(Un articolo di Valentina Petter) A Maccagno, ogni tanto la mattina, è possibile vedere nel campo di atletica vicino al lago un gruppo di ragazzi intenti ad allenarsi e a giocare per vincere la paura del diverso e del pregiudizio.
Solitamente arrivano al campo di atletica alla spicciolata: alcuni scendono da un pulmino bianco, altri a cavallo delle loro biciclette e c’è anche chi – per non sprecare neanche un minuto di allenamento – giunge correndo solitario da Colmegna, fa una decina di giri di pista e riprende la strada del ritorno senza mai fermarsi.
Questi ragazzi, con i quali ho passato numerose delle mie mattinate, sono gli studenti della classe di italiano per stranieri che seguo a Maccagno, per conto della cooperativa Agrisol, braccio operativo della Caritas diocesana comasca; provengono da Nigeria, Gambia, Senegal, Guinea Bissau e hanno dai 30 ai 18 anni.
Le ore trascorse nel campo di atletica rientrano in un più ampio progetto di socializzazione e di avvicinamento tra culture, che in questo caso ha utilizzando come forme di mediazione lo sport e il teatro. Infatti – oltre a correre, fare esercizi di stretching e yoga – una componente educativa importantissima è stata costituita dal teatro. Fondamentale è stata la presenza di Dario Villa, attore professionista, tra i fondatori del Teatro Periferico di Cassano Valcuvia, che ha guidato i ragazzi alla scoperta delle infinite possibilità di espressione del loro corpo e alla manifestazione di forti emozioni a lungo taciute.
Queste mattinate sono state, per noi che vi abbiamo partecipato, un momento di confronto tra abilità e abitudini sportive non del tutto analoghe, ma soprattutto di educazione alla sopravvivenza in un mondo occidentale complesso e spesso ostile, che può ritrovare in circostanze di condivisione come questa la propria dimensione di umanità.
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