(Lettera firmata da Paola Cornaghi) Gentile Redazione, un articolo pubblicato circa due giorni fa dal vostro giornale (“Veleno per topi a Maccagno, due gatti trovati morti..”), con cui si dava notizia del decesso di due gatti a causa dell’ingestione di esche velenose per topi, mi dà l’occasione per proporre una riflessione riguardo al perché (forse) accadono questi tristi episodi.
Non so come si siano svolti i fatti nel caso di Maccagno, ma so per esperienza diretta che negli ultimi tempi, in varie zone del nostro territorio, sono comparsi non topolini di campagna, ma vere e proprie colonie di ratti.
All’incirca nel 2022, sono stati effettuati lavori in ambito fognario, con relativi scavi, che probabilmente hanno smosso tane eccetera… A ciò, forse, si aggiungono altri fattori, quali: il cambiamento del clima (fra alte temperature e piogge intensissime), la modalità di raccolta della spazzatura (in particolare dell’umido”). Tutte questioni di cui occorre dare e prendere atto.
Fatto sta che gli abitanti, residenti e villeggianti delle zone verso le montagne sopra a Luino (da dove scrivo), da tempo stanno fronteggiando il problema dei ratti nelle cantine, nelle abitazioni, sui tetti. Qualcuno si è rivolto a più riprese a ditte specializzate, ovviamente a proprie spese, senza riuscire a risolvere adeguatamente il problema, perché la sua entità è tale da dover essere ricondotta a cause non “domestiche”, a detta delle stesse ditte coinvolte.
Qualcun altro, talvolta in piccoli gruppi, si è allora rivolto al proprio Comune e/o ad altre istituzioni per chiedere interventi di bonifica, da effettuarsi tramite ditte autorizzate e quindi competenti. In questo caso la loro competenza consiste anche nel saper e dover salvaguardare la salute di tutti, persone e animali (domestici e no).
Il problema però è che, nonostante le segnalazioni e le richieste di aiuto alle Pubbliche Amministrazioni, da queste non arrivano risposte e azioni concrete, bensì delle “non risposte”, in stile “La concessione del telefono” (del grande Camilleri): attese, mail, protocolli, attese, mail, protocolli.
È tanto grave che a farne le spese siano esseri innocenti come i due gattini di Maccagno, quanto lo è il fatto che le persone improvvisino nel risolvere un problema tanto serio col “fai da te” (magari buttando esche a casaccio e senza le obbligatorie protezioni), guardando al problema come se si trattasse di un fatto “privato” e non “pubblico”.
Non meno grave, però, è l’apparente inerzia della Pubblica Amministrazione che, per legge, avrebbe il dovere e il potere di intervenire tempestivamente, bypassando se necessario (e lo è, dato che i ratti, oltre a provocare danni alle cose, sono vettori di malattie molto serie per gli umani) i tempi dei bandi per l’assegnazione della disinfestazione alle ditte autorizzate. (Per inciso: i tempi di riproduzione di un ratto, la cui prole va da 4 a 12 cuccioli, sono di circa 20 giorni).
Se la “forma” e la “sostanza” fanno a pugni, c’è qualcosa che non va a monte e il conto lo pagano sempre gli ultimi: gli animali domestici e gli umani, questi ultimi lasciati soli a fronteggiare il problema. La sorte di quei due poveri gatti, insieme alla sprovvedutezza di chi si improvvisa derattizzatore, ne sono la triste dimostrazione.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0