C’è un unico indagato per il grave incidente avvenuto il 26 giugno 2023 a Luino, quando uno dei due ippocastani presenti sul sagrato della chiesa di San Pietro in Campagna, a pochi passi dall’oratorio, si era spezzato improvvisamente causando il ferimento di otto persone. Tra queste, la 47enne Donatella Alesso, che a seguito dell’accaduto è rimasta paraplegica. Si tratta di Giovanni Castelli, noto agronomo di Laveno Mombello.
A riportare la notizia è il quotidiano locale La Prealpina, che dà conto del decreto di citazione diretta a giudizio firmato dal pubblico ministero Carlo Bray. L’udienza predibattimentale è già stata fissata per il prossimo 6 maggio al Tribunale di Varese, dove si aprirà il procedimento per fare luce sulle responsabilità legate all’episodio.
Secondo quanto riportato nel capo d’imputazione, Castelli era stato incaricato dal Comune di Luino, alla fine del 2020, di aggiornare il censimento del patrimonio arboreo cittadino. Nella relazione redatta, tuttavia, non avrebbe indicato «le più opportune cautele necessarie per individuare il quadro sintomatologico e i difetti biomeccanici dell’ippocastano al centro delle indagini», né avrebbe previsto «approfondimenti di indagine e interventi di mitigazione che riducessero il rischio crollo del tronco».
Per questo motivo, come si legge ancora sulle pagine della Prealpina, la Procura di Varese contesta all’agronomo di «non aver impedito il distacco e il crollo di una branca dell’albero». Procura che, nell’ambito dell’inchiesta, ha affidato una consulenza tecnica all’agronomo Raffaele Orrù, dalla quale emerge che l’attività di censimento svolta da Castelli, relativamente a quell’esemplare di ippocastano, non conteneva specifiche indicazioni di manutenzione, ma una sola raccomandazione: «Monitorare con puntuali cure quell’esemplare di ippocastano in età avanzata».
Di diverso avviso la difesa dell’agronomo, rappresentata dall’avvocato Marco Mainetti, che ha precisato come «il disciplinare di incarico prevedeva unicamente l’esecuzione di un censimento di circa 1200 esemplari arborei con un’indagine esclusivamente da terra e di tipo speditivo». Inoltre, ha aggiunto il legale, «tra il cedimento del ramo e l’indagine svolta dall’agronomo sono passati oltre due anni. In quell’arco temporale il Comune non ha operato nessun intervento manutentivo o di monitoraggio come suggerito dal dottor Castelli». Cosa che, invece, Palazzo Serbelloni nega, sostenendo di aver svolto diverse potature.
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