Il Varesotto ha, ora, la sua Alta Via. E il merito è di Mattia Raimondi, 28enne originario di Tirano, in Valtellina, che vive praticamente da sempre di montagna.
Corsa, trekking, arrampicata, sci, esplorazione: la sua biografia sportiva, che ci ha raccontato brevemente, è un catalogo di pratiche verticali che lo hanno portato, ancora adolescente, a innamorarsi delle alte quote. Verso i 16-17 anni, da studente dell’istituto alberghiero di Bormio, ha cominciato a percorrere i sentieri di casa. Da lì, il passo è stato breve: bicicletta, corsa in montagna, cammini lunghi, un girovagare per tutta Europa sulle proprie gambe. E la montagna, in tutte le sue sfaccettature sportive, è diventata la bussola della sua vita.
Una tappa decisiva di questo percorso è arrivata nel 2019, quando Raimondi è entrato in contatto con il team di Va’ Sentiero, che ha percorso e documento l’intero Sentiero Italia. I chilometri fianco a fianco con quella squadra gli hanno svelato un modo di intendere il cammino che va oltre la performance e che guarda alla valorizzazione del territorio, alla raccolta di dati utili, e, soprattutto, al restituire ai sentieri una dignità e una visibilità.
Nel 2020, forte di quell’esperienza, il 28enne ha realizzato il sogno di aprire l’Alta Via della Valtellina: 750 km di percorso nella sua terra, con tanto di documentazione di punti acqua, dislivelli, chilometraggi e punti di interesse, realizzata seguendo la metodologia di Va’ Sentiero.
Da circa un anno, però, Varese è diventata la nuova casa di Mattia Raimondi, che ora lavora in Svizzera, e qui l’idea di replicare l’esperienza valtellinese è germogliata quasi per gioco, durante una conversazione con Walter Chiari di Chiusarella No Limits e Paola Ghiringhelli, che ha poi curato l’identità visiva del progetto.
“Proviamo”, si è detto Raimondi, che si è messo ad abbozzare il percorso, online e su carta. E poi, senza aspettare il momento perfetto – consapevole che le idee rimandabili tendono a svanire – ha deciso di partire subito.
Dal 19 al 26 settembre scorso ha percorso in otto giorni il tracciato che aveva disegnato, per verificarlo sul campo. Quello che sulla carta misurava 216 km, nella realtà è diventato di 250 km, con 15.500 metri di dislivello positivo: un anello che cavalca tutte le montagne e le cime dell’alta provincia di Varese, con partenza e arrivo alla Rasa, unica frazione del Comune capoluogo che tocca il percorso, e il resto dell’itinerario che si snoda interamente tra le valli del Verbano e la Valceresio.
Sette tappe, pensate per essere poi proposte in versione almeno sdoppiata, perché quelle originali – tra i 24 e i 35 km ciascuna e con dislivelli importanti – sono impegnative per chi non è allenato al passo lungo come lui.
Il percorso entra nel cuore delle Prealpi e delle valli varesine e ne attraversa i luoghi più significativi, «molti dei quali – evidenzia Mattia – sono talvolta sconosciuti persino a chi abita questo territorio». C’è il Sacro Monte con le sue quattordici cappelle, il Parco del Campo dei Fiori, il Forte di Orino, borghi come Monteviasco, la Linea Cadorna che percorre le montagne di confine con trincee e gallerie, il Passo della Forcora. Senza contare le viste sui laghi, boschi ricchi di biodiversità e creste panoramiche: una varietà di paesaggi che è sicuramente uno dei valori fondanti dell’Alta Via.
Lungo la strada, Raimondi è stato ospitato dai rifugi, accompagnato da persone che hanno scelto di camminare con lui per qualche tratto e accolto da una festa al suo arrivo. Ma, oltre alla condivisione e alla compagnia, si è impegnato anche in un’attività di verifica dello stato dei sentieri percorsi: «Alcuni – ci racconta – risultano sporchi, con alberi caduti attraverso il tracciato e segnaletica carente. Ho individuato alcune varianti, ma ora vorrei rivolgermi ai Comuni, ma anche agli enti sovralocali come le Comunità Montane attraversate da questa Alta Via o alle realtà come il CAI per presentare loro l’intero progetto e, perché no, per sensibilizzarli sulla manutenzione dei tratti di sentiero più ammalorati».
A breve termine, Mattia intende realizzare le cartine delle tappe – per poi produrre anche guide cartacee e digitali –, un sito web con tutte le informazioni utili e raccontare il progetto attraverso i canali social. Gli obiettivi dell’Alta Via del Varesotto e di chi l’ha ideata sono quindi estremamente chiari e semplici: favorire ancora di più, attraverso questo itinerario ad anello, il turismo lento come strumento di valorizzazione culturale ed economica del territorio e rilanciare l’escursionismo nella sua forma più essenziale.
«Il sentiero – conferma Raimondi – si può percorrere in ogni stagione, il che lo rende uno strumento di promozione turistica per tutto l’anno. Lungo il percorso ci sono piccole realtà da sostenere come gli ostelli a Dumenza e Cunardo, rifugi, esercizi locali, e numerosi eventi. Senza contare tutti gli aspetti naturalistici, storici e culturali che si possono scoprire a ogni sosta. Adesso inizia il bello – conclude – Voglio incontrare le persone che vivono sul territorio e gli enti: ho l’energia e la voglia di impegnarmi per questo progetto, ma senza l’aiuto di tutti non posso andare molto lontano».
Insomma, l’Alta Via del Varesotto è nata con le sue gambe, ma ora ha bisogno di mani, voci e istituzioni per diventare quel che sogna di essere: la prima vera Alta Via della provincia, un ponte invisibile che abbraccia le montagne varesine e le restituisce sotto una nuova luce a chi le abita e a chi le vuole scoprire.
Le sette tappe — 250 km, 15.500 m D+ (qui la presentazione)
– Rasa – Arcumeggia · 34,9 km · 1.950 m D+
– Arcumeggia – Bedero Valtravaglia · 30,6 km · 1.880 m D+
– Bedero Valtravaglia – Passo della Forcora · 27 km · 1.890 m D+
– Passo della Forcora – Rifugio Dumenza · 24,7 km · 1.590 m D+
– Rifugio Dumenza – Cunardo · 29,3 km · 1.070 m D+
– Cunardo – Rifugio Pravello · 31,7 km · 1.860 m D+
– Rifugio Pravello – Rasa · 26 km · 1.290 m D+
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