Come nasce un’azienda agricola? Quali sono le sfide quotidiane di chi sceglie di lavorare a contatto con la natura e gli animali? E quanto contano la passione, la sostenibilità e il legame con il territorio? Sono alcune delle domande che Thomas e Gabriele, studenti del quarto anno dell’indirizzo florovivaistico dell’Agenzia Formativa di Luino, hanno rivolto a due imprenditori agricoli del territorio: Isabella, fondatrice e titolare dell’Azienda Agricola Abete Bianco di Aga, frazione di Casalzuigno, e Roberto, dell’Azienda Agricola La Betulla di Brezzo di Bedero.
Accompagnati dai loro docenti, nell’ambito del Cerealia Festival, i ragazzi hanno avuto l’opportunità di conoscere da vicino due realtà produttive che, pur lavorando in ambiti differenti, condividono un elemento fondamentale: la volontà di valorizzare le risorse locali attraverso un’agricoltura legata alla qualità, alla cura dell’ambiente e alla passione per il proprio mestiere.
La storia dell’Azienda Agricola Abete Bianco nasce sedici anni fa, quasi per caso. Isabella racconta di non aver mai programmato di diventare imprenditrice agricola: la sua famiglia non proveniva da questo settore. È stato il trasferimento in Valcuvia, unito alla passione per la montagna, i boschi e la natura, a farle scoprire un mondo nel quale ha deciso di investire energie e competenze.
Oggi la sua azienda, situata ad Aga, una piccola frazione di Casalzuigno, si basa sulla biodiversità come strumento per ridurre l’impatto ambientale e valorizzare le produzioni. Tra le coltivazioni figurano mirtilli e altri piccoli frutti, mele di montagna, erbe officinali, ortaggi di stagione e rafano.
Proprio i piccoli frutti rappresentano attualmente una delle produzioni più importanti dell’azienda. I mirtilli, nonostante siano coltivati da numerose realtà della zona, continuano a incontrare l’interesse dei consumatori.
Gestire un’azienda agricola da sola richiede organizzazione e capacità di adattamento. La giornata di Isabella cambia in base alla stagione e alle necessità delle coltivazioni: in estate si comincia molto presto, per sfruttare le ore più fresche, mentre in inverno il lavoro si concentra maggiormente durante le ore di luce.
Alla cura delle colture si affiancano quella delle galline e del pollaio, la manutenzione dei prati, la potatura delle piante e il taglio della legna, utilizzata anche per riscaldare la propria abitazione e l’azienda.
Tra le difficoltà più importanti ci sono i cambiamenti climatici, che stanno modificando le condizioni a cui gli agricoltori delle Prealpi varesine erano abituati. Estati più calde e periodi di siccità rendono meno prevedibili le semine e i raccolti, obbligando a rivedere le colture e le strategie produttive.
«Dobbiamo essere più elastici, pronti a rivedere i tipi di colture in base ai cambiamenti climatici», spiega Isabella, sottolineando quanto sia diventato importante osservare il territorio e adattarsi alle sue trasformazioni.
Per Isabella, la sostenibilità non si esaurisce in una certificazione. In passato l’azienda era certificata biologica, ma tre anni fa ha scelto di proseguire il proprio percorso al di fuori del sistema di certificazione, mantenendo le pratiche agricole in cui crede.
Il suo approccio parte da una convinzione precisa: sentirsi ospite e custode del luogo in cui vive e lavora. Una filosofia che si traduce in scelte concrete, come la coltivazione degli ortaggi in orti sinergici e sulla paglia, una tecnica che permette di trattenere l’umidità nel terreno e ridurre il fabbisogno idrico.
Un’altra pratica riguarda lo sfalcio alternato dei prati nei frutteti e nei meleti: alcune porzioni vengono tagliate, mentre altre sono lasciate crescere, favorendo la presenza di fiori, insetti e farfalle.
Accanto ai mercati locali, durante la bella stagione Isabella accoglie le persone in azienda per la raccolta diretta dei mirtilli e degli altri piccoli frutti. Un modo per avvicinare i consumatori alla campagna e far conoscere non soltanto i prodotti, ma anche il lavoro che li rende possibili.
In questo percorso, i social network hanno assunto un ruolo importante. Per un’azienda situata in una piccola frazione di montagna, fotografie e video diventano una vetrina capace di raggiungere persone che difficilmente conoscerebbero la realtà agricola di persona.
La soddisfazione più grande, tuttavia, rimane legata al valore del lavoro svolto e al rapporto con i clienti. Da una parte c’è la possibilità di guardare, a fine giornata, il paesaggio curato con le proprie mani; dall’altra, la gioia di chi riscopre attraverso le sue verdure e le sue uova sapori autentici e genuini.
Per il futuro Isabella vorrebbe ampliare la dimensione dell’accoglienza, permettendo alle persone di trascorrere del tempo immersi nella natura e di condividere quel benessere che lei stessa sperimenta quotidianamente.
