Italia e Europa | 29 Giugno 2026

Caldo record, Save Soil: «Il degrado del suolo rende le ondate di calore sempre più estreme»

Un rapporto di Save Soil sostiene che la perdita di fertilità e il consumo di suolo amplifichino il caldo estremo. L'appello a Italia e UE: il ripristino dei terreni diventi una priorità climatica

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Mentre l’Europa affronta una delle più intense ondate di calore degli ultimi anni, un nuovo rapporto del movimento Save Soil punta l’attenzione su un fattore spesso trascurato nella lotta ai cambiamenti climatici: la salute del suolo. In Italia il Ministero della Salute ha diramato l‘allerta rossa in 16 delle 27 città monitorate, tra cui Roma, Milano, Firenze e Torino. Secondo lo studio, il degrado e l’impermeabilizzazione del terreno stanno contribuendo ad aumentare le temperature, riducendo la capacità naturale del suolo di raffreddare l’ambiente.

Il rapporto, intitolato “The Soil Carbon Sponge: Restoring Earth’s Hydrological Cooling System for Climate Stability”, sostiene che il suolo vivo svolge un ruolo essenziale nella regolazione della temperatura terrestre. Attraverso il ciclo dell’acqua e il processo di evapotraspirazione, un terreno ricco di sostanza organica riesce infatti a dissipare il calore accumulato. Quando invece il suolo perde fertilità, si secca o viene ricoperto da cemento e asfalto, questo meccanismo naturale si interrompe. L’energia solare viene così trasformata direttamente in calore superficiale, contribuendo ad aggravare le ondate di caldo.

Gli autori richiamano inoltre le valutazioni dell’IPCC, secondo cui la perdita di vegetazione e il degrado del suolo possono determinare un aumento delle temperature locali fino a 4 gradi Celsius, indipendentemente dalle emissioni di gas serra.

Il nostro Paese continua infatti a perdere terreno naturale al ritmo di circa 2,7 metri quadrati al secondo e non dispone ancora di una legge nazionale specifica per la tutela del suolo. Secondo i dati richiamati nel rapporto, l’impermeabilizzazione del territorio limita il raffrescamento naturale, mentre circa un quarto dei suoli dell’Europa meridionale risulta esposto al rischio di desertificazione.

«Il suolo non rappresenta un tema marginale nella lotta al cambiamento climatico, ma uno degli elementi centrali», afferma Rico Rau, analista politico di Save Soil e coautore dello studio. «Abbiamo concentrato l’attenzione sul riscaldamento globale causato dalle emissioni, trascurando il sistema naturale di raffreddamento che abbiamo progressivamente distrutto».

Il rapporto sottolinea come il recupero dei suoli possa produrre benefici concreti anche in tempi relativamente brevi. Ogni incremento dell’1% della sostanza organica consentirebbe infatti a un ettaro di terreno di trattenere circa 250.000 litri d’acqua in più. Secondo gli autori, il ripristino della cosiddetta “spugna di carbonio del suolo” potrebbe ristabilire un raffreddamento naturale pari a circa 3 watt per metro quadrato, contribuendo in modo significativo a mitigare gli effetti del riscaldamento globale.

Durante gli incontri delle Nazioni Unite sul clima tenutisi a Bonn non sono stati registrati progressi sostanziali sui temi del suolo e dell’agricoltura, mentre il principale gruppo di lavoro dedicato a questi argomenti dovrebbe concludere il proprio mandato durante la COP31 prevista ad Antalya. «Proprio mentre l’Italia è tra i Paesi più esposti alle ondate di calore nel Mediterraneo, il tema del suolo rischia di uscire dall’agenda internazionale», osserva Praveena Sridhar, responsabile scientifico e politico di Save Soil. «Le evidenze scientifiche indicano chiaramente la necessità di investire nel ripristino dei terreni, ma il dibattito politico procede con estrema lentezza».

Per questo Save Soil chiede che il recupero dei suoli venga riconosciuto come un’infrastruttura fondamentale per l’adattamento ai cambiamenti climatici e che Italia e Unione Europea sostengano un ruolo più centrale del suolo e dell’agricoltura nei prossimi negoziati internazionali sul clima.

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