto ciò sarebbe opportuno affiancare a questi dati un possibile programma/scenario di opportuni investimenti. Questo scenario, oltre a far intuire l’Ente più adatto per la gestione, potrebbe ‘tranquillizzare’ sul problema della diminuzione dell’indotto nei territori e verificare i possibili benefici, non solo per i frontalieri ma per tutti gli abitanti che vivono nei territori di confine.
Purtroppo, il vizio della propaganda elettorale sembra sempre presente e fare da padrone. Sarebbe stato più utile che queste riflessioni fossero anticipate da una discussione più aperta, in modo da permettere un massimo coinvolgimento di competenze e di sensibilità, ma non è mai troppo tardi.
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