(Anna Marsella, presidente di Anemos Italia odu) Negli ultimi tempi, il mio impegno quotidiano e il lavoro portato avanti con Anemos Italia hanno attirato, accanto a tanta fiducia e stima, anche voci infondate, insinuazioni gravi e attacchi personali volti a screditare la mia persona e l’associazione che rappresento.
Sono stata accusata, tra le altre cose, di usare la mia storia personale di vittima di violenza non per fare prevenzione, ma per ottenere visibilità o trarne vantaggio.
Questa narrazione falsa e offensiva non è solo una menzogna: è una rivittimizzazione secondaria che ferisce profondamente e riapre cicatrici che credevo chiuse. Ancora più doloroso è constatare che tali accuse provengano, in gran parte, da donne. Quando viene meno la sorellanza, quando la solidarietà femminile si frantuma sotto il peso dell’invidia o della maldicenza, è l’intero patto educativo e culturale che si indebolisce.
A chi prova a fermare il vento con le mani, rispondo con il silenzio della dignità e la forza dei fatti. La mia, la nostra, missione resta intatta: dare voce a chi non ce l’ha più, portare luce dove altri preferiscono il buio, e costruire spazi di libertà e consapevolezza.
Ringrazio chi continua a camminare con noi. Il resto, lo affido al tempo, alla coscienza… e, se necessario, anche a chi ha il compito di tutelare la verità. Mi riservo infatti di agire in ogni sede opportuna, anche legale, per difendere l’onorabilità mia e dell’associazione che rappresento.
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