Lavena Ponte Tresa | 25 Giugno 2026

A Lavena Ponte Tresa l’operazione anti-spaccio porta al sequestro di hashish “brandizzato”

Dalla semplice consegna di una notifica è nato l’appostamento degli agenti per intercettare il proprietario di una cassetta della posta utilizzata come “armadietto” per la droga

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L’8 giugno scorso gli operatori della Polizia Locale di Lavena Ponte Tresa hanno messo a segno un’importante operazione anti-spaccio culminata con il sequestro di circa 200 grammi di hashish e il fermo del presunto responsabile.

Tutto è iniziato quasi per caso: gli agenti si trovavano infatti in una palazzina per eseguire una notifica di routine quando, sul pianerottolo, hanno avvertito un odore inequivocabile di sostanza stupefacente. Un rapido colpo d’occhio alla buca delle lettere ha rivelato diversi panetti di hashish già suddivisi in dosi, pronti per essere ceduti.

Da quel momento si è attivato un dispositivo coordinato e silenzioso. Gli operatori hanno immediatamente avviato accertamenti sull’intestatario della cassetta postale, che è risultato avere specifici precedenti in materia di stupefacenti. Sono stati quindi allertati i colleghi in borghese, incaricati di predisporre un appostamento nelle vicinanze, mentre gli agenti in uniforme si sono allontanati discretamente dalla zona per non destare sospetti.

Il presunto proprietario dell’appartamento – e della buca delle lettere – è giunto sul posto a bordo di una moto di grossa cilindrata e ha prelevato alcuni panetti di hashish dalla cassetta postale prima di rimettersi in sella, verosimilmente per effettuare ulteriori cessioni sul territorio. È stato proprio in quel momento che gli agenti in borghese sono intervenuti, bloccandolo prima che potesse allontanarsi. La successiva perquisizione domiciliare, condotta in collaborazione con il Comando di Polizia Locale di Arcisate, ha portato al rinvenimento complessivo di circa 200 grammi di hashish.

A colpire gli agenti non è stata soltanto la quantità della sostanza recuperata, ma anche la sua presentazione: i panetti erano infatti “marchiati” e “brandizzati”, completi di etichette riportanti nome del brand (“Lamousse”), annata, qualità e peso, alla stregua di un vero e proprio prodotto commerciale. Un dettaglio che restituisce la misura di un’attività di spaccio strutturata e organizzata, ben lontana dall’improvvisazione.

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