Si è svolto venerdì 17 ottobre a Villa Porta a Colmegna il convegno “La cura che rimette in cammino”, promosso dalla Fondazione Mons. Comi di Luino, un momento di confronto dedicato al tema della riabilitazione in età avanzata e al valore delle relazioni nei percorsi di cura.
Operatori sanitari, famiglie, amministratori e realtà del territorio hanno risposto numerosi, a conferma dell’interesse crescente verso un modello di cura più umano, inclusivo ed attento alla qualità della vita delle persone anziane.
Ri-abitare l’esistenza: la cura come scelta di senso
Ad aprire la giornata è stato Fausto Turci, psicologo e direttore della Fondazione, che ha illustrato il significato profondo di “ri-abitare” la propria vita dopo una malattia o una perdita di autonomia: non solo recupero fisico, ma ricostruzione di senso, appartenenza e identità. “Per recuperare il proprio colore è necessario uscire dal cespuglio” ha ricordato Turci, invitando a un approccio che rispetta unicità e desideri della persona.
Quando la tecnica non basta
La fisioterapista Annalisa Stevenazzi e la dr.ssa Antonella Biason hanno poi approfondito il tema cruciale del rischio di una riabilitazione esclusivamente tecnica. In geriatria, hanno ricordato, non si lavora su ciò che è venuto meno, ma su ciò che rimane nella persona. La relazione diventa così lo strumento terapeutico più potente: fiducia, ascolto, vicinanza e famiglia sono elementi imprescindibili per “rimettere in moto” non solo il corpo, ma anche motivazione e dignità.
Dignità, parola per la vecchiaia
La prof.ssa Grazia Marchini (Università dell’Insubria) ha portato una riflessione educativa e sociale: la vecchiaia ha bisogno di “nuove parole” e nuovi sguardi. La cura non può evitare la fragilità, ma può darle un significato, accompagnando la persona e la comunità nell’accettazione del limite e nel valore delle relazioni autentiche.
Un giardino che fa comunità
È stato presentato anche il progetto del “Giardino dei nonni e degli orti condivisi”, a cura di Pierfrancesco Buchi, partendo dal contesto demografico e sociale in cui nasce l’iniziativa: una popolazione che invecchia, il rischio crescente di isolamento e la necessità di spazi protetti, ma aperti, dove anziani, famiglie e comunità possano incontrarsi e costruire benessere insieme. Il progetto riqualifica un’area verde trasformandola in luogo attivo di movimento, socialità e prevenzione con percorsi motori e attività guidate da fisioterapisti ed educatori, orti rialzati e aree di lavoro condiviso, spazi di incontro intergenerazionale ed iniziative aperte al territorio.
Riabilitare è restituire possibilità
La giornata è proseguita con l’intervento di Letizia Espanoli, ideatrice del modello Sente-mente, che ha ricordato come la riabilitazione non sia solo movimento fisico, ma restituzione di possibilità, speranza e futuro. “La riabilitazione è il luogo in cui ci si rialza. Anche senza alzarsi”, ha sottolineato, invitando a coltivare gentilezza, motivazione e riconoscimento reciproco tra care-giver e curati.
La giornata si è conclusa con un workshop, ribadendo il valore di un approccio integrato e partecipato. «La Fondazione Mons. Comi conferma così il suo ruolo di riferimento nel territorio per una cura che unisce competenza clinica e centralità della persona, dove — come ricorda il Presidente Gianfranco Malagola — la tecnica da sola non basta: è la relazione che cura».
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