In un paese di poco meno di seicento abitanti, la biblioteca diventa molto più di un luogo dove scoprire libri. Si trasforma in uno spazio di incontro, di confronto e, in alcuni casi, anche in un primo punto di ascolto per chi si trova ad affrontare situazioni difficili.
La biblioteca di Castello Cabiaglio ha deciso di aderire al progetto “i Rifugi”, promosso dalla casa editrice Settenove. Un’iniziativa che coinvolge biblioteche e librerie in tutta Italia con l’obiettivo di creare una rete di spazi per contrastare la violenza di genere. Al momento nell’Alto Varesotto, insieme alla biblioteca di Marchirolo, questo è l’unico caso e l’unico rifugio attivo.
Un impegno che parte da lontano
Per la biblioteca del piccolo centro del Varesotto, l’adesione al progetto rappresenta il naturale proseguimento di un percorso iniziato molti anni fa. Ce lo racconta Valentina Petter, responsabile della biblioteca.
«Noi esistiamo da una quindicina d’anni come nuova biblioteca di Castello Cabiaglio e abbiamo sempre avuto un punto di attenzione per quanto riguarda la violenza di genere. Abbiamo organizzato letture, incontri e attività di sensibilizzazione. Ogni anno cerchiamo di fare un passettino in più».
L’attenzione verso questo tema nasce anche da una consapevolezza maturata nel tempo: la violenza di genere non è qualcosa di lontano o confinato alle grandi città.
«Ci siamo accorti che anche nella nostra realtà, nonostante sia un paese molto piccolo, questa problematica esiste. Proprio per questo cerchiamo di sensibilizzare la cittadinanza e di coinvolgere le diverse fasce d’età».
Nel corso degli anni la biblioteca ha collaborato e continua a collaborare con associazioni del territorio per organizzare laboratori e incontri rivolti a bambini, ragazzi e adulti.
L’incontro con il progetto “i Rifugi”
La scoperta del progetto è arrivata quasi per caso, attraverso le numerose iniziative che quotidianamente raggiungono le biblioteche.
«Essendo una biblioteca riceviamo molte comunicazioni su progetti e attività. Quando abbiamo scoperto l’iniziativa “i Rifugi” ci è sembrata subito coerente con il lavoro che portiamo avanti da tempo».
Grazie anche a questo progetto, la biblioteca ha avuto modo di accedere anche a una serie di titoli che hanno un taglio completamente diverso rispetto quelli che si possono trovare in case editrici un po’ più grandi e conosciute. Secondo Valentina Petter: «Sta nascendo una nuova editoria. Molto più attenta ad altre esigenze, che offre letture diverse, in grado di ampliare lo sguardo dei più piccoli».
Una volontaria della biblioteca, Marilena Minervini, ha seguito il percorso formativo previsto dal progetto, diventando il punto di riferimento per l’avvio dell’iniziativa. L’adesione è stata presentata al pubblico durante un incontro tematico organizzato a dicembre.
La formazione del progetto
Marilena Minervini racconta l’esperienza legata alla formazione proposta dal progetto: «Sono stati organizzati quattro incontri online con l’intervento di esperti e associazioni che si occupano di violenza di genere. Ricordo in particolare il modello dell’“iceberg della violenza”: in superficie ci sono gli episodi più evidenti, ma sotto ci sono molte altre forme di violenza meno visibili. È stato utile per capire che spesso ciò che vediamo è solo una piccola parte del problema».
Marilena ha poi messo in pratica questi strumenti, in un episodio isolato:
«Io lavoro anche in biblioteca a Germignaga ed è successo che una donna sia venuta qui e mi abbia confidato una situazione delicata. L’aver fatto questa formazione mi ha preparato a pormi davanti a un’esperienza così traumatica e a reagire tempestivamente. Quello che noi possiamo fare è saper accogliere e ascoltare l’altra persona, per poterla poi indirizzare in uno spazio adeguato».
Un primo spazio di ascolto
La formazione ha chiarito soprattutto quale può essere il ruolo concreto di una biblioteca: «È importante capire che la biblioteca non è un centro antiviolenza – Specifica Valetina Petter – Il nostro compito è accogliere e ascoltare, e poi indirizzare le persone verso i servizi competenti».
