Il Consiglio di Stato ticinese ha preso atto dei risultati della perizia giuridica commissionata sulla “tassa sulla salute” sui vecchi frontalieri adottata dal Parlamento italiano come “contributo di compartecipazione al servizio sanitario nazionale” e non ancora entrata in vigore nelle Regioni di frontiera.
L’analisi specialistica ha dimostrato che l’applicazione di questo provvedimento rappresenterebbe una violazione degli accordi fiscali fra Svizzera e Italia. Nelle prossime settimane il Governo ticinese discuterà la questione con l’Autorità federale competente e, infine, deciderà in merito al versamento all’Italia dei ristorni.
In questi mesi il Consiglio di Stato ha monitorato l’intero iter legislativo italiano – che non contempla ancora eventuali decreti d’attuazione da parte delle regioni intenzionate ad applicare la “tassa sulla salute” – constatando diversi problemi giuridici e ravvisando, in particolare, una potenziale violazione del nuovo Accordo sull’imposizione dei frontalieri, che prevede che soltanto in Svizzera si possano percepire imposte sul lavoro dipendente dei “vecchi frontalieri”.
Su questo punto, il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno interpellare uno specialista di diritto tributario – il Prof. Dr. iur. Pascal Hinny, ordinario della cattedra di diritto tributario all’Università di Friborgo – per valutare l’eventuale inosservanza del principio di imposizione esclusiva in Svizzera e, di conseguenza, una potenziale violazione del nuovo Accordo sull’imposizione dei frontalieri.
La conclusione dello studio condotto dal Prof. Hinny determina che l’applicazione della “tassa sulla salute” rappresenterebbe una violazione dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri o della Convenzione per evitare le doppie imposizioni tra Svizzera e Italia.
Infatti, poiché la Convenzione disciplina in modo esaustivo il diritto di imposizione dei redditi da attività lucrativa svolta in Svizzera dai “vecchi frontalieri” e attribuisce il diritto di imposizione esclusivamente alla Svizzera, dal punto di vista svizzero la riscossione unilaterale della “tassa sulla salute” – un’imposta secondo il diritto interno svizzero e il diritto autonomo in materia di convenzioni – sullo stesso reddito da lavoro da parte di enti territoriali italiani costituisce, da una prospettiva svizzera, una violazione dei citati accordi. Determinare se si tratti di una imposta o di un altro tipo di tributo è quindi fondamentale per determinare una violazione dell’accordo tra i due Paesi (in particolare del capoverso 1 dell’articolo 9).
Alla luce della perizia del Prof. Hinny, che qualifica la “tassa sulla salute” come un’imposta, risulta che il suo prelievo costituirebbe una violazione del nuovo Accordo sulla fiscalità dei frontalieri.
In considerazione di tale conclusione, il Consiglio di Stato si rapporterà con l’Autorità federale competente con l’auspicio che la stessa sostenga le ragioni della Svizzera e del Cantone Ticino nelle prossime settimane e, successivamente, deciderà in merito al versamento dei ristorni all’Italia.
«Abbiamo sempre sostenuto che il prelievo fiscale dalle tasche dei vecchi frontalieri riferito alla sanità si configura come una vera e propria tassa. E abbiamo aggiunto che così mettiamo a rischio la tenuta dei ristorni. Ma non siamo stati ascoltati, né a Roma, né a Milano. Ora le conseguenze stanno arrivando come uno tsunami. Non ci resta che chiedere a Governo e Regione di fermarsi, altrimenti la situazione diventerà ingestibile», affermano Samuele Astuti e Alessandro Alfieri, consigliere regionale e senatore del Partito Democratico.
«Ora i rischi sono due: che saltino i ristorni, mettendo seriamente a rischio i bilanci di decine di nostri piccoli e medi Comuni di frontiera, governati da Giunte di sinistra e di destra. Oppure che salti l’intero accordo, e qui non vogliamo neanche immaginare gli scenari che si apriranno. Invitiamo pertanto il Ministro Giorgetti e il presidente Fontana a valutare attentamente se continuare su questa china o abbandonare la strada, sbagliata, dannosa, intrapresa», concludono Astuti e Alfieri.
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