Brenta | 2 Gennaio 2026

Brenta, «Buon anno e… con questi dati ne abbiamo tutti un estremo bisogno

I dati su povertà, disuguaglianze e difficoltà di accesso alle cure al centro della lettera inviata dal sindaco di Brenta, Gianpietro Ballardin, alla redazione

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Riceviamo e pubblichiamo una lettera inviata alla nostra redazione dal sindaco di Brenta, Gianpietro Ballardin, che segnala un quadro sociale in forte peggioramento: cresce la povertà assoluta, soprattutto al Nord, cala il potere d’acquisto e si rafforza la trasmissione intergenerazionale delle disuguaglianze. Preoccupano istruzione, lavoro, casa e l’accesso alle cure, sempre più ostacolato da costi e liste d’attesa.

(Dati CARITAS – confermati dall’ISTAT) In Italia dal 2014 a oggi, le famiglie in condizione di povertà assoluta sono aumentate del 42,8%. Particolarmente significativo è stato l’incremento osservato al Nord, dove il numero di famiglie povere è quasi raddoppiato, passando da 506mila a quasi un milione (+97,2%).

La perdita complessiva del potere d’acquisto salariale in Italia raggiunge l’8,7%: si tratta del dato più elevato tra i Paesi del G20.

Nascere e crescere in una famiglia povera può compromettere in modo significativo le prospettive di sviluppo individuale, ponendo le basi per una trasmissione intergenerazionale della povertà e della disuguaglianza. In tal senso l’Italia vanta purtroppo un triste primato in Europa: risulta il Paese in cui la trasmissione intergenerazionale delle condizioni di vita sfavorevoli è tra le più intense.

Preoccupante è la relazione tra condizioni di povertà e bassa scolarità. Questo è un dato che si mantiene stabile nel corso del tempo. Complessivamente oltre i due terzi presentano un livello di istruzione pari o inferiore proprio alla scuola secondaria di primo grado (67,3%); tra loro si contano anche tanti con la sola licenza elementare o senza alcun titolo di studio.

Reddito, lavoro e casa costituiscono i tre principali pilastri della vulnerabilità che emergono dai dati della Caritas. Le difficoltà, tuttavia, non si esauriscono solo a queste dimensioni: molti presentano infatti fragilità ulteriori, spesso strettamente connesse a quelle economiche, che aggravano le condizioni di vita e ostacolano percorsi di uscita dalla povertà.

Tra queste si segnalano in particolare:
– problematiche sanitarie, in notevole aumento rispetto al passato, che interessano il 14,6% delle persone, con un’incidenza ancora più elevata tra gli italiani (20,8%);
– fragilità familiari, spesso legate a separazioni, divorzi, conflitti di coppia, lutti o maternità solitaria, che generano squilibri relazionali e instabilità nei nuclei;
– status migratorio, che coinvolge il 18,4% dei migranti con problemi nel rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, ostacoli burocratico-amministrativi o situazioni di irregolarità giuridica, spesso collegate a migrazioni recenti e a percorsi di integrazione ancora fragili;
– molte dipendenze, legate a disabilità, o problemi legati alla giustizia e alla detenzione, difficoltà scolastiche o educative, ecc.

L’ISTAT conferma questi dati aggiungendo che nel 2024, si stimano poco più di 2,2 milioni di famiglie in povertà assoluta; l’incidenza, pari all’8,4% sul totale delle famiglie residenti.

Gli individui in povertà assoluta sono oltre 5,7 milioni (9,8% del totale dei residenti), confermando che non vi è nessuna inversione di tendenza rispetto alla condizione dell’anno precedente.

L’incidenza di povertà assoluta si conferma più alta tra le famiglie ampie: raggiunge il 21,2% tra quelle con cinque e più componenti e l’11,2% tra quelle con quattro, per scendere all’8,6% tra le famiglie di tre componenti.

Nonostante la Costituzione Italiana riconosca la tutela della salute come diritto fondamentale (art. 32) e il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) abbia un’impronta universalistica, ancora oggi molti cittadini incontrano molti ostacoli nell’accesso alle cure.

Nel 2024 – secondo l’Istituto Nazionale di Statistica – il 9,9% della popolazione, pari a quasi 6 milioni di persone, ha dovuto rinunciare a prestazioni sanitarie ritenute necessarie (visite specialistiche, esami diagnostici come radiografie, ecografie, risonanze magnetiche, ecc.).

Le principali cause sono riconducibili a due fattori: da un lato le lunghe liste d’attesa, dall’altro i costi che molte famiglie non riescono a sostenere.

Il fenomeno appare in crescita rispetto al 2023 e al periodo pre-pandemico, a causa del peggioramento delle condizioni di accesso e delle difficoltà nella prenotazione.

Ad oggi il dato è notevolmente e forse volutamente peggiorato ad enorme vantaggio di una crescita delle strutture private e/o convenzionate. (Sarà un caso o è scientificamente, economicamente perseguito? Considerato che il ricorso al privato è aumentato del 137% in sette anni, e milioni di italiani rinunciano alle cure per mancanza di risorse).

Il sindaco del Comune di Brenta
Gianpietro Ballardin

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