1 Marzo 2017

“Chiusura linea Laveno-Luino-Cadenazzo da giugno? Pensare a diverse politiche di mobilità”

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Dopo l’ufficializzazione da parte di Rfi della chiusura della linea ferroviaria tra Laveno Mombello e Cadenazzo, che avverrà dall’11 giugno al 10 dicembre 2017, torna ad aprirsi il dibattito sulla mobilità nell’alto Varesotto. La rete rimarrà chiusa per permettere interventi di adeguamento della sagoma limite delle gallerie presenti e per potenziare la linea per la futura AlpTransit. In questi mesi saranno previsti bus sostitutivi per pendolari e viaggiatori, ma ad affrontare la situazione, approfondendo il tema sulla mobilità, è Diego Intraina.

La stazione ferroviaria di Luino

La stazione ferroviaria di Luino

“Chiusura linea Laveno-Luino-Cadenazzo da giugno? Pensare a diverse politiche di mobilità”. “Si sta avvicinando giugno 2017 e in molti sembrano decisi, per difendere la loro posizione politica – spiega Dietro Intraina -, di discutere sulla chiusura temporanea della linea ferroviaria Laveno-Luino-Cadenazzo. Ma questi molti continuano a non voler capire che il problema non è solo quello di pretendere d’inserire un servizio sostitutivo: di fatto questo viene già garantito salvo inefficienze d’orario che penalizzano i pendolari e costringe, per chi ce l’ha, all’uso dell’automobile.

Il problema dunque non sono questi prossimi sei mesi, ma è quello di osservare e ripensare l’intero (oggi) non-sistema della mobilità nei nostri territori:
– politiche serie di mobilità insegnano che la fragilità dei differenti servizi, fragilità che può interessare interruzioni temporanee, oppure soppressioni di servizio o di particolari ritardi, va sempre considerata possibile e che, pertanto, è auspicabile non caricare mai solo su una di queste componenti la soddisfazione del servizio di mobilità;
– politiche serie di mobilità insegnano che territori geograficamente complessi, come quello del luinese, per governare un loro armonioso equilibrio insediativo e in molti aspetti ecologico, non possono esulare da strategie della mobilità a rete. Vuol dire che questi territori necessitano maggiori attenzioni di connessione e di coordinamento tra le differenti soluzioni: ferrovia, navigazione, trasporto pubblico su gomma, motorizzazione privata e mobilità lenta.
– politiche serie che riconoscano alle istituzioni locali il concreto ruolo di governo del territorio. Dunque, avere voce in capitolo nell’attuazione delle politiche sulla mobilità, considerata un ‘bene comune’, attraverso la strutturazione ordinaria di tavoli di confronto e di regia con le Amministrazioni di competenza (Provinciali, Regionali e Nazionali) e le aziende di servizio. Luogo istituzionale di responsabilizzazione predisposto a garantire e attuare competenze, finanziarie e operative, sui piani di sicurezza.

È proprio per la carenza di queste tre condizioni di governo, rispetto alle politiche di mobilità, che, oggi, la temporanea sospensione (circa sei mesi) del servizio ferroviario, provoca disagi dentro e fuori le stanze della politica: disagi che sembrano irrisolvibili se non ad alti costi o con rivoluzioni inaspettate.

La differenza tra il comune di Gambarogno e i comuni del nostro territorio. Anche il Gambarogno, nuovo comune composto da ben nove ex Amministrazioni – un territorio, da chi si limita ad attraversarlo lineare, invece caratterizzato e articolato da due percorsi paralleli, uno sul lago, l’altro in collina, uniti tra loro da collegamenti trasversali di cui uno prosegue fino ad Indemini scavalcando nella profonda Val Veddasca-, si troverà nella nostra stessa condizione di sospensione/sostituzione del servizio ma, a differenza nostra, presentando un servizio a rete dove le tre infrastrutture pubbliche (treno, battello, autopostale) sono in sinergia tra loro, rispettando le coincidenze oltre che la logica di un servizio omogeneo territoriale, non subirà un contraccolpo funzionale perché continuerà a garantire i tradizionali servizi.

Nel Gambarogno, la fragilità della ferrovia verrà, senza particolari difficoltà, superata e supplita dal servizio gomma e acqua. Sono su queste tre condizioni che i politici Nazionali, Regionali e Locali dovrebbero riflettere se vogliono avere gli stessi strumenti e le stesse possibilità dei governanti Svizzeri. Il consigliere di Stato del Cantone Ticino, Claudio Zali, ha avuto la possibilità di permettersi, all’avvicinamento del limite della soglia d’inquinamento, di dichiarare tre giorni di servizio gratuito dei mezzi di trasporto pubblici: treno e autopostali. Il presidente della Regione Lombardia, oppure della provincia di Varese avrebbero potuto fare altrettanto?

Personalmente, partecipando alle interessanti discussioni del tavolo della mobilità del comune di Luino e ad altre attività/iniziative legate alla mobilità privata (EquoStop e altro), sono convinto che la politica luinese sia ormai pronta ad affrontare queste questioni fondamentali per un possibile riequilibrio del nostro territorio, che è consapevole del ‘triste ritardo’ accumulato in questi anni. Territorio che ha subito una politica istituzionale disattenta alla cura di questo importante ambito di convivenza, salvo che per poche reazioni provocate da inaccettabili comportamenti aziendali.

Ma i tempi cambiano e gli oggetti del consenso politico pure. Ed ecco che l’ambito della mobilità, diventando sempre di più esistenziale per l’esperienza del quotidiano vivere, fa (ri)illuminare i simboli di Partito e dei Movimenti e spolverare le istituzioni. È meglio tardi che mai… speriamo che almeno questa volta tra un’illuminazione e uno spolverare, al cittadino venga riconosciuto il ruolo di co-abitare il territorio e dunque il diritto ad essere coinvolto nelle decisioni”.

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