Durante il Consiglio comunale di Leggiuno di sabato 18 aprile si è parlato di rendiconto, di avanzo di amministrazione e del modo in cui queste risorse potranno divenire futuro per il paese.
Di seguito riportiamo quanto affermato dal consigliere di minoranza di Leggiuno Stefano Introini (per leggere il contenuto integrale è possibile cliccare qui).
Il consigliere afferma che il punto non è solo contabile e che non si contesta il valore della prudenza. A Leggiuno, infatti, il rischio è che un avanzo importante venga trattato come un fondo da cui prelevare, di volta in volta, qualche sistemazione, qualche asfaltatura, qualche intervento utile e qualche risposta localizzata.
Eppure l’interrogazione presentata da Stefano Introini andava in una direzione diversa: chiedeva criteri, priorità, cronoprogramma, qualità degli spazi pubblici, sicurezza dei percorsi ed interventi su pedonalità ed accessibilità, oltre alla possibilità di usare una quota dell’avanzo come leva di cofinanziamento per progetti intercomunali o internazionali.
Il consigliere chiedeva se dietro i numeri esistesse una visione e se la parte disponibile del risultato di amministrazione, pari a 720.762,05 euro, potesse diventare uno strumento per migliorare in modo visibile il paese e rafforzarne la capacità di stare dentro reti territoriali più ampie. «Nello stesso documento si evidenziava anche che, allo stato del bilancio di previsione 2026-2028, l’utilizzo dell’avanzo presunto risultava pari a zero», afferma Stefano Introini.
«La risposta emersa in aula, però, ha lasciato più di una perplessità. Non perché l’ordinario sia inutile, tutt’altro. Sarebbe ingeneroso non riconoscere a questa amministrazione una certa tenuta nella gestione corrente, nella manutenzione, nella continuità quotidiana della macchina comunale», spiega Introini.
«Ma il punto politico è un altro: Leggiuno non è un paese qualsiasi ed il Lago Maggiore non è un fondale decorativo – continua il consigliere -. Qui la responsabilità di chi amministra non si esaurisce nel tappare buchi, rifare una strada o distribuire attenzione qua e là; bisognerebbe avere la forza di pensare in grande, pur restando concreti».
«Un consigliere di opposizione dovrebbe provare a spostare l’asticella del dibattito, chiedere se il paese stia davvero usando le proprie risorse per tenere insieme identità, bellezza, funzionalità pubblica e capacità di generare valore. Chiedere se Leggiuno stia vivendo all’altezza del proprio paesaggio», comunica Stefano Introini.
Il consigliere di minoranza suggerisce di guardare ad alcuni luoghi simbolici: ad esempio, l’oratorio di San Rocco a Cellina continua a essere lasciato in un limbo, con il sagrato usato come parcheggio. Le unità immobiliari e le casette di Arolo restano in una zona di sotto-utilizzo che denuncia inerzia, mancato reddito e assenza di strategia patrimoniale.
«Lo spazio del Quicchio, in una zona attraversata da migliaia di visitatori diretti all’Eremo di Santa Caterina, continua a languire come spazio pubblico chiuso – afferma -. Sono luoghi che non chiedono miracoli ma idee, priorità, immaginazione amministrativa».
Fa discutere anche l’ipotesi di acquistare il fabbricato addossato alla chiesa di San Primo e Feliciano, prospettando una possibile destinazione a biblioteca. Il punto, sulla visione di Introini, non è se la biblioteca serva ma dove e come collocarla senza trasformare un bisogno culturale in una giustificazione urbanistica: «Acquistare e rifunzionalizzare quel fabbricato, così com’è, equivarrebbe a una sorta di sanatoria culturale prima ancora che amministrativa».
Su via Bernardoni poi, secondo Introini, il problema non è tecnico ma politico: «Perché qui il rischio è che un intervento tutto sommato marginale, su una strada che peraltro così com’è non presenta affatto i caratteri dell’emergenza assoluta, venga improvvisamente promosso a priorità pubblica più per ragioni di opportunità che per reale necessità generale. E il sospetto è che ci sia anche una certa pretestuosità di sapore preelettorale».
Ecco allora, per il consigliere, la difficoltà vera di chi siede in minoranza senza voler cadere nella dicotomia del partito preso. «Perché il tema non è demolire quello che fa la maggioranza ma è riconoscere che l’ordinario, pur necessario, non basta più. Non basta in un territorio che vive di paesaggio, di cultura, di storia, di bellezza, di prossimità all’Eremo, di rapporto con il Lago Maggiore e di identità frazionali forti».
Secondo il parere di Introini il pericolo, altrimenti, è che l’avanzo di amministrazione diventi il paradossale certificato di una politica che arriva ai supplementari per fare le cose ordinarie e più che un risultato, l’avanzo sembra un tempo di recupero.
Per questo, Stefano Introini insiste sul fatto che Leggiuno avrebbe bisogno di una cornice condivisa nella quale governo e opposizione si confrontino sui luoghi strategici, sul patrimonio disponibile, sui percorsi pedonali, sui poli culturali, sull’accoglienza, sulle opportunità di reddito e sulle connessioni sovracomunali.
«L’amministrazione del quotidiano può anche meritare rispetto ma il quotidiano, da solo, non genera futuro. Il Lago Maggiore necessita di un salto, di coraggio e di poter osare, anche a Leggiuno», conclude il consigliere.
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