Castelveccana | 17 Gennaio 2026

Uccisione di un 34enne nei boschi dello spaccio a Castelveccana, chiesto il rito abbreviato

Nell’udienza preliminare per la morte del 34enne avvenuta nel 2023, ex maresciallo e luogotenente chiedono lo sconto di pena subordinando la scelta all’audizione di alcuni testimoni chiave

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A Varese, giovedì 15 gennaio, ha preso ufficialmente avvio la fase processuale per l’uccisione di un giovane avvenuta nei boschi della zona delle Cascate della Froda, a Castelveccana. L’udienza preliminare si è svolta ieri pomeriggio davanti al giudice per l’udienza preliminare Marcello Buffa e si è tenuta a porte chiuse, senza dibattimento pubblico.

La vicenda è stata ricostruita da Paolo Grosso sulla Prealpina di ieri. Al centro del procedimento vi sono due imputati: un ex maresciallo dell’Arma, oggi 54enne, accusato di omicidio, e un luogotenente di 56 anni chiamato a rispondere di favoreggiamento e depistaggio. Entrambi hanno chiesto di accedere al rito abbreviato.

La richiesta, però, non è stata avanzata in modo automatico. I due imputati hanno infatti subordinato la scelta alla possibilità di sentire alcuni testimoni ritenuti rilevanti, chiedendo che il procedimento non si limiti esclusivamente alla valutazione degli atti già raccolti.

L’udienza ha segnato l’inizio del processo dopo la conclusione delle indagini preliminari. In aula si sono costituiti parte civile otto familiari della vittima, Rachid Nachat, cittadino marocchino di 34 anni, tra cui i genitori, i fratelli e altri parenti stretti.

Alla costituzione di parte civile è seguita la produzione di una documentazione particolarmente ampia. I difensori dei due imputati hanno chiesto tempo per poter analizzare il materiale depositato e valutare l’eventuale presentazione di eccezioni procedurali in vista della prossima udienza.

Per quanto emerso, entrambi gli imputati hanno formalizzato la richiesta di rito abbreviato, procedura che prevede, in caso di condanna, una riduzione della pena di un terzo. La richiesta resta tuttavia condizionata all’integrazione del rito con l’esame dei testimoni indicati dalle difese.

I fatti risalgono al 10 febbraio 2023, quando Nachat venne ucciso durante un servizio antispaccio nei boschi della zona delle Cascate della Froda, nel territorio comunale di Castelveccana. Secondo la ricostruzione dell’accusa, illustrata in aula dal pubblico ministero Pietro Bernardoni, l’allora maresciallo del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Luino, impegnato in abiti civili, avrebbe sorpreso il giovane nascosto nella vegetazione.

Dopo la fuga lungo un pendio, il carabiniere avrebbe esploso prima due colpi con la pistola d’ordinanza, risultati inefficaci, e successivamente quattro colpi con un fucile a pompa di sua proprietà. Uno dei proiettili di gomma avrebbe colpito mortalmente Nachat al torace. La perizia balistica ha collocato la distanza di sparo tra i sei e i nove metri.

All’ex maresciallo, oltre all’accusa di omicidio, viene contestata anche la falsità ideologica per quanto dichiarato nell’annotazione di servizio inviata il giorno successivo in Procura. Secondo l’accusa, avrebbe riferito di essere stato minacciato con un’arma dalla vittima, circostanza smentita dalle indagini, che non hanno rilevato residui di sparo sulle mani del giovane né il ritrovamento di armi nel bosco.

Il luogotenente è invece accusato di favoreggiamento e depistaggio. Gli viene contestato di non aver informato immediatamente il pubblico ministero dell’omicidio e di aver alterato lo stato dei luoghi, omettendo rilievi su alcuni bossoli e fornendo dichiarazioni ritenute false o incomplete.

Al termine dell’udienza, il giudice Buffa ha disposto il rinvio alla metà del prossimo mese di febbraio. In quella sede il gup sarà chiamato a pronunciarsi sulle costituzioni di parte civile, sulle eventuali eccezioni sollevate dalle difese e sull’ammissibilità del rito abbreviato alle condizioni poste dagli imputati.

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