Ai giovani che desiderano intraprendere questa strada rivolge un consiglio chiaro: «Rimanere saldi nei propri sogni», senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà e dalle delusioni che possono accompagnare l’inizio di ogni nuova avventura.
La seconda tappa dell’intervista porta Thomas e Gabriele a Brezzo di Bedero, all’Azienda Agricola La Betulla, dove Roberto si dedica all’allevamento delle capre e alla trasformazione del loro latte in formaggi freschi e stagionati.
L’azienda affonda le proprie radici nella storia familiare: furono i genitori di Roberto, circa 48 anni fa, a dare avvio all’attività dopo essere arrivati dal settore agricolo cremonese. Inizialmente l’azienda allevava vacche da latte; in seguito, la produzione è stata riconvertita verso l’allevamento caprino.
Oggi il lavoro si concentra sulla Camosciata delle Alpi, una razza caprina di particolare interesse per la produzione lattiera. Il latte viene trasformato direttamente in azienda, dando vita a diverse tipologie di formaggio, fresco e stagionato.
La filiera corta è uno degli elementi distintivi della realtà agricola: ciò che viene proposto in cucina arriva direttamente dalla fattoria oppure da altre realtà locali, rafforzando il legame con il territorio.
Anche per Roberto, la giornata è scandita dalle esigenze dell’azienda e degli animali. Ci si può alzare alle cinque del mattino e arrivare alle nove di sera senza aver ancora concluso tutto. Gli imprevisti fanno parte della quotidianità e richiedono presenza costante, esperienza e capacità di risolvere i problemi.
L’attività si divide tra i mercati, seguiti da Roberto al mattino, e la produzione in azienda nel pomeriggio, con il supporto dei collaboratori.
Il prodotto più rappresentativo è il formaggio ottenuto dal latte di capra. Ma trasformare il latte non significa semplicemente seguire una ricetta: il risultato dipende da numerose variabili, tra cui le condizioni climatiche e il comportamento del latte durante la fermentazione e le ore successive alla lavorazione.
«Fare il formaggio penso sia la cosa più facile che esista sulla terra», racconta Roberto con una battuta, spiegando che la vera sfida è capire come il prodotto si sviluppa nel corso della giornata.
La produzione si aggira indicativamente sui 150 litri di latte al giorno. La quantità di formaggio ottenuta corrisponde mediamente al 15-18% del latte lavorato, con differenze legate anche alla tipologia di prodotto, fresco oppure stagionato.
La comunicazione digitale è diventata un supporto importante per far conoscere i prodotti e raggiungere nuovi clienti. Roberto, tuttavia, sottolinea che i social network da soli non bastano: per costruire un rapporto duraturo con il pubblico, la qualità deve essere confermata ogni volta che il prodotto arriva sulla tavola.
La comunicazione più efficace nasce quindi dall’incontro tra la promozione e la soddisfazione di chi acquista, assaggia e sceglie di tornare.
Quando gli viene chiesto quale sia la soddisfazione più grande del suo lavoro, Roberto risponde che non lo ha mai vissuto come un semplice mestiere: «Mi alzo la mattina e per me è un divertimento».
E quando qualcuno gli domanda come faccia a produrre un formaggio così buono, la sua risposta si riassume in tre parole, le tre “P”: passione, pazienza e pulizia. A queste si aggiunge la soddisfazione del cliente, capace di dare nuova energia e motivazione per continuare a migliorare.
Negli ultimi due anni l’azienda ha affrontato importanti investimenti, realizzando un nuovo caseificio, un’area camper, un impianto fotovoltaico e punti di ricarica per auto elettriche. Per questo, al momento, Roberto non indica nuovi grandi progetti, pur riconoscendo che in agricoltura le idee non mancano mai. A frenare alcune iniziative possono essere i costi e le difficoltà burocratiche, che rendono più complesso trasformare un’intuizione in un progetto concreto.
Il suo consiglio ai giovani che vogliono entrare nel settore è semplice quanto significativo: affrontare questo percorso con passione, perché è proprio la passione a sostenere il lavoro anche quando le giornate diventano lunghe e impegnative.
Le interviste realizzate dagli studenti, accompagnati dai loro docenti, rappresentano un’occasione di apprendimento che va oltre la lezione in aula.
Attraverso il dialogo diretto con Isabella e Roberto, i ragazzi hanno potuto conoscere due modi diversi di vivere l’impresa agricola: da una parte la coltivazione sostenibile, la biodiversità e la valorizzazione dei prodotti della terra; dall’altra l’allevamento, la trasformazione artigianale del latte e l’importanza di garantire qualità lungo tutta la filiera.
Due esperienze che mostrano come fare agricoltura oggi significhi unire competenze tecniche, capacità imprenditoriali, attenzione all’ambiente e relazione con i consumatori.
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