AGGIORNAMENTO ORE 15.30.
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Un ritrovamento destinato a far discutere tutto il mondo e che riporta sotto i riflettori il territorio dell’Alto Varesotto. La Gioconda, conosciuta in tutto il mondo come Monna Lisa, è stata individuata al Santuario della Penedegra di Graglio, in Veddasca. Un luogo appartato, tra sassi e statue sacre, dove per anni nessuno avrebbe immaginato potesse celarsi uno dei dipinti più celebri della storia.
«La Gioconda è nascosta in una chiesa né prima né dopo Graglio, così ben nascosta che sembra dietro le sbarre. Tra sassi e santi che salutano chi va e viene da lontano». Una descrizione che per lungo tempo è sembrata soltanto un racconto suggestivo, ma che oggi assume un significato completamente nuovo alla luce della scoperta.
Secondo quanto emerso, l’opera si trovava dietro una struttura simile a sbarre, quasi a proteggerla e al tempo stesso a confonderla con elementi architettonici e devozionali del santuario. Un dettaglio che avrebbe contribuito a renderla invisibile agli occhi dei più, anche a chi frequentava abitualmente la chiesa o attraversava la zona.
Il ritrovamento si lega inevitabilmente a una delle pagine più note della storia dell’arte. La mattina del 21 agosto 1911, l’italiano Vincenzo Peruggia, originario di Dumenza, sottrasse la Gioconda dal museo parigino, compiendo quello che è ricordato come il furto d’arte più famoso di sempre. Dopo il colpo, il dipinto fu portato in Italia e, secondo alcune leggende locali, sarebbe transitata proprio nel territorio luinese.
Un elemento che negli anni ha contribuito a mantenere viva questa ipotesi è anche il legame con il Micro Museo di Cadero, realtà culturale del territorio che ha più volte valorizzato storie, curiosità e racconti legati alla presenza della Gioconda nell’area. Un rapporto fatto di suggestioni, approfondimenti e memoria locale che oggi trova nuovi spunti alla luce della scoperta emersa in Veddasca.
Negli anni, queste voci hanno alimentato racconti e ipotesi mai del tutto confermate. Si parlava di un possibile passaggio tra i borghi della zona, ma nessuno era mai riuscito a individuare elementi concreti. Fino a oggi, quando nuove ricerche hanno portato a una svolta che riscriverà parte della storia legata al celebre dipinto.
A individuare l’opera è stato Samuele Corsalini, divulgatore e scrittore varesino, noto per il progetto “Quel che non sai di Varese”. Attraverso un lavoro di approfondimento tra fonti storiche e testimonianze locali, Corsalini ha ricostruito il percorso seguito dal quadro dopo il furto, arrivando a concentrarsi proprio sull’area della Veddasca e sul santuario di Graglio.
«È stata una ricerca lunga e complessa, fatta di indizi, racconti tramandati e verifiche sul campo – ha spiegato Corsalini -. Quando ho visto l’opera, nascosta tra elementi che sembravano far parte della struttura della chiesa, ho capito che poteva trattarsi davvero della Gioconda. È un’emozione difficile da descrivere». Il divulgatore ha poi voluto ringraziare tutte le persone che lo hanno supportato nel lavoro, sottolineando l’importanza della collaborazione con appassionati e conoscitori del territorio.
Secondo quanto dichiarato, l’opera verrà ora affidata alle forze dell’ordine e alle istituzioni competenti, che si occuperanno delle verifiche del caso e degli accertamenti necessari per stabilirne autenticità e provenienza. Un passaggio fondamentale per chiarire definitivamente la vicenda e dare una collocazione ufficiale al dipinto.
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