Luino | 18 Giugno 2026

«Case di Comunità tra scadenze PNRR e il nodo dei medici “prestati”. Il caso Luino»

Il consigliere di minoranza Marco Massarenti analizza la situazione della medicina territoriale: «Avvio di una vera sanità di prossimità o corsa per inaugurare scatole che rischiano di restare vuote?»

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Riceviamo e pubblichiamo una nota del consigliere comunale di minoranza di Luino Marco Massarenti (“La Nostra Luino”) sul tema della sanità e, in particolare, delle Case di Comunità e della medicina territoriale.

Il conto alla rovescia è agli sgoccioli. Il 30 giugno 2026 non è più una data astratta sul calendario delle riforme, ma la scadenza europea per la rendicontazione dei target del PNRR (Milestone M6C1-11). Entro questo termine, l’Italia deve dimostrare l’attivazione effettiva anche se inevitabilmente parziale e l’avvio delle attività di almeno 1.038 Case di Comunità previste a livello nazionale. Un passaggio formale decisivo per non perdere i 2 miliardi di euro stanziati da Bruxelles.

Eppure, proprio nei giorni in cui anche a Luino si assisterà al taglio del nastro per l’inaugurazione della nuova Casa di Comunità, la realtà sul campo solleva un interrogativo strutturale che nessun protocollo ufficiale può ignorare: stiamo assistendo all’avvio di una vera sanità di prossimità o alla corsa disperata per inaugurare scatole che rischiano di rimanere parzialmente vuote?

Il vicolo cieco della medicina generale

Il peccato originale della riforma sta nella mancata integrazione preventiva della medicina del territorio. La trattativa per il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale, utile a definire lo status giuridico ed economico dei Medici di Medicina Generale (MMG) all’interno delle Case di Comunità, è in stallo da mesi. Senza un quadro contrattuale definitivo che ne regoli l’attività e gli incentivi in questi nuovi presidi, la presenza dei medici di famiglia resta legata ad accordi transitori o alla disponibilità dei singoli.

Non ovunque, sia chiaro: alcune Regioni hanno fatto un lavoro encomiabile, anticipando i modelli organizzativi e strutturando la presenza del personale. Ma il quadro nazionale complessivo restituisce un’evidenza preoccupante: non potendo contare su una presenza strutturata e uniforme dei medici di famiglia, il sistema si trova davanti a un vuoto organizzativo a ridosso della scadenza dei termini. Un vuoto che anche i presidi locali, come quello luinese, dovranno colmare per dimostrare di non essere semplici uffici amministrativi con una nuova insegna.

Il paradosso degli specialisti ospedalieri e la “variabile frontiera”

Per correre ai ripari e garantire i servizi minimi richiesti dall’Europa, la strategia flessibile del Ministero della Salute ha puntato sulla rimozione temporanea dei vincoli di incompatibilità, proponendo di inviare nelle Case di Comunità gli specialisti ospedalieri (geriatri, cardiologi, neurologi) su base volontaria e in regime di ore extra.

Prestazioni aggiuntive che, grazie alla Legge di Bilancio 2024 (comma 218, art.1, Legge 213/2023), possono essere incentivate con compensi fino a 100 euro lordi omnicomprensivi l’ora per la dirigenza sanitaria e fino a 60 euro per il personale del comparto, al netto degli oneri riflessi a carico dell’amministrazione . Una misura prorogata fino al 31 dicembre 2026 per far fronte alla carenza di organico e ridurre le liste d’attesa .

Questa mossa emergenziale si scontra però con due profonde criticità, particolarmente evidenti nei territori di confine:

1. La coperta è corta (e la Svizzera è vicina): Gli ospedali italiani stanno già affrontando una carenza cronica di personale. Chiedere ulteriore extra-lavoro a medici e infermieri ospedalieri già gravati dai turni di reparto significa rischiare di indebolire le corsie per rattoppare il territorio. Nell’alto Varesotto questo paradosso è amplificato dall’attrattività economica e professionale della vicina Svizzera, che storicamente drena risorse sanitarie qualificate, rendendo il reclutamento locale una vera e propria impresa.

2. Il rischio di esportare le distorsioni del sistema: Se un cittadino oggi sperimenta liste d’attesa di mesi nel canale pubblico e, all’interno della stessa struttura, trova disponibilità in pochi giorni ricorrendo all’attività libero-professionale (intramoenia), il sistema è già in sofferenza. Pensare di inserire gli specialisti ospedalieri nelle Case di Comunità, senza una netta e rigorosa regolamentazione dei flussi, dei tempi e dei budget terapeutici, comporta il rischio di esportare sul territorio le medesime criticità che oggi bloccano i Cup. La sanità di prossimità rischia così di trasformarsi in un erogatore di prestazioni frammentate, anziché nel luogo della reale presa in carico continuativa del paziente cronico.

Il limite tecnologico: la telemedicina non sostituisce il fattore umano

I dati ministeriali rivendicano con orgoglio il superamento dei target sull’assistenza domiciliare e sulla telemedicina per gli over 65, con oltre 1,6 milioni di assistiti (un conteggio in cui rientra, va specificato, anche la teleassistenza di base). Sebbene la digitalizzazione sia un pilastro irrinunciabile per la sanità del futuro e un’opportunità enorme per le valli e le aree interne del luinese essa non può diventare un alibi per compensare la carenza di organico. Un monitor multiparametrico a casa del paziente è uno strumento straordinario, ma acquisisce valore solo se dietro quello schermo c’è un’équipe territoriale stabile, strutturata e accessibile, capace di interpretare i dati e intervenire tempestivamente.

Conclusioni: oltre la passerella inaugurale

Le soluzioni transitorie e gli accordi ponte permetteranno probabilmente all’Italia di superare il check europeo di fine giugno, mettendo in sicurezza i fondi del PNRR. Ma la burocrazia non cura i pazienti, e i tagli del nastro non bastano a strutturare un servizio.

Una volta archiviata la scadenza formale e spente le luci delle cerimonie inaugurali, come quella che tocca da vicino la nostra comunità di Luino, il nodo politico rimarrà intatto sul tavolo del Ministero e delle Regioni. Una vera rete di protezione sanitaria per i cittadini non si costruisce con lo straordinario o con il prestito precario di personale da un servizio all’altro. Senza investimenti strutturali sulle assunzioni, senza contratti competitivi per trattenere i professionisti e senza una riforma coraggiosa della medicina generale, le Case di Comunità rischiano di passare alla storia come una grande occasione a metà. E il tempo delle risposte strutturali è già domani.

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