Varese | 20 Febbraio 2026

Omicidio nei boschi dello spaccio a Castelveccana, scontro sulle parti civili

Dai due imputati, un ex maresciallo e un luogotenente dell’Arma, la richiesta del rito abbreviato. I parenti del 34enne marocchino morto, invece, vorrebbero costituirsi parte civile

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Nuova udienza preliminare, al Tribunale di Varese, davanti al gup Marcello Buffa, per la morte del marocchino Rachid Nachat ucciso nel febbraio del 2023 nei boschi dello spaccio a Castelveccana.

Il 34enne aveva perso la vita durante un servizio antidroga condotto dai Carabinieri nei boschi nelle vicinanze delle cascate della Froda dove, secondo quanto ricostruito dalla Procura varesina, l’allora maresciallo del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Luino – oggi congedato – era impegnato in abiti civili insieme ad altri due militari quando avrebbe sorpreso il giovane nascosto nella vegetazione, esplodendo alcuni colpi con la pistola d’ordinanza e con un fucile di sua proprietà fino a colpirlo mortalmente.

Al centro del procedimento, oltre all’ex maresciallo di 54 anni, che è accusato di omicidio e a cui viene contestato anche il reato di falsità ideologica, c’è anche un luogotenente di 56 anni che deve rispondere di favoreggiamento e depistaggio per aver coperto quanto accaduto nei boschi di Castelveccana.

Entrambi, come riporta il quotidiano locale La Prealpina, hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato, subordinando la richiesta all’audizione di alcuni testimoni.

L’udienza tenutasi ieri, però, si è concentrata soprattutto sulla costituzione di parte civile richiesta da otto familiari della vittima – i genitori e sei tra fratelli e sorelle. La discussione si è incentrata sull’ammissibilità di questa richiesta e la decisione del giudice, spiega Prealpina, è attesa per la prossima udienza, già fissata per il 13 aprile.

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