Luino | 25 Maggio 2026

Luino celebra il Maestro Riccardo Muti con il Premio Chiara alla carriera: «La musica unisce»

Ieri pomeriggio il celebre direttore d’orchestra ha incantato il pubblico del Teatro Sociale con riflessioni e aneddoti carichi di ironia. L’edizione 2026 del Premio in ricordo di Bambi Lazzati

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«Ora che mi avete dato questo premio, sono anch’io parte di questa stessa città»: ha chiuso con queste parole, dopo aver ricevuto il Premio Chiara alla carriera 2026, il Maestro Riccardo Muti, guadagnandosi un altro dei numerosi applausi ricevuti dal pubblico che ha riempito il Teatro Sociale “Dario Fo e Franca Rame” di Luino nel pomeriggio di ieri, domenica 24 maggio.

L’evento, organizzato come sempre dall’associazione Amici di Piero Chiara, ha visto la presenza di numerosi rappresentanti delle istituzioni cittadine e provinciali e delle forze dell’ordine – tra cui il presidente della Provincia Marco Magrini, il viceprefetto Michele Giacomino, il sindaco di Luino Enrico Bianchi e alcuni assessori e consiglieri, al loro ultimo atto da amministratori, l’onorevole Andrea Pellicini, il sindaco di Varese Davide Galimberti, il questore Paolo Iodice e il dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale Giuseppe Carcano – ma soprattutto si è aperto con il ricordo di Bambi Lazzati, anima del Premio e dell’associazione stessa, scomparsa a inizio dicembre dello scorso anno.

«Qui sul palco c’è una parte della sua dirompente energia», ha affermato la presentatrice Claudia Donadoni, prima di introdurre il Maestro e lo scrittore Andrea Kerbaker, che ha dialogato con il celebre direttore d’orchestra conosciuto e stimato in tutto il mondo per aver diretto molte delle più prestigiose formazioni, da quella del Teatro alla Scala di Milano ai Wiener Philharmoniker di Vienna, passando per i Berliner Philharmoniker, la New York Philharmonic, la Philharmonia Orchestra di Londra e l’Orchestre National de France, e aver collaborato con registi di grande calibro come Luca Ronconi e Giorgio Strehler nella direzione di numerose produzioni operistiche.

Muti, 85 anni, ha dunque regalato al pubblico luinese un’ora di aneddoti, racconti e pensieri profondi: parole cariche di una dirompente – e per certi versi inaspettata – ironia che ha divertito tutti quanti ispirando, nello stesso tempo, riflessioni sul significato della musica e sulla maniera di eseguirla, sui valori che questa nobile arte porta con sé da sempre e sull‘importanza di trasmetterli alle nuove generazioni, come fa attraverso l’orchestra giovanile “Luigi Cherubini” da lui fondata, in una continua staffetta che unisce passato e futuro.

Una narrazione che non ha risparmiato affondi taglienti e carichi di sarcasmo nei confronti di scelte registiche legate a scene particolari – due su tutte, un faraone che fuma un sigaro cubano o una portaerei sul palco del “Così fan tutte” di Mozart – o al modo di interpretare alcuni brani ritenuto eccessivo o scollegato dal senso reale dell’opera a cui appartengono, come il “Va’ pensiero”: «Questo non è moderno, è cretino!», avrebbe detto Giuseppe Verdi, secondo il direttore d’orchestra.

Ogni episodio, ogni piccola (grande) storia è stata raccontata dal palcoscenico del “Fo e Rame” con uno stile tale da trasportare gli ascoltatori direttamente “in quel mondo lì”, come se si fosse esattamente accanto a lui durante una discussione piuttosto animata con un regista o con la figlia Chiara – lei stessa regista di opere liriche nata e cresciuta respirando teatro e musica – toccando anche argomenti collaterali e tematiche elevate con la grande capacità di renderli semplici e fruibili per chiunque, pur citando Dante Alighieri, Orazio o Sant’Agostino.

«Il nostro lavoro non è una professione: è una missione. Noi siamo sul palco non per suonare tra di noi, ma per mandare dei messaggi culturali e spirituali, di arricchimento per il pubblico. Ecco perché divento anche severo», ha spiegato, ricordando una lezione imparata da Eduardo De Filippo, che aveva insegnato ai suoi attori come comportarsi: «Noi siamo sul palco, la gente viene, paga, si siede, se facciamo bene ci applaude e noi dobbiamo dire “grazie”. Se perdiamo questi valori, anche semplici, di comunicazione e di rispetto, andiamo per la strada in cui sta andando il mondo».

Non a caso, ha ricordato il Maestro Muti, «la musica non usa cannoni e missili. La musica ha bisogno, per raggiungere l’armonia, la bellezza, la pace, il benessere, di unirci gli uni agli altri, non di combattere. Io completo te, tu completi me e andiamo avanti così, verso una sintesi che è un cammino in cui tutti dobbiamo trovare il punto d’incontro nel mezzo».

Oltre 3mila persone che accorrono a Ravenna per cantare tutte insieme in un “viaggio nella coralità”, il progetto “Le vie dell’amicizia” che ha portato la musica in luoghi “difficili“ o martoriati dalla guerra, ma capaci di regalare grandi emozioni come quella del canto del muezzin che mise in pausa un concerto davanti a 9mila persone per qualche minuto, il profondo rispetto per chi ascolta e per chi, anni o secoli fa, ha tracciato delle note sui pentagrammi dando vita a opere di uno spessore così elevato da meritare cura, attenzione e persino attesa del momento giusto per essere portate in scena come la “Messa solenne“ di Beethoven rimasta sul pianoforte per cinquant‘anni.

Tutto questo, e anche di più, è il Maestro Riccardo Muti, a cui il Viceprefetto Michele Giacomino ha consegnato il Premio Chiara sottolineando – leggendone la motivazione – il «talento straordinario» e l’«impegno instancabile» che, «col valore aggiunto della simpatia», lo hanno condotto a «elevare la musica al linguaggio universale ispirando generazioni e lasciando un’impronta indelebile nel panorama culturale».

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