Franco Baresi è morto a 66 anni. Il difensore che per quindici anni ha portato al braccio la fascia di capitano del Milan, e che con quella maglia aveva vinto tutto ciò che il calcio ha da offrire, si è spento dopo che, nel 2025, era stato operato per un nodulo polmonare.
La sua è stata un’esistenza totalmente intrecciata con il destino del club rossonero, incarnata in un numero di maglia – il 6 – che il Milan ha ritirato per sempre in suo onore.
Eppure il calcio – e l’intero mondo dello sport – avevano avuto modo di salutarlo un’ultima volta a febbraio, durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Milano Cortina: era stato lui a entrare a San Siro con la fiaccola olimpica in mano, fianco a fianco con Beppe Bergomi.
La storia di Baresi inizia a Travagliato, in provincia di Brescia, e porta subito i segni di una vita segnata dalla fatica. Rimasto orfano a 14 anni, aveva già la tempra di un uomo quando, a diciassette anni, esordì in rossonero a Verona nell’aprile del 1978. Lo chiamavano Piscinin, il piccolino, ma il soprannome sarebbe durato poco. Fu Gianni Rivera a prenderlo sotto la propria protezione e a intuirne il talento: dalla stagione successiva Baresi iniziò a guidare il reparto arretrato del Milan, trascinando il club verso il decimo scudetto della sua storia. A 22 anni era già capitano. Non più un ragazzino esile, ma un leader destinato a guadagnarsi un soprannome ben più altisonante: Kaiser Franz, a richiamare quel Franz Beckenbauer che era stato il suo mito.
La carriera in rossonero di Franco Baresi è un catalogo di trionfi: sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, quattro Supercoppe Europee e due italiane. Ha giocato al fianco di Rivera, Maldini e Van Basten e fu proprio l’olandese a “bruciarlo” sul filo del Pallone d’Oro 1989. Mai una maglia diversa da quella del Milan, mai una scelta diversa da quella azzurra della Nazionale: fedeltà assoluta come cifra stilistica di un uomo prima ancora che di un calciatore.
«Il calcio italiano perde una delle sue leggende – ha dichiarato il presidente federale Giovanni Malagò in una nota della Federcalcio – Un campione straordinario che in tutta la sua carriera ha indossato solo due maglie, quella del Milan e quella azzurra. Una scelta romantica, che lo ha fatto entrare di diritto nel cuore dei tifosi e di milioni di italiani». Anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana si unisce al cordoglio, definendo Baresi un “lombardo doc” e sottolineando come con la sua scomparsa «il calcio italiano e quello mondiale perdano una delle figure più grandi e amate».
Ed è anche lo stesso Milan a piangerlo con parole che esprimono tutto il dolore della squadra: «La Storia del Milan è in lacrime – scrive il club in un post sui social – Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia di Franco Baresi sono le stesse che ogni tifoso rossonero fa a se stesso in un’ora così dura». (Immagine dalla pagina Facebook dell’AC Milan)
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