Lombardia | 11 Settembre 2026

Autonomia differenziata per la Lombardia, ok a intesa su Sanità, Protezione civile, Previdenza e Professioni

Ieri il Consiglio Regionale ha approvato la Risoluzione che adotta i due schemi d'intesa tra Governo e Regione. Critiche dalle opposizioni: «Un’autonomia così è inutile e prende in giro i cittadini»

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Il Consiglio regionale della Lombardia ha acceso il semaforo verde all’Autonomia differenziata approvando la Risoluzione che adotta i due schemi d’intesa tra Governo e Regione Lombardia sull’attribuzione di ulteriori forme di autonomia in materia di protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa, nonché di tutela della salute.

Il documento autorizza il presidente della Regione alla sottoscrizione definitiva dell’intesa fra Governo e Regione Lombardia.

A questo punto, il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, varerà un disegno di legge di approvazione delle intese. Il ddl passerà quindi all’esame di Camera e Senato per il voto definitivo ai sensi dell’articolo 116 comma terzo della Costituzione.

Il voto di ieri, ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, «è un risultato storico, ma non considero affatto conclusa la nostra strada. Non siamo davanti all’approdo finale dell’autonomia lombarda, ma a un primo tassello della ridefinizione dell’autonomia e del rapporto Stato-regioni in Italia. Non per indebolire lo Stato, ma per renderlo più moderno, valorizzando le differenze e le eccellenze territoriali. Questo è il modello di Paese nel quale credo: un’Italia più responsabile, una Lombardia più forte, Regioni più efficienti, amministrazioni che danno risposte concrete ai cittadini. E, da oggi, quel modello è un po’ più vicino».

La risoluzione approvata dal ‘Parlamento’ lombardo, oltre alle intese già sottoscritte con Palazzo Chigi, conferisce al governatore anche il mandato di proseguire il negoziato sulle altre materie suscettibili di attribuzione alla Regione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Un’indicazione che Fontana intende portare avanti con forza: «Ringrazio il governo per il lavoro svolto. Ringrazio il Consiglio regionale, le Commissioni, gli enti locali e le strutture regionali che hanno accompagnato questo negoziato. Voglio però affermare con chiarezza – ha sottolineato – che non ci fermeremo qui: la Risoluzione mi impegna a proseguire il negoziato sulle altre materie nelle quali la Costituzione di avere più poteri. Ed è quello che farò».

Soddisfatto il sottosegretario regionale Mauro Piazza, che ha proprio la delega all’Autonomia e che ha seguito da vicino tutto il lungo iter della riforma: «L’approvazione di questa Risoluzione – ha commentato – chiude un cerchio che si è aperto nel 2015 quando il Consiglio regionale votò il via libera al referendum consultivo sull’autonomia, fortemente voluto dall’allora presidente Roberto Maroni, che venne celebrato il 22 ottobre 2017 ed ebbe un esito chiarissimo: il 95,1% degli elettori lombardi disse sì a una Regione con più poteri e competenze. Oggi abbiamo dato attuazione a quel mandato popolare aprendo una nuova stagione autonomista, resa ancora più necessaria dalle spinte centraliste che spirano anche in Europa, come purtroppo abbiamo visto a proposito della gestione dei fondi coesione».

In materia di Protezione civile, il presidente della Regione acquisisce il potere di emanare ordinanze in deroga alle norme statali per emergenze locali. Tali deroghe, valide fino a un massimo di due anni, consentiranno una risposta immediata ed efficace di fronte a eventi calamitosi sul territorio. Viene inoltre prevista la possibilità di aprire contabilità speciali presso la Tesoreria dello Stato anche per le emergenze di carattere regionale. Per gli eventi di rilievo nazionale, il ruolo di commissario delegato sarà assegnato al presidente della Regione o a un suo delegato d’intesa con la Protezione Civile. La Lombardia ottiene altresì piena autonomia nel reclutamento urgente del personale e nella regolamentazione della formazione degli operatori.

Nel settore delle Professioni, la Regione potrà valorizzare e disciplinare le attività lavorative a spiccata valenza e legame territoriale. Tra le competenze specifiche trasferite rientra, a titolo esemplificativo, la regolamentazione dell’eccellenza artigiana della liuteria cremonese. Restano invece opportunamente escluse dal perimetro regionale le professioni sanitarie e quelle ordinistiche.

Sul fronte della Previdenza complementare e integrativa, la Lombardia assume la rappresentanza negoziale per i propri dipendenti e del SSR. Regione Lombardia potrà così promuovere fondi pensione dedicati su base regionale mediante la stipula di apposite convenzioni. Primario banco di prova di questa fondamentale misura sarà la valorizzazione del fondo pensione dei dipendenti regionali e locali.

