(a cura di Matteo Toson) L’operazione è riuscita, ma il paziente non ce l’ha fatta. O quasi. Bene gli sconti sui carburanti. Ma per aiutare davvero famiglie e imprese serve una visione che unisca energia, territorio e mobilità.
Abbassare il prezzo del carburante può dare sollievo a chi ogni giorno deve raggiungere il lavoro, accompagnare i figli o spostarsi per necessità. Per molte famiglie, soprattutto nei territori meno serviti, anche pochi euro risparmiati contano. Ma il sollievo immediato non può diventare l’intera strategia. Se rendiamo un po’ meno costoso il pieno, lasciando le persone obbligate a farlo con la stessa frequenza, abbiamo attenuato il sintomo. La dipendenza rimane.
È qui che viene in mente la frase: «L’operazione è riuscita, ma il paziente non ce l’ha fatta». O quasi. Possiamo considerare riuscito un intervento sul prezzo e continuare ad avere famiglie in difficoltà, imprese esposte ai costi energetici e territori nei quali ogni attività richiede un’automobile.
Nei miei precedenti interventi su LuinoNotizie ho cercato di mettere a fuoco questa questione: la mobilità riguarda anche il reddito disponibile, il tempo delle persone e la possibilità di continuare a vivere nelle nostre valli.
Oggi, per molte famiglie, la mobilità è un costo ancor prima di muoversi. L’auto parcheggiata sotto casa continua a costare: acquisto o finanziamento, assicurazione, bollo, manutenzione e perdita di valore. Il carburante si aggiunge a un conto già aperto. Quando servono due automobili per conciliare lavoro e famiglia, quel conto diventa ancora più pesante.
Per questo dobbiamo allargare lo sguardo, partendo dalle risorse e dai bisogni del territorio. Quanti tetti di abitazioni, aziende ed edifici pubblici potrebbero ospitare impianti fotovoltaici? Quali superfici sono realmente adatte, con quale produzione possibile e quali consumi da soddisfare? Come possiamo valorizzare l’idroelettrico esistente, rispettando gli equilibri ambientali e la disponibilità d’acqua? Dove possono nascere comunità energetiche capaci di coinvolgere cittadini, imprese e amministrazioni?
Non basta moltiplicare il numero dei tetti per un impianto ideale. Serve una mappa concreta: superfici utilizzabili, esposizione, vincoli, capacità della rete, investimenti e profili di consumo. Da lì può nascere un progetto territoriale. Produrre energia localmente può ridurre una parte della nostra esposizione all’esterno. Ma il fotovoltaico, da solo, non elimina il bisogno di benzina di chi continua a spostarsi con un’auto a combustione. Occorre collegare la produzione energetica all’efficienza, all’elettrificazione dove possibile e a una diversa organizzazione degli spostamenti.
Questo significa rendere praticabili più scelte: treni con coincidenze utili, collegamenti dalle frazioni alle stazioni, navette condivise tra aziende, carpooling compatibile con i turni, percorsi sicuri a piedi e in bicicletta. E, per le attività che lo consentono, lavoro da remoto e spazi di lavoro vicini a casa.
Nell’Alto Varesotto non possiamo proporre la stessa soluzione a tutti. Chi vive in una frazione, lavora su turni o deve accompagnare una persona fragile ha esigenze precise. Le alternative devono partire da quelle esigenze, altrimenti rimangono buone intenzioni. Anche le aziende possono contribuire. Conoscere la provenienza dei dipendenti e gli orari di ingresso permette di valutare servizi condivisi. Più imprese vicine possono costruire insieme una domanda sufficiente per un collegamento che, singolarmente, nessuna riuscirebbe a sostenere.
La dipendenza dalle importazioni di combustibili ci espone alle oscillazioni dei mercati e alle crisi internazionali. Non possiamo cancellarla con uno slogan né raggiungere l’autonomia dall’oggi al domani. Possiamo però ridurla, con decisioni che nel tempo rendano famiglie e imprese meno vulnerabili. Finché ogni aumento del carburante richiederà un nuovo intervento d’emergenza, resteremo in attesa di un aiuto per poter continuare a vivere e lavorare come prima.
Una politica territoriale dovrebbe misurare anche altro: quanta energia riusciamo a produrre, quanti consumi evitiamo, quante persone possono raggiungere il lavoro senza viaggiare da sole in auto, quante famiglie possono rinunciare alla seconda vettura.
Bene, dunque, il sollievo sul carburante per chi ne ha bisogno. Ma insieme deve partire una cura delle cause.
Perché la possibilità di vivere nelle nostre valli non dovrebbe dipendere dal prezzo del prossimo pieno.
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