7 Giugno 2017

“Sulla mobilità esultare o rallegrarsi non sempre è giustificabile. Differenze tra utenti e politica”

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A causa dei lavori per AlpTransit, che a partire dal prossimo 11 giugno sospenderà la linea ferroviaria Cadenazzo-Luino-Laveno, è da tempo che è tornato in auge il tema della mobilità sul nostro territorio, sia verso il Canton Ticino, sia verso Gallarate e Milano. Sul tema, oggi, è intervenuto nuovamente Diego Intraina, che analizza la situazione confrontando le necessità degli utenti e le decisioni degli amministratori locali. Ecco le sue parole.

Esultare o rallegrarsi non sempre rallegra e accomuna i differenti attori in gioco: in questo caso utenti e politica. Se per gli utenti, l’inserimento di una corsa in più di un bus sostitutivo per tornare a casa in un orario decente è un soddisfazione e un successo, non lo può essere per la politica che non fa, con questo temporaneo risultato, passi in avanti per quanto concerne le inefficienti sulla mobilità all’interno del proprio territorio. Il bus sostitutivo, previsto per la fase temporanea dei lavori ferroviari, non cambia nulla sulla condizione del sistema dei trasporti pubblici.

Il territorio luinese continua a rimanere in quell’impasse strategico e funzionale in cui si trova e che sembra ogni giorno peggiorare. Per raggiungere territori, ormai complementari tra loro per le evidenti relazioni funzionali, bisogna mediamente attendere intervalli di due ore e nei casi più disperati, vedi nelle valli e località montane, quattro ore o, paradossalmente, nessuno servizio nelle festività. La politica, in questi mesi, sottoposta a continui richiami (giornali, incontri privati ecc.), sembra ignorare l’opportunità di essere stata stimolata a confrontarsi in modo organico e sistemico su questi temi, tant’è che nessuna Amministrazione ha sentito l’esigenza di richiedere un incontro intercomunale al fine di deliberare uno studio di settore. Il problema della sospensione temporanea del servizio ferroviario, nonostante le abbia dato l’opportunità di capire la propria “debolezza” e fragilità di sistema in cui sopravvive, non sembra che l’abbia coinvolta e interessata particolarmente, tanto da suggerirle un’attenzione prioritaria: studiare un nuovo paradigma di mobilità che non vada in sofferenza alla prima difficoltà, obbligandola a cadere nella ricerca di soluzioni nell’ormai contraddittorio mondo individualizzato dell’auto privata.

È inutile negarlo, i territori hanno un evidente bisogno di vedere migliorare la mobilità, condizione necessaria e indispensabile per la loro “rigenerazione”. Ma gli amministratori sanno benissimo che, questa miglioria, la si deve affiancare anche a quei bisogni e comportamenti che continuano a garantire e custodire la loro unicità antropologica/ambientale fusa nella preziosa tranquillità paesaggistica; tranquillità che non può comportare e accettare di dover fare lunghe code di mezz’ora per percorrere tre chilometri di strada, oppure costruire posteggi invasivi in ambienti sensibili di montagna che, in determinate ore del giorno, si svuotano creando inevitabili fenomeni di disagio e di pericolosità stradale.

Torniamo però all’esultare. La politica, per rimanere all’interno del nostro esempio, avrebbe effettivamente e legittimamente potuto esultare se solamente e veramente avesse discusso e previsto una miglioria del servizio bus esistente che parte da Zenna, raggiungere Luino per proseguire oltre. Tale strategia di servizio, diventando strutturale e intervallandosi con la ferrovia, avrebbe potuto permettere collegamenti e attraversamenti di questo territorio con uno scadenzato di un’ora (oggi quando va bene solo ogni due ore), riuscendo a disincentivare l’uso dell’automobile e, con un ulteriore sforzo di coordinazione tra sistemi, prevedere collegamenti e potenziamenti trasversali con le Valli. Questo sistema, oltre a dare maggiore beneficio agli abitanti e alle politiche turistiche, avrebbe permesso (ma tutto è ancora possibile), nel caso malaugurato di un’interruzione, o dei treni o dei bus, di evitare d’incorrere in situazioni inaccettabili.

È su queste sistemiche strategie territoriali che le nostre città e Valli Montane aspettano concrete risposte politiche. È per implementare questo sistema di forme di creatività sociale che la politica deve necessariamente confrontarsi e iniziare ad introdurre forme deliberative che coinvolgono l’intera cittadinanza. È solo con l’applicazione di questa introduzione comportamentale e predisposizione visionaria che la politica potrebbe e avrebbe il diritto d’esultare.

Domanda finale: è la società civile o è solo la politica che non è ancora pronta a questa rivoluzione culturale?

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