Anche solo offrire uno spazio di ascolto può fare la differenza: «È uno spazio in cui una persona può sentirsi libera di confidarsi. Anche solo sapere che esiste un luogo dove poter parlare può essere importante. Possiamo accogliere una persona che decide di confidarsi, magari spostandoci in uno spazio più riservato».
Il coinvolgimento degli adolescenti
Tra le priorità della biblioteca c’è il lavoro con i più giovani, per cui vengono organizzati momenti e attività sempre legati a queste tematiche. Lo racconta Viola:
«Abbiamo incontrato i ragazzi e abbiamo discusso con loro del tema della violenza di genere. Siamo partiti da uno spunto di riflessione e poi loro hanno discusso liberamente. Hanno ragionato su quali possano essere i segnali della violenza e su come si possano riconoscere. Si sono interrogati anche su cosa può portare a queste situazioni e su come spesso le istituzioni intervengano solo quando il problema è già molto grave».
Gli adolescenti hanno poi preparato una serie di domande da rivolgere agli esperti intervenuti durante l’incontro pubblico. Nonostante le dimensioni del paese, la partecipazione è stata significativa.
«Alla serata con gli adolescenti erano una quindicina. – Sottolinea Valentina – Per una realtà come la nostra è una buona partecipazione, soprattutto perché è importante poter partire da loro per sradicare eventuali visioni. Interessante è stata la maggioranza di adolescenti maschi, che ha dimostrato nel corso della serata di avere una prospettiva molto più aperta rispetto a quello che si potrebbe immaginare».
Il ruolo della biblioteca in una piccola comunità
Uno degli aspetti più significativi del progetto riguarda il ruolo che una biblioteca può avere in un contesto come quello di Castello Cabiaglio. Valentina Petter racconta: «Nel nostro paese i luoghi di incontro sono pochi. La biblioteca è uno dei pochi spazi dove le persone possono entrare, fermarsi e parlare».
Proprio per questo motivo l’adesione al progetto “i Rifugi” assume un valore ancora più significativo: «Se ci fosse una donna che vive una situazione difficile, almeno vicino a casa avrebbe un luogo a cui rivolgersi. Abbiamo esposto il materiale informativo proprio per far sapere che qui si possono trovare indicazioni e informazioni».
Nel piccolo centro i punti di riferimento sono sempre meno: «I luoghi dove si può andare fisicamente sono il bar, la biblioteca o il medico di base, che però riceve solo un’ora alla settimana. Per questo la biblioteca può diventare un punto di riferimento importante».
Uno spazio soprattutto per i giovani
La biblioteca è frequentata quotidianamente da molti ragazzi e ragazze del paese, che la utilizzano anche come luogo di studio e socializzazione.
«Capita spesso che gli adolescenti vengano qui a fare i compiti o a stare insieme. A volte parlano delle loro relazioni o dei comportamenti dei compagni. Queste conversazioni diventano occasioni per riflettere su cosa significhi costruire relazioni positive».
Un ruolo reso possibile anche dall’atmosfera informale dello spazio: «Abbiamo dato alla biblioteca un taglio molto informale. È un luogo dove le persone possono venire a confrontarsi e parlare dei propri problemi. Uno spazio che sta un po’ a metà tra la casa e l’esterno».
Essere l’unico punto di riferimento
Come è emerso dai dati racconti, quella di Castello Cabiaglio al momento è l’unico rifugio attivo nella zona dell’Alto Varesotto, si aggiunge solo quello di Marchirolo. E questo, stando alle parole della responsabile, porta delle difficoltà.
Prima di tutto non c’è un centro antiviolenza nei pressi della zona, il più vicino si trova a Varese: «Qui nei dintorni non c’è nulla. Noi siamo il primo supporto, che poi si collega a EOS Varese, con cui comunque abbiamo un contatto diretto. Ma al momento non esiste una rete o nessun referente vicino».
La mancanza di altri punti con cui fare rete, nel contesto di un progetto e una volontà legata ai temi attuali della violenza, fa sì che sia più difficile concretizzare quello che potrebbe essere un servizio utile per tutta la comunità.
Le biblioteche possono aderire all’iniziativa scrivendo a progetti@settenove.it
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