In ambito di Tutela della salute e coordinamento finanziario, la Regione ottiene una gestione direttiva e flessibile delle risorse. La Lombardia potrà stabilire tariffe differenti di rimborso sanitario rispetto a quelle nazionali, ponendole a carico del bilancio regionale. Si registra la piena autonomia nella gestione dei fondi statali destinati ad investimenti nel patrimonio edilizio e tecnologico sanitario. Viene introdotta la facoltà di istituire e gestire fondi sanitari integrativi regionali, ferma restando la garanzia inderogabile dei LEA. Sarà possibile destinare risorse aggiuntive per l’assunzione straordinaria di personale sanitario e per il pagamento di prestazioni aggiuntive. Infine, i risparmi di spesa ottenuti dall’efficientamento dei fondi vincolati potranno essere liberamente riallocati in altri settori della sanità.

«In questa che è un’antica battaglia della Lega, iniziata anni fa con Roberto Maroni e confermata dai cittadini lombardi con il referendum del 2017, la sanità ha un ruolo di rilievo – aggiunge il consigliere regionale della Lega Emanuele Monti, Presidente della Commissione Welfare – Le novità più̀ significative riguardano proprio la gestione delle risorse finanziarie in materia sanitaria. Regione Lombardia potrà individuare tariffe di rimborso e di remunerazioni differenti rispetto a quelle nazionali, da porre a carico del proprio bilancio; gestire autonomamente le risorse statali per gli investimenti sul patrimonio edilizio e tecnologico delle aziende del sistema sanitario regionale; istituire e gestire fondi sanitari integrativi, previa iscrizione di tali fondi all’Anagrafe nazionale dei fondi sanitari, ferma la garanzia dei LEA e degli standard nazionali; destinare alle aziende e agli enti del servizio sanitario regionale risorse finanziarie per l’assunzione di personale sanitario o l’incremento di prestazioni aggiuntive».

«Tutto ciò – spiega Monti – renderà più attrattiva l’assunzione di quel personale sanitario che oggi preferisce lavorare in altre regioni nelle quali, a parità di remunerazione, vi è un costo della vita inferiore; porterà autonomia nella gestione delle risorse statali per gli investimenti strutturali degli ospedali sul territorio e nell’allocazione della spesa sanitaria delle risorse nazionali vincolate in relazione ad economie da efficientamento».

«Tra gli altri settori interessati – continua il consigliere leghista – c’è la Protezione civile, per la quale la Regione potrà disporre di maggiori strumenti nella gestione degli eventi calamitosi, come quelli che in queste ultime settimane hanno colpito la nostra regione. Il Governatore lombardo potrà emanare ordinanze in deroga alla normativa statale e potrà reclutare e addestrare nuovo personale per far fronte alle emergenze. Le altre materie che Regione Lombardia avoca a sé riguardano le professioni, per le quali l’autonomia consentirà interventi sulle attività caratterizzate da un forte legame con il territorio, come l’artigianato d’eccellenza, e la previdenza complementare e integrativa, che darà alla Lombardia la rappresentanza negoziale per i propri dipendenti e per quelli del sistema sanitario regionale, con la possibilità di promuovere fondi pensione su base regionale attraverso specifiche convenzioni».

«In sintesi, oggi abbiamo raggiunto un primo importante traguardo. Ma non ci fermiamo qui. L’obiettivo finale – conclude Monti – resta quello di avere col tempo maggiori competenze che mettano la nostra Regione, che è la terza economia d’Europa, nella condizione di correre come altri Paesi Ue».

Critiche, invece, dalle opposizioni del Consiglio regionale, a partire dal Partito Democratico: «La montagna ha partorito un topolino, cioè poche competenze in più e nemmeno un euro per esercitarle. Non vedo grande entusiasmo da parte della Lega, perché anche loro sanno di avere ottenuto ben poco», dichiara Samuele Astuti.

«L’ultima volta che il Consiglio regionale si era espresso – spiega Astuti –, dopo il referendum regionale sull’autonomia del 2017, aveva chiesto il trasferimento di tutte e ventitré le materie scritte in Costituzione. Quasi dieci anni dopo, con in mezzo una legge Calderoli bocciata in gran parte dalla Corte Costituzionale, con una frettolosa convocazione di una commissione il 25 di agosto, si approva di procedere su sole quattro materie. Il tutto senza discussione, senza analisi puntuali, senza una previsione delle risorse necessarie. Soprattutto, quella risoluzione del 2017 chiedeva a Roma anche il trasferimento di risorse, che era il cuore della campagna della Lega. Si parlava di miliardi, di cui oggi restano solo gli zeri, senza cifre davanti. Io credo che questa autonomia non sia una cosa seria e credo che lo sappiano bene anche dalle parti della Lega, che vedo molto sottotono».

La stessa metafora della montagna e del topolino viene citata anche da Michela Palestra, consigliera regionale di Patto Civico: «Il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione che autorizza il Presidente Fontana a firmare le intese con il Governo sull’autonomia, passaggio preliminare alla presentazione delle relative leggi in Parlamento. Parte del centrodestra ha usato inutili toni trionfalistici, richiamando addirittura l’impegno assunto con i cittadini lombardi con il referendum del 2017. Ma anche all’interno della maggioranza – afferma – non sono mancati distinguo, tensioni e difficoltà nel trovare una sintesi fino alle ultime ore. Un dato politico che non può essere ignorato, soprattutto su un tema che per anni è stato presentato come uno dei principali elementi identitari del centrodestra lombardo. Anche questo contribuisce a restituire la distanza tra la narrazione trionfalistica e la realtà».

«Il finale di ieri è, semmai, la certificazione del tradimento delle aspettative dei cittadini lombardi: le materie oggetto di possibile autonomia da 23 diventano appena 4, con un paradosso ancora più grave. Persino queste poche nuove competenze – prosegue – non sono accompagnate, allo stato, da nuove fonti di finanziamento dedicate e garantite, perché gli stessi schemi prevedono clausole di invarianza finanziaria e stabiliscono che le funzioni siano esercitate nei limiti delle risorse già disponibili. E non dimentichiamo che parliamo sostanzialmente di un’intesa fotocopia, con schemi analoghi per Lombardia, Piemonte, Veneto e Liguria: alla faccia della specificità dei territori, che dovrebbe rappresentare proprio il presupposto dell’autonomia differenziata».

«E poi non va dimenticato che questa approvazione arriva in tutta fretta, senza un reale coinvolgimento dei territori, come peraltro richiesto dalla Costituzione. Territori che, oltre a essere stati esclusi dal confronto, rischiano di vedere semplicemente sostituita la centralità dello Stato con quella della Regione, della quale già conosciamo la deriva dirigista che troppo spesso la contraddistingue». Insomma, conclude Palestra: «Un’autonomia così non rischia soltanto di essere inutile, ma persino dannosa: nuovi compiti da finanziare con risorse regionali già esistenti, con il rischio di sottrarle ad altri servizi e politiche per i cittadini. Da 23 materie a 4, senza nuove risorse, con i territori lasciati ai margini e con una maggioranza che ha mostrato più di una difficoltà nel trovare una posizione pienamente condivisa: altro che svolta storica. Più che un risultato per la Lombardia, sembra una bandierina da piantare in fretta a pochi giorni dal raduno della Lega a Pontida. L’autonomia delle istituzioni è una cosa seria: dovrebbe significare più capacità di rispondere ai bisogni dei territori, più efficienza e servizi migliori. Non uno slogan da sventolare sul pratone di Pontida».

«Il M5s ha espresso contrarietà rispetto a un percorso lacunoso e deficitario. Quanto portato oggi in aula dal centrodestra – dichiara infine Nicola Di Marco, Capogruppo M5s Lombardia – non è una riforma sull’autonomia, ma l’ennesima presa in giro a chi ha votato i partiti che l’autonomia l’avevano promessa. Prima parlavano di secessione, poi di federalismo, oggi di autonomia differenziata, che prende forma nella riforma Calderoli “Porcellum-bis” e negli accordi relativi a quattro materie su ventitré.
Abbiamo assistito alla battaglia per la sopravvivenza portata avanti dalla Lega, nella disperata urgenza di avere una bandiera da sventolare a Pontida. Persino Fontana, assente quando si parla di sanità, trasporti, di crisi economica e ambientale, è rimasto in Aula per la seduta».

«La nostra contrarietà riguarda il metodo – prosegue il consigliere pentastellato – Una corsa affannata, che ha escluso l’ascolto di tutti gli stakeholders, per approvare in fretta accordi su materie che verosimilmente non vedranno mai la luce, vista la tortuosità e la differenza di vedute (all’interno della stessa maggioranza) che ha contraddistinto il percorso dell’autonomia in Parlamento. La nostra contrarietà riguarda anche il merito. Analizzando le tabelle che delineano le intese, non troviamo indicazioni relative a una possibile quantificazione finanziaria degli impegni o del personale. Inoltre, riteniamo che trattare il tema dell’autonomia senza entrare nel merito del ruolo e di una possibile riforma degli enti locali sia l’ennesima occasione persa. Regione Lombardia e il Governo più longevo della storia repubblicana, ancora una volta, contraddistinguono il proprio mandato con la più totale inutilità. Pensare che di fronte a urgenze come quelle legate al caro energia, alla crisi della sanità pubblica, agli effetti dei cambiamenti climatici e degli aumenti del trasporto pubblico, oggi il Consiglio regionale si sia riunito in seduta straordinaria per fare un favore alla Lega, rende l’idea di quanto inutile sia questo provvedimento».

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