Luino | 21 Luglio 2026

A Luino l’ultimo saluto a Paolo Portentoso, la commozione di una folla gremita

Familiari, amici, volontari, amministratori e cittadini hanno riempito la Prepositurale per ricordare una figura che ha lasciato un segno profondo. Centinaia i presenti tra silenzio e gratitudine

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Un silenzio profondo ha accompagnato questo pomeriggio l’ultimo saluto a Paolo Portentoso. La Chiesa Prepositurale dei Santi Pietro e Paolo di Luino non è riuscita a contenere interamente l’affetto delle centinaia di persone arrivate per stringersi attorno alla moglie Conny, ai figli e a tutti i suoi familiari.

Le esequie sono state celebrate da don Cesare Zuccato, che all’inizio della funzione ha portato anche il saluto e la preghiera di don Giuseppe. Tra i banchi c’erano amici, conoscenti, rappresentanti delle associazioni e tanti cittadini che avevano incontrato Paolo nel corso della sua vita personale, professionale, sociale e amministrativa.

Numerosi gli appartenenti alle delegazioni della Croce Rossa di Luino e Valli e della Nuova Pro Loco Città di Luino. Presenti anche diversi amministratori locali e molti dei compagni di viaggio con i quali Portentoso aveva condiviso quasi sei anni di amministrazione comunale nel gruppo di maggioranza “Proposta per Luino”, ricoprendo il ruolo di consigliere delegato alla Sanità.

Tra loro l’ex sindaco Enrico Bianchi, insieme a tanti amministratori del territorio, compresi quelli che hanno condiviso con lui il percorso politico nella città lacustre. In chiesa erano presenti anche diversi candidati della lista che ha partecipato alle scorse comunali e che Paolo aveva deciso di sostenere dall’esterno, continuando a offrire il proprio contributo con la discrezione che aveva sempre caratterizzato il suo modo di essere.

Nell’omelia, don Cesare Zuccato ha scelto di non raccontare interamente la vita di Paolo, ma di affidare alcuni segni alla memoria dei presenti. «Io metto lì dei segni – ha spiegato – e voi, con i vostri ricordi, con l’affetto e con il bene, potete riempire questa tela per ricordare Paolo».

Il sacerdote ha parlato di quelle persone che attraversano la vita dedicandosi agli altri senza attendersi un risultato immediato, ma credendo nei semi di bene lasciati lungo il cammino. Semi destinati a crescere e, un giorno, a portare frutto.

Rivolgendosi alla famiglia e soprattutto ai figli, don Cesare ha ricordato la grande eredità ricevuta dal padre: «Avete ricevuto un seme bello dal vostro papà. Coltivatelo, fatelo diventare grande e diventerete delle belle persone. Questo sarà il vostro orgoglio e il modo di onorarlo. Come vostro padre è stato capace di far brillare per gli altri la luce che aveva dentro, così potrete provare a fare anche voi».

Al centro dell’omelia anche il valore di una famiglia nella quale ci si ama, ci si sente amati e si vive nella stima reciproca. È da quella forza, ha sottolineato il sacerdote, che può nascere la disponibilità a occuparsi delle cose di tutti, trasformando l’amore vissuto tra le mura di casa in un bene capace di raggiungere un’intera comunità.

Don Cesare ha poi ricordato la fragilità che appartiene a ogni essere umano: «Abbiamo il nostro tesoro in vasi di creta. Nessuno di noi è un vaso d’acciaio: ci ammaccchiamo tutti e, qualche volta, il vaso si rompe quando arrivano le malattie». Di fronte a quella fragilità, Paolo aveva scelto di continuare a lavorare e a donarsi in silenzio, fino a quando le forze glielo avevano consentito.

«Ha dato un senso alla sua vita impegnandosi e donando fino alla fine», ha proseguito don Cesare, indicando in Paolo l’esempio di chi opera senza cercare visibilità e senza considerare un nemico chi esprime un pensiero differente. «Possiamo dialogare e possiamo anche litigare, ma apparteniamo allo stesso cammino. La comunità si costruisce così. Paolo ha amato molto questa città».

Al termine della funzione hanno preso la parola alcune delle persone che con lui avevano condiviso gli ultimi anni. Enrico Bianchi ha ricordato la telefonata del luglio del 2020 dalla quale nacque l’ingresso di Portentoso nella lista elettorale. Paolo si trovava al mare con la famiglia, parlò con i figli e rispose con la semplicità che lo distingueva: «Perché no?».

«Da quella telefonata nacque un percorso che nessuno di noi avrebbe immaginato – ha ricordato l’ex sindaco –. Un percorso fatto di lavoro, di impegno, di momenti difficili, di soddisfazioni, ma soprattutto di amicizia». Bianchi ha descritto Paolo come una persona capace di costruire rapporti sinceri senza cercare protagonismo, pronta ad ascoltare, incoraggiare e unire, affrontando ogni responsabilità con serietà, rispetto e un sorriso discreto.

L’ex sindaco ha poi letto l’ultimo messaggio inviato da Portentoso al gruppo dopo il risultato elettorale dello scorso maggio: «Grazie a tutti e grazie di tutto quello che abbiamo passato insieme in questi cinque anni. Grazie per aver pensato a me nel luglio del 2020. Non avrei mai pensato di avvicinarmi alla politica a sessant’anni, ma è stata una delle esperienze più belle della mia vita».

In quelle righe Paolo aveva scritto di una Luino più bella e migliore, ringraziando persone che sei anni prima conosceva appena e che, nel tempo, erano diventate compagni di idee, ideali, sensibilità e sogni. «La vostra amicizia – aveva concluso – è la cosa più bella che mi ha lasciato questa bellissima esperienza. Grazie. Vi abbraccio».

«Noi pensavamo che fosse un semplice saluto – ha aggiunto Bianchi –. Oggi capiamo che era il tuo modo di dire quanto avevi voluto bene a tutti noi». Il ricordo si è chiuso con l’impegno a custodire i valori testimoniati da Portentoso: la correttezza, la generosità, il senso del dovere e l’attenzione agli altri.

A nome della Nuova Pro Loco Città di Luino è intervenuto Riccardo Bianchi, che ha tratteggiato il significato più autentico dell’essere Paolo: «Essere Paolo vuol dire essere discreto fino a diventare invisibile. Vuol dire avere un’intelligenza acuta e, nello stesso tempo, mettersi alla pari di chi non ce l’ha. Vuol dire avere un cuore grande e accogliente, attenzione per l’altro e fare per l’altro».

Nel testo, firmato da Riccardo e Manuela, Paolo è stato ricordato come un uomo buono, capace, attento e amorevole, amico, padre e marito, in grado di donarsi con empatia senza secondi fini, se non quello di migliorare la vita di chi gli stava accanto. «Incontrarlo è stato un privilegio. Molti di noi vorrebbero essere Paolo, ma nessuno di noi ci riuscirà. Grazie di averci scelto e dell’amicizia che ci hai donato».

L’ultimo intervento è stato affidato a un amico di lunga data, Paolo, che ha ripercorso un legame nato negli anni del liceo e cresciuto insieme alle rispettive famiglie. Un’amicizia capace di resistere anche alle settimane trascorse senza sentirsi, nella certezza che i loro cuori continuassero a battere «in contemporanea».

«Mi riesce impossibile anche solo sfiorare con il pensiero che, se domani ti chiamassi, tu non potresti rispondermi con le tue parole di buonsenso e con le nostre piccole stupidate», ha detto, assicurando a Conny e ai figli la vicinanza di sempre. «Ti voglio ricordare come una luce che splende e continua a risplendere».

Al termine delle esequie il feretro ha lasciato la chiesa sulle note dell’Ave Maria. Poco dopo, attraversando la piazza, è stato accompagnato da uno scrosciante e prolungato applauso. L’ultimo saluto di Luino a un uomo ricordato, nelle parole pronunciate durante la cerimonia, per il bene seminato in silenzio e per l’amicizia donata lungo il proprio cammino